Dossier Indifesa 2018: i diritti delle bambine e delle ragazze nel mondo

di Cristina Martini

Maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali, pedopornografia: il Dossier Indifesa 2018 di Terre des Hommes dipinge un quadro preoccupante sulla condizione di bambine e ragazze nel mondo.

Presentata il 10 ottobre in Parlamento, l’indagine statistica conferma l’aumento – rispetto al 2016 – dei reati sui minori con 5788 coinvolti/e (+8%), di cui il 60% è rappresentato da bambine e ragazze. Le violenze sessuali sono aumentate del 18% e 1723 minorenni sono stati coinvolti in situazioni di violenze in famiglia (senza dimenticare che in questo numero non rientrano i molti casi sommersi in cui nessuno denuncia o si rivolge a qualcuno per un aiuto). Due dati sono invece in calo: la prostituzione minorile (-35%) e le sottrazioni di minori (-18%).

Per la prima volta l’indagine ha incluso anche tutti quei 2000 bambini/e che frequentano il mondo dello spettacolo in Italia. “Spesso – afferma Federica Giannotta, responsabile Advocacy Terre des Hommes – durante le sfilate non possono bere o sono costretti a mangiare poco, con le famiglie che li pressano.  Il capitolo del rapporto dedicato alle “bimbe allo sbaraglio sulle passerelle” si basa sui dati raccolti dalla giornalista Flavia Piccinni nel libro-inchiesta “Bellissime””.

“È necessario ascoltare e monitorare”, ha commentato Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des Hommes, “ma soprattutto fare rete per non lasciare bambine e ragazze sole; solo unendo le forze tra famiglie, attori privati, istituzioni pubbliche e scuole possiamo produrre un impatto reale nella loro vita e ribaltare i trend sulla violenza di genere”.

Il Dossier Indifesa 2018 si è concentrato in questa edizione sull’importanza dell’istruzione per combattere le violazioni dei diritti delle bambine come i matrimoni e le gravidanze precoci: bambine e ragazze costrette a sposare uomini più grandi di loro che le costringono spesso a subire violenze. Oltre alla privazione dei diritti fondamentali, è la società a subire una perdita in termini di potenziale, rappresentato dal contributo che le ragazze potrebbero dare se avessero accesso all’istruzione.

Formazione e istruzione diventano la chiave “mettendo al centro i ragazzi e le ragazze, le bambine e i bambini, costruendo sulla loro partecipazione e sul loro protagonismo”, continua il presidente Salinari. “Solo così educheremo cittadini/e consapevoli in grado di superare la violenza e gli stereotipi. E poi innovare, sui linguaggi e sulle modalità di intervento, perché è evidente che i risultati ottenuti non sono sufficienti e dobbiamo provare a cambiare”.

È possibile scaricare qui il Dossier completo e consultare il sito www.indifesa.org.

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Wajib apre MediOrizzonti

di Elena Guerra

La quarta edizione della rassegna di cinema mediorientale si inaugura lunedì 8 ottobre alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele, via V. Monti 7c, che è sostenitore dell’iniziativa, realizzata grazie all’associazione culturale veronetta129, il gruppo informale Net Generation e La Sobilla. Wajib – Invito al matrimonio è un road movie emozionante che sarà raccontato dal protagonista Saleh Bakri in collegamento via skype, intervistato dal giornalista Paolo Sacchi. Ingresso con biglietto unico 5€. La proiezione è in lingua originale con sottotitoli in italiano. Per informazioni scrivere a info@veronetta129.it o consultare la pagina FB di Mediorizzonti.

La trama: Abu Shadi prepara il matrimonio della figlia. Suo figlio, architetto a Roma, rientra per aiutarlo come vuole la tradizione del “wajib”, ossia il “dovere” di portare a mano a tutti gli invitati le partecipazioni di matrimonio. Tra una visita e l’altra, tra le tortuose salite e discese di Nazareth, emergono rancori e ricordi che tracciano la geografia di una città divisa. Abu Shadi (Mohammad Bakri) e Shadi (Saleh Bakri), padre e figlio anche nella vita e per la prima volta insieme al cinema, ci guidano, a bordo della loro vecchia Volvo, in un road movie urbano tra lo spazio di una città ferita e il tempo di una famiglia distrutta. Guarda l’evento su Facebook.

La regista guarda alla sua Palestina attraverso la relazione famigliare in cui si riflette l’intera comunità: due diverse generazioni rispecchiano modi opposti di essere palestinese. La capacità di Annemarie Jacir è di farci addentrare in una situazione di “conflitto” generazionale, che passa dalla visione opposta sulla convivenza tra palestinesi ed ebrei, toccando però ogni aspetto della vita sociale (convivere fuori dal matrimonio, omosessualità, usanze e doveri, etc) senza far sentire, eccessivamente, il peso della realtà storica in cui viene raccontata la vicenda. Il film si ispira a un episodio autobiografico della regista, che incuriosita da questa tipica usanza nazarena, seguì il marito durante i cinque giorni di consegna delle partecipazioni. Tra i numeri premi ha ricevuto il Middle East Now Award 2018 del Festival fiorentino Middle East Now.

Annemarie Jacir è una regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica palestinese, laureata in Politica e Letteratura ai Claremont Colleges, in California, con un master in cinema alla Columbia University, New York. Con il suo film d’esordio, Il sale di questo mare è diventata la prima regista donna palestinese ad aver diretto un lungometraggio, lavoro però che l’ha costretta nel 2007 a lasciare la Palestina poichè le autorità israeliane le impedirono di stabilirsi definitivamente nel suo Paese natale. Il divieto le fu infine revocato e oggi la regista risiede nella città di Haifa, Israele.

MediOrizzonti, supportata dal Cinema Nuovo di San Michele Extra a Verona, è l’iniziativa dell’associazione culturale veronetta129, Net Generation e La Sobilla. La rassegna di cinema mediorientale propone uno sguardo libero da stereotipi e pregiudizi troppo spesso veicolati nel racconto mediatico di questa zona del mondo, e lo fa attraverso film, documentari, incontri poetici, arte, musica e presentazioni di libri. L’appuntamento vede la collaborazione del Middle East Now di Firenze, l’Associazione culturale Italo-Spagnola ACIS, Colorificio Kroen, Pink Refugeese del Circolo Pink, ARCI/Arcigay Pianeta Milk Verona, Tabulè e Prosmedia. L’immagine del manifesto di quest’anno è di Tamara Abdul Hadi, dal titolo Natalie at home in Beirut. Tamara Abdul Hadi è una fotografa indipendente, nata negli Emirati Arabi Uniti da genitori iracheni, cresciuta a Montreal, in Canada e attualmente residente a Beirut, Libano.

La settimana di Mediorizzonti prosegue martedì 9 ottobre alle 19.30: Medina Azahara. La città splendente a cura di Acis. Una serata sulla città dell’Andalusia, oggi Patrimonio dell’Umanità, a l’Osteria Ai Preti, Interrato Acqua Morta 27. Ingresso libero. Guarda l’evento su Facebook.

Consulta il programma.

Ferrara | Festival di Internazionale 2018

di Cristina Martini

3 giorni di incontri, workshop e laboratori per bambini, 216 ospiti da 44 Paesi dei 5 continenti, più di 75.000 presenze attese: questi sono i numeri in crescita del Festival di Internazionale 2018, l’appuntamento annuale che dal 5 al 7 ottobre porterà a Ferrara i giornalisti di tutto il mondo.

Giunto ormai alla dodicesima edizione, il Festival propone al pubblico dibattiti, workshop, mostre, proiezioni di film e documentari alla presenza di giornalisti, studiosi, scrittori, fotografi e artisti. Ferrara sarà spazio e luogo di contaminazione culturale su molteplici tematiche quali attualità, economia, letteratura, fumetti e fotografia.

Il simbolo del Festival 2018 racchiude in sé il messaggio e il filo conduttore degli incontri: il tempo è scaduto. Suona quindi una sveglia: l’ascesa dei nuovi populismi, il ritorno di misure protezionistiche e il dilagare di posizioni xenofobe hanno generato in Europa e nel mondo un forte bisogno di risposte. Dalle guerre in corso alle catastrofi ambientali, dal razzismo alle disuguaglianze economiche e sociali, è tempo di reagire.

“In un’epoca di muri e di percorsi di isolamento – afferma il vice sindaco di Ferrara Massimo Maisto – Internazionale a Ferrara è una manifestazione di straordinaria importanza, perché apre lo sguardo e la conoscenza verso tragitti, storie, esperienze diverse, consente confronti, stimola curiosità, favorisce la contaminazione del pensiero e delle opinioni. È un festival che “accoglie”, che approfondisce, che squaderna sul suggestivo palcoscenico del centro storico di Ferrara problemi, scenari e prospettive del mondo futuro – globale e locale – che ci attende”.

Le attività saranno per la maggior parte gratuite e raggiungibili in modo sostenibile (a piedi o in bicicletta). Internazionale e la città di Ferrara hanno ancora una volta profuso il loro impegno per rendere questo grande appuntamento accessibile a tutti, senza barriere architettoniche.

Puoi consultare il programma qui: https://www.internazionale.it/festival/programma.

Guardare al Medioriente da nuove angolazioni

Porto Burci

di Elena Guerra

Da mercoledì 3 a venerdì 5 ottobre alle 20.30 Porto Burci ospiterà la rassegna “Aspettando Mediorizzonti”, anteprima del festival veronese ideato e realizzato dall’associazione culturale veronetta129 in collaborazione con Net Generation e La Sobilla. Le proiezioni  in programma a Porto Burci, propongono al pubblico, un cambio di prospettiva per dare visioni nuove e non scontate su alcuni dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Una selezione di documentari che vanno oltre l’immaginario collettivo su paesi troppo spesso stereotipati dai media.

Mercoledì 3 ottobre verrà proiettato il documentario Bağlar (Turchia, 2016, 80’) delle registe Berke Baş e Melis Birder. Bağlar è un distretto della provincia di Diyarbakir, città centro del conflitto kurdo con la Turchia. Il film segue per tre stagioni la squadra di basket giovanile, il Bağlar Sports Club, e il loro allenatore Yildirim, un insegnante idealista di 37 anni, che dà nuovo significato e speranza alle vite dei suoi ragazzi e a tutta Diyarbakir, cercando di portarli alle finali nazionali.Lo sport come rivincita e spinta alla conquista di un’identità negata.

Si prosegue giovedì 4 ottobre con il documentario If Only I Were That Warrior (Italia, 2015, 72’) del regista Valerio Ciriaci, sull’invasione fascista dell’Etiopia, l’agognato “Posto al sole” che Mussolini volle assicurare al popolo italiano con il ricorso sistematico a crimini di guerra. Un appuntamento non strettamente legato al Medioriente ma  necessario in un paese dove crescono sempre più le “dimenticanze” storiche e le tensione “neo-fasciste”.

Chiude l’anteprima vicentina venerdì 5 ottobre i cortometraggi firmati The Guardian del regista Matteo Lonardi:

  • After Banksy: the parkour guide to Gaza, the Guardian, Gran Bretagna (2015, 3’): dei parkour di Gaza, in risposta a Banksy, ci mostrano la vita quotidiana e i sogni oltre confine. Con la colonna sonora della più grande artista hip-hop della Palestina, Shadia Mansour.
  • Crossing the Line, the Guardian, M. Lonardi, Gran Bretagna (2016, 35’): 10 artisti mediorientali intraprendono un viaggio attraverso gli USA esplorando alcune questioni chiave che il paese ha in comune con il Medio Oriente: chiusura dei confini, libertà di espressione e città sempre meno a misura d’uomo.

Il Festival Mediorizzonti è alla sua quarta edizione e ha scelto Porto Burci per lanciare la rassegna per il pubblico vicentino. Le serate sono a ingresso libero e i documentari come nei migliori festival saranno proiettati in lingua originale e sottotitolati.

Porto Burci è un centro culturale, formativo e ambientale aperto dal Comune di Vicenza nello spazio dell’ex-asilo Burci, al civico 27 e gestito da una serie di associazioni a capofila delle quali c’è Festambiente Vicenza; è un luogo aperto e condiviso, spazio dedicato alla partecipazione attiva e alla cultura, allo scambio di idee e sensibilità, alla condivisione di competenze e risorse. Nel Porto si incontrano persone e organizzazioni con obiettivi diversi ma che scelgono di operare in un luogo comune, condividendone le idee di fondo: sostenibilità ambientale, cittadinanza attiva, progettazione culturale e rete sociale.

Le attività e l’organizzazione generale sono discusse ed approvate da una “Capitaneria di Porto”, che si riunisce una volta a settimana e di cui fanno parte le realtà che hanno in gestione Porto Burci: Festambiente Vicenza (capofila), Arci Servizio Civile, Circolo Cosmos, Non Dalla Guerra, Arciragazzi, Teatro Amantidi e Legambiente.

La Capitaneria è coadiuvata dalla “Gassa del Porto”, gruppo di lavoro che ha il compito di collegare le attività e gli eventi all’interno di un calendario e di legare le diverse progettualità in un’ottica di “produzione dal basso”. La “gassa”, nota anche come “nodo bolina” o “cappio del bombardiere”, è un nodo ad occhiello che ha il pregio di non essere scorsoio, ma allo stesso tempo non si stringe mai troppo.

Porto Burci è “approdo” e “darsena”, dove le attività diventano laboratorio permanente: Scuola del fare (falegnameria e sartoria), Lavoratorium (immagine e comunicazione), (p)Orto dei Burci (orto sociale), Radio Zappa (web-radio). Porto Burci è “porto di mare”, costantemente in conversazione con altre realtà del territorio: Spritz Letterario, Arturo – Spazio Nadir, Meccano 14, le associazioni delle feste rock di Vicenza (Jamrock Festival, Riviera Folk Festival, Lumen Festival e SpioRock), la Comunità Murialdo Veneto.

La Carta di Assisi contro i muri mediatici

Foto da Corriere delle Migrazioni

di Cristina Martini

Non scrivere degli altri quello che non vorresti fosse scritto di te”: così inizia il decalogo della Carta di Assisi, che vuole porre al centro dell’attenzione il peso delle parole, il dialogo, la pace e il modo di fare informazione e comunicazione.

Presentata un anno fa nel corso dell’assemblea annuale di Articolo 21, la Carta di Assisi verrà rilanciata il 6 ottobre 2018 e sottoscritta da giornalisti/e e cittadini/e. Per Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) “è giunto il momento di passare dall’indignazione all’azione di contrasto e denuncia nei confronti del linguaggio dell’odio e del razzismo. Il rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, delle carte deontologiche, del principio di non discriminazione deve diventare pratica quotidiana, perché chi usa le parole come proiettili si propone di distruggere l’informazione, ma anche e soprattutto di colpire a morte la democrazia”.

Il Manifesto di Assisi può “diventare la chiave di una nuova comunicazione capace di portare attenzione sulle periferie del mondo, onesta nel non temere di dare una rettifica, responsabile nell’uso delle parole e nel ripudio dell’hate speech, autorevole nel presidiare la rete in modo credibile e nuova nella sua attitudine di portare il messaggio dalle piazze alle nuove agorà”, si legge nel documento come prefazione al decalogo. Degli obiettivi ambiziosi ma di certo fondamentali per agire sulle discutibili azioni agite dagli utenti dei social media, ormai veri e propri creatori di contenuti.

In linea con i principi di comunicazione e giornalismo interculturale che come ProsMedia portiamo avanti, da sabato 06 ottobre (e per i nove fine settimana successivi) pubblicheremo sui nostri canali social media uno dei punti della Carta di Assisi. Dieci consigli per aprirsi all’Altro con rispetto, validi online ed offline per il vivere civile.

Arriva MediOrizzonti a Verona

di Elena Guerra

Ritorna a Verona la quarta edizione della rassegna di cinema mediorientale “MediOrizzonti”. Anteprima con Mañana Insh’allah, documentario sulla situazione migratoria nel luogo simbolo della cosiddetta “accoglienza” europea. L’iniziativa è realizzata  grazie all’associazione culturale veronetta129 e il gruppo informale Net Generation, La Sobilla e il supporto del Cinema Nuovo San Michele.

L’appuntamento con Mediorizzonti è a ottobre 2018, per il quarto anno consecutivo, al Cinema Nuovo di San Michele Extra a Verona, via V. Monti 7c, che ha supportato l’iniziativa dell’associazione culturale veronetta129, Net Generation e La Sobilla. La rassegna di cinema mediorientale propone uno sguardo libero da stereotipi e pregiudizi troppo spesso veicolati nel racconto mediatico di questa zona del mondo, e lo fa attraverso film, documentari, incontri poetici, arte, musica e presentazioni di libri. L’appuntamento vede la collaborazione del Middle East Now di Firenze, l’Associazione culturale Italo-Spagnola ACIS, Colorificio Kroen, Pink Refugeese del Circolo Pink, ARCI/Arcigay Pianeta Milk Verona, Tabulè e Prosmedia.

Si parte con l’Anteprima giovedì 4 ottobre alle 20.30, con l’aperitivo libanese e il documentario Mañana, Insh’allah (di Mattia Carraro, Lea Lazić, Otto Reuschel, 2016, 44 min) a La Sobilla, salita Santo Sepolcro, 6/b, Verona. Ingresso libero con tessera consigliata. Melilla, cittá europea sul continente africano. Notte e giorno Ilies guida attraverso la cittá. Tassista irregolare marocchino, Ilies vive fin dalla nascita sul territorio spagnolo, senza poter ottenere i documenti necessari per regolarizzare la sua attività e condurre una vita tranquilla. Aomar e Mohammed insieme a decine di giovani ragazzi marocchini, vivono nascosti tra gli scogli nelle vicinanze del porto, nella speranza di riuscire un giorno a salire clandestinamente sulle navi mercantili dirette verso il continente europeo. Climako, giovane camerunense da 5 anni intrappolato a Melilla, è stato espulso dal centro di accoglienza per migranti, e da 7 mesi è costretto a vivere in un accampamento di fortuna in prossimità del centro stesso. Prigioniero di una torbida burocrazia vive una condizione di costante incertezza riguardo al suo futuro. Seguendo queste tre storie gli autori di Mañana Insh’allah cercano di illustrare la situazione migratoria nel luogo simbolo della cosiddetta “accoglienza” europea.

Ecco di seguito il programma in breve:

  • lunedì 8 ottobre alle 20.30: primo appuntamento al cinema con il lungometraggio Wajib della regista Annemarie Jacir (Palestina, 2017, 96’) al Cinema Nuovo San Michele via V. Monti 7c. Ingresso con biglietto unico 5€;
  • martedì 9 ottobre alle 19.30: Medina Azahara . La città splendente a cura di Acis. Una serata sulla città dell’Andalusia, oggi Patrimonio dell’Umanità, a l’Osteria Ai Preti, Interrato Acqua Morta 27. Ingresso libero;
  • lunedì 15 ottobre alle 20.30: secondo appuntamento al cinema con il documentario Kedi della regista Ceyda Torun (Turchia | USA, 2016, 80’) al Cinema Nuovo San Michele via V. Monti 7c. Ingresso con biglietto unico 5€;
  • domenica 21 ottobre alle 19.00: Dj Babari & Domestic Dome a cura di Colorificio Kroen. Djset mediorientale (World Groove), con proiezioni e aperitivo libanese, al Colorificio Kroen in via Antonio Pacinotti 19 (ZAI). Ingresso con pretesseramento AICS obbligatorio a www.colorificiokroen.it/tesseramento;
  • lunedì 22 ottobre alle 20.30: terzo appuntamento al cinema con il documentario Mr Gay Syria della regista Ayse Toprak (Germania | Malta | Turchia, 2017, 85’) al Cinema Nuovo San Michele via V. Monti 7c. Ingresso con biglietto unico 5€;
  • giovedì 25 ottobre alle 20.30: Israele, mito e realtà a cura di La Sobilla. Presentazione del libro (ed. Alegre, 2018) con gli autori Michele Giorgio e Chiara Cruciati a La Sobilla, in salita Santo Sepolcro 6/b. Ingresso libero con tessera consigliata;
  • lunedì 29 ottobre alle 20.30: quarto e ultimo appuntamento al cinema con il documentario Rockabul del regista Travis Beard (Afghanistan, Australia, Bosnia Erzegovina | GB, 2018, 77’) al Cinema Nuovo San Michele via V. Monti 7c. Ingresso con biglietto unico 5€;

Gli organizzatori. L’associazione culturale veronetta129 e il gruppo informale Net Generation promuovono nel territorio veronese l’incontro tra culture diverse e tra persone per la promozione e diffusione del messaggio antirazzista in modi sempre nuovi ed originali: la prima sostiene e prende parte attiva, spesso in rete con alte associazioni ed enti, ad attività antirazziste e antifasciste sul territorio progettate su e per il territorio veronese, il secondo nasce dalla necessità di dare spazio a ragazzi e ragazze che vogliono far sentire la propria voce, creare insieme iniziative ed eventi, dimostrare che il cambiamento è possibile. La Sobilla  è uno spazio autogestito, un laboratorio di idee e di pratiche libero da sponsor istituzionali e commerciali che propone presentazioni di libri, seminari, proiezioni, esposizioni e altro ancora. Al suo interno si trovano la Biblioteca Giovanni Domaschi, Rivolta il debito / Communianetwork, Non Una Di Meno e anche singole persone che hanno deciso di condividere un progetto gestito in modo orizzontale e assembleare.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il festival Middle East Now di Firenze che si occupa di cinema, arte e cultura contemporanea, focalizzati su temi forti del mondo contemporaneo, come strumento potente di conoscenza della realtà e di integrazione culturale. Con l’associazione italo-spagnola ACIS che ha lo scopo di promuovere la diffusione della cultura e della lingua spagnola a Verona, con il Colorificio Kroen, circolo culturale affiliato AICS, situato all’interno di un ex-colorificio nella zona della ZAI storica di Verona. Focalizzato in particolar modo sulla proposta musicale, nasce per creare un punto di incontro, discussione ed aggregazione attorno al mondo della musica. Sostengono l’iniziativa anche Pink Refugeese del Circolo Pink e ARCI/Arcigay Pianeta Milk Verona. E ancora con Tabulè, ristorante a Verona di cucina mediorientale. Media partner Prosmedia, gruppo di analisi dei media del Centro Studi Interculturali dell’ateneo scaligero.

Contatti. Le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli in italiano, accompagnate da una breve presentazione. Per informazioni scrivete a info@veronetta129.it, consultate le pagine FB Veronetta Centoventinove e/o Mediorizzonti, e guardate i video sul canale Youtube Veronetta Centoventinove.

L’epoca della post-verità: quando i pregiudizi prevalgono sui fatti oggettivi

di Barbara Minafra

Quanto sono attendibili i post che si inseguono sui social? Quanto si limitano a raccontare un fatto e non sono già un’opinione su quanto successo?

L’Oxford Dictionary, che registra l’evoluzione della lingua inglese contemporanea, due anni fa aveva scelto “post-truth” quale parola dell’anno per la crescente diffusione di un fenomeno sociale che fa riferimento a circostanze in cui i fatti oggettivi hanno minore influenza, nella formazione dell’opinione pubblica, delle emozioni e delle credenze personali.

Nella cultura contemporanea, nel mondo globalizzato e digitale la verità (il riferirsi a dati empirici verificabili che possono essere ritenuti veri perché hanno avuto luogo) sembra talvolta avere importanza secondaria. Conta più l’apparenza, o meglio, ha maggior peso la definizione che si dà degli eventi, come si ritrae la realtà.

Una foto su Instagram mostra solo un aspetto della realtà: lo spicchio di paesaggio ritratto non è il panorama nel suo complesso. Tuttavia quello scatto diventa la realtà. Quanta mis-information è contenuta in quella foto? Quanti pregiudizi costruisco sulla base di quella immagine? Quanta fake information può generarsi sui social nel momento in cui non contestualizzo la foto ma soprattutto quando il lettore non la legge in modo critico?

La comunicazione si scontra con due problematiche fra le tante: una è la tecnologia, che spesso decontestualizza quello che comunica, e l’altra è la globalizzazione dell’informazione, che va intesa anche nei termini di una comunicazione senza regole.

Da un lato tempo e spazio vengono dilatati, si perde il contesto e non si hanno le giuste chiavi di lettura per comprendere il fatto. Allo stesso modo la percezione di sé, degli altri e del mondo è strutturalmente alterata. I social network ne sono un paradigma. Dall’altro lato, chi posta un messaggio o una foto non segue regole deontologiche, non necessariamente è interessato a far capire cosa succede ma è interessato a mettere in luce il suo punto di vista. Anche il modo di informarsi, di capire, di apprendere, ne risente. Tutto diventa sporadico, occasionale, legato più al numero di visualizzazioni che all’analisi del contenuto e al confronto tra fonti.

Non si tratta semplicemente di mettere in atto pratiche di fact checking ma di contrastare quello che la post-verità mette in discussione: il valore degli eventi e dei dati oggettivi.

Se l’informazione in generale ci consente di uscire dal nostro microcosmo e di aprirci ad esperienze altre, diverse da quelle con cui veniamo in contatto di persona, tanto più importante diventa superare i limiti che ci impongono (in piena incoscienza) gli algoritmi dei motori di ricerca che finalizzano e scelgono per noi le notizie con cui entrare in contatto, che definiscono la nostra profilazione e ci chiudono nella “Filter Bubble” descritta nel 2011 da Eli Pariser e nelle “Echo Chamber” dei social media.

La “bolla di filtraggio”, il sistema di personalizzazione dei risultati di ricerche introdotto da Google nel 2009 e adottato da Facebook, isola l’utente da informazioni che sono in contrasto con il suo punto di vista, chiudendolo nella sua bolla culturale o ideologica, la cosiddetta “comfort zone”, e separandolo da punti di vista conflittuali.

La “camera dell’eco” è invece il riverbero di una informazione: idee o credenze vengono amplificate o rafforzate dalla ripetizione all’interno di un sistema definito. In pratica, le fonti non vengono più messe in discussione e le opinioni diverse o concorrenti sono censurate, non consentite o sottorappresentate. In questo modo si rafforza un concetto, si amplifica una visione univoca ed acritica su quell’argomento. Chi la pensa diversamente viene bandito, cancellato: scompare il fondamentale contributo costruttivo del dialogo e del confronto.

Se è vero che per pregiudizio si intende un’opinione non documentata e che la categorizzazione corre online (l’organizzazione delle informazioni in concetti generali facilmente utilizzabili per valutare oggetti e situazioni è la norma), diventa fondamentale capire quanto sia importante avere un approccio critico rispetto a quel che leggiamo e comprendere quanto la post-verità permei tutto ciò che è la comunicazione e la diffusione di pregiudizi nella nostra società.