Volti da ascoltare

di Elena Guerra

Attraverso una metodologia di interazione colloquiale e artistico manuale tra ragazze e ragazzi, provenienti dall’Italia e da diversi Paesi d’Africa e d’America Latina, il laboratorio pomeridiano “Volti da ascoltare. Quando arte e racconti si incontrano” si prefigge di sensibilizzare al volto dell’Altro, e a una possibile alterità in chiave di prossimità.

Grazie alla conduzione dello scultore Marco Danielon, venti giovani si incontreranno a Verona, nel giardino della Casa Madre delle Suore Missionarie Comboniane, in via Santa Maria in Organo, 1, da martedì 26 a venerdì 29 giugno, dalle 15:00 alle 18:00. Per partecipare al laboratorio è necessario scrivere a marco.danielon@gmail.com. Il giardino sarà comunque aperto alla cittadinanza qualora qualcuno voglia assistere ai lavori. Un momento di condivisione e restituzione è aperto a tutti è fissato per venerdì 29 giugno dalle 19, con l’esposizione e un aperitivo festoso.

L’orizzonte è quello di facilitare un percorso di accoglienza reciproca alla riscoperta dei volti durante un laboratorio gratuito di modellazione dell’argilla, ad altezza dei visi, dove in due ci si premura di restituire all’altrola forma del suo volto. Un “faccia a faccia” dove ognunocreando il volto dell’altro possa percepire nella relazione un “al di là” nella consapevolezza che l’altro lo riguardi.

Per informazioni contattare Marco Danielonal numero 349.1693200. L’iniziativa è supportata dal Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona, dall’associazione Villa Buri onlus, dall’associazione culturale veronetta129 e da Combonifem.

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Figli adottivi: il razzismo strisciante sui media

di Maurizio Corte

Figlio adottivo uccide il padre. Fermato 40enne di origine straniera dai Carabinieri”. Così titola l’agenzia Ansa una notizia del 21 maggio 2018 da Brescia.

Le domande che si impongono di fronte a un titolo del genere – se leggiamo l’informazione con un occhio critico – sono due. La prima domanda: l’essere figlio “adottivo” c’entra in qualche modo con l’uccisione di quel padre? La seconda domanda è sullo specificare che il fermato è un 40enne di “origine straniera”. Ha importanza la sua origine ai fini dell’evento? Ha una qualche attinenza con la notizia?

Proviamo a leggere la notizia: “Un uomo di 74 anni, Marino Pellegrini, è stato ucciso in casa a Fiesse, in provincia Brescia”, scrive l’agenzia Ansa, sul suo sito web. “Secondo quanto emerge dalle indagini ad accoltellarlo sarebbe stato il figlio di origine polacca della moglie, anche lei straniera”.

Prosegue la notizia dell’agenzia Ansa: “Il delitto è avvenuto all’esterno della sua abitazione nel paese bresciano probabilmente al termine dell’ennesima lite tra i due. Il 40enne ritenuto responsabile dell’omicidio è stato arrestato e si trova ora nella caserma dei carabinieri. Alle spalle avrebbe già precedenti, un periodo in carcere e problemi legati all’uso di alcol e droga”.

Possiamo notare innanzi tutto che nel testo la parola “adottivo” non compare. L’assassino ha avuto problemi di alcol e droga: questa è forse la ragione dell’omicidio. La leggiamo, però, solo all’ultima riga. Il che è molto grave, a livello di tecnica giornalistica: le informazioni importanti vanno date all’inizio dell’articolo.

Il fatto che sia figlio della moglie della vittima, e che la signora sia polacca, non significa che il 40enne sia stato adottato dall’uomo ucciso. Ma quant’anche fosse stato adottato, l’adozione ha a che fare con l’omicidio? Predispone a uccidere un uomo che non è il padre biologico?

È di per sé evidente che siamo di fronte a una “non notizia”. Se la “notizia” è il resoconto di un evento che merita di essere portato all’attenzione del lettore, lo status di figlio adottivo che importanza ha? Se l’assassino 40enne porta il 44 di scarpe e tifa Juventus, lo dovremmo trovare nell’articolo? Eppure il peso delle diverse informazioni – essere adottivo e tifare Juventus – in questa vicenda è lo stesso. Non si comprende, poi, quanto conti il fatto che la moglie sia di origine polacca. L’essere straniera ha una qualche importanza per comprendere l’evento?

Mi sono sempre chiesto il motivo di questi elementi – status di figlio adottivo, origine straniera, specificazione della nazionalità – che alla prova dei fatti risultano superflui. La stessa cosa, accadeva sui giornali del Nord, negli anni cinquanta, sessanta e settanta nei confronti degli italiani di origine meridionale.

Come mai si ripete quella forma di discriminazione verso la “diversità culturale”? Come mai l’origine “straniera” e l’essere figlio adottivo – per alcuni giornalisti – sono meritevoli di attenzione? Le risposte sono due. E non sempre sono alternative. La prima è una grave ignoranza, in una categoria – quella di noi giornalisti – che ha seri problemi di formazione. La seconda è una forma strisciante di razzismo. Vi è poi forse la sciocca speranza di attirare più clic e più attenzione su una notizia se la si caratterizza con una qualche forma di “diversità”.

Possiamo dire che l’essere “diversi” culturalmente è diventato un criterio di notiziabilità. Un criterio che, alla prova dei fatti, non aumenta il numero dei lettori e fa perdere di crebilità a chi scrive.

Il mondo islamico: tra comunicazione e geopolitica

Foto da Huffington Post

di Cristina Martini

Il “mondo islamico”: geografia di una realtà culturale, storica, linguistica complessa. Questo il tema della giornata seminariale “Il mondo islamico: tra comunicazione e geopolitica” organizzata da Confindustria Verona in programma lunedì 4 giugno dalle 9 nella sede di Uteco Spa a Colognola ai Colli (Vr).

Durante la mattinata si alterneranno Lorenzo Carpanè, esperto e formatore nell’ambito della comunicazione e Stefano Verzè, giornalista e studioso di politica internazionale, proponendo uno sguardo ampio e completo su un mondo oggetto spesso di stereotipi e pregiudizi. La giornata proseguirà con la visita aziendale in Uteco Spa.

La tematica proposta dimostra un’apertura al dialogo e all’interculturalità da parte delle imprese che sempre più lavorano con i mercati esteri e, quindi, con diverse culture.

La partecipazione è gratuita ma è necessario iscriversi entro martedì 29 maggio. Per consultare il programma e per ulteriori informazioni: http://www.cimform.it/index.cfm/forma-ora/eventi-e-seminari/04-06-2018-il-mondo-islamico/

Richiedenti asilo e identità di genere, se ne parlerà all’Università di Verona

villaburi
Convegno del 25 maggio 2018 a Villa Buri senza il patrocinio dell’ateneo scaligero

di Elena Guerra

È in corso in queste ore la Giornata di Studio e di formazione sulle migrazioni aperta al pubblico “LGBTI: Richiedenti asilo: orientamento sessuale e identità di genere”, a Villa Buri, a Verona. Il Convegno era stato sospeso una settimana fa dal rettore Nicola Sartor dell’Università degli Studi di Verona rinviando l’approfondimento dei suoi contenuti a data da destinarsi. «L’evento – come spiegava la nota stampa del 17 maggio – è uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione».

Lo stop a un convegno accademico era arrivato dall’esponente del gruppo tradizionalista cattolico “Christus Rex” Matteo Castagna, vicino al sindaco Sboarina, il quale sul proprio profilo Facebook aveva scritto «seconda Vittoria in una settimana», riferendosi al “primo risultato” dato dal passo indietro dell’assessora alla Cultura Francesca Briani, in relazione alle polemiche suscitate dallo spettacolo andato in scena al Teatro Camploy “Solo RH” di Tommaso Rossi, che nella trama parlava anche di omosessualità. Stesso entusiasmo per Luca Castellini, il coordinatore Nord Italia di Forza Nuova, che in un video postato sulla sua pagina Facebook poco dopo aver appreso la notizia, definiva il convegno «pagliacciata più che convegno. Noi di Forza Nuova avevamo detto una settimana fa che l’avremmo impedito, anche con la forza, beh direi saggia decisione signor Rettore, saggia decisione».

Il Convegno all’Università si farà. Grazie alla manifestazione di dissenso il 18 maggio davanti al rettorato, con Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay e Laura Pesce, presidente Arcigay Verona, in rappresentanza dei manifestanti, ricevuti dal Rettore e dal prorettore Antonio Lupo, dall’onda di protesta e solidarietà nei social agli organizzatori, l’appello di molti ricercatori stranieri attraverso la testata Liberation, e la presa di posizione di tante realtà, come Il Cartello “Nella mia città nessuno è straniero”*, il convegno è stato proposto oggi da ASGI, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, in collaborazione con Milk, Sportello Migranti LGBT, Pink, Pink Refugees, Rete Lenford e Avvocato di strada. E non è mancata la voce del Rettore che alla trasmissione andata in onda giovedì 24 maggio su TeleArena, Diretta Verona, rilancia: «la Giornata di Studi all’Università si svolgerà il 21 settembre, sempre nella facoltà di Scienze giuridiche, perché – spiega – l’ateneo resterà sempre una roccaforte della libertà della ricerca».

Ma cosa era davvero successo per arrivare a censurare e a sospendere un convegno in uno spazio pubblico come quello dell’Università? Sartor lo chiarisce a Diretta Verona: «dopo le proteste politiche e le minacce di mandare a monte la conferenza, la Digos ha svolto alcuni accertamenti «scoprendo che c’erano 15 iscritti al convegno appartenenti a Forza Nuova e altri invece di opposizione. La cosa si faceva preoccupante, perché si delineava uno scenario molto delicato, a rischio violenze. Avremmo potuto tirare dritto e andare alla prova muscolare ma come avvenuto qualche anno fa, prima del mio rettorato, una simile occasione era finita con l’intervento delle forze dell’ordine e i lacrimogeni, fuggi fuggi generale e con quale risultato? Che la discussione non c’è stata. Quindi ho ritenuto preferibile trovare altre soluzioni che consentissero uno svolgimento ordinato dell’iniziativa».

Censure di questo tipo non fanno mai bene a una città universitaria come Verona che dovrebbe essere crocevia di persone e idee. In questo caso gli attivisti per i diritti civili – nel 2018 – hanno saputo contrastare in modo puntuale e pacifico, senza abbassare la guardia, movimenti razzisti e omofobi.

*Comunicato stampa del Cartello “Nella mia città nessuno è straniero”
Apprendiamo con sconcerto e preoccupazione della sospensione della giornata di formazione “Richiedenti asilo: orientamento sessuale ed identità di genere” che avrebbe dovuto tenersi presso l’Università degli Studi di Verona in data 25 maggio 2018. Che formazioni di estrema destra riescano a impedire il libero resoconto di ricerche scientifiche è un grave segnale non solo per l’antirazzismo, ma per la democrazia e il liberalismo. L’evento si terrà a Villa Buri: Prot. internazionale: orientamento sessuale e identità di genere
Firmatari: Cestim Verona – CGIL Verona – Comunità Cristiana di Base Verona – Cooperativa Le Rondini – Emmaus Villafranca EXP associazione culturale – Gruppo Radici dei Diritti – Hermete Cooperativa Sociale Onlus – Associazione Le Fate onlus – Movimento Nonviolento – Pax Christi – Per Cambiare l’Ordine delle Cose Forum di Verona – PONTI ONLUS Associazione Interculturale – Progettomondo.mlal – Rete Radiè Resch – SAE Segretariato Attività Ecumeniche di Verona – Veronetta Centoventinove

Milena Sutter, libro sul rapimento che sconvolse l’Italia

di Maurizio Corte

Genova, giovedì 6 maggio 1971, ore 17. Milena Sutter, 13 anni, scompare all’uscita della Scuola Svizzera, dove frequenta la terza media. È figlia di un ricco industriale della cera. Il suo corpo, senza vita, viene trovato in mare due settimane dopo. L’ipotesi investigativa è solo una: il sequestro per motivi di denaro. Ad essere accusato del rapimento e dell’omicidio della studentessa è un giovane di 25 anni, Lorenzo Bozano, un perdigiorno di famiglia alto-borghese.

È soprannominato il “biondino della spider rossa”: non è biondo, né magrolino. Assolto nel processo di primo grado nel 1973, viene condannato all’ergastolo nel 1975. Dopo oltre 40 anni di carcere continua a professarsi innocente.

A distanza di 47 anni da quella vicenda di violenza su una giovanissima donna, a fine maggio esce in libreria “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, edito da Cacucci (Bari).

Ho scritto questo libro assieme a Laura Baccaro, psicologa e criminologa, dopo una ricerca universitaria durata otto anni. E condotta con il gruppo analisi dei media, ProsMedia, del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona.

Il libro esamina gli indizi contro l’imputato, la perizia medico-legale, la personalità del giovane della spider rossa, il ruolo dei media e quello dell’amica di Milena, Isabelle, mai ascoltata al processo.
Con un’analisi rigorosa abbiamo voluto studiare un evento che ha segnato la Storia civile d’Italia e che anticipa di trent’anni la mediatizzazione televisiva dei grandi casi giudiziari. Basti pensare che a metà maggio 1971, Lorenzo Bozano – rilasciato dopo il primo fermo di polizia – concede un’intervista televisiva alla Rai e fa una conferenza-stampa con i giornalisti per proclamare la sua innocenza.

Grazie alle nuove tecniche di analisi e di ricerca messe a disposizione dalle scienze sociali, Laura Baccaro e io rileggiamo da una diversa prospettiva (e senza pregiudizi) gli aspetti di una vicenda ancora tutta da comprendere. E sulla quale la verità storico-scientifica non è ancora stata scritta.

Il libro “Il Biondino della Spider Rossa” ha inizio con una ricostruzione il più possibile obiettiva della vicenda. “Abbiamo cercato di fare ordine nelle inesattezze e nelle informazioni errate comparse negli anni su Internet (le “fake news”, per dirla con il linguaggio corrente di oggi)”, spiega la psicologa e criminologa Laura Baccaro.

La prima parte del libro, dedicata alla “verità storica”, si concentra sui “nodi critici” del caso e sugli indizi contro Lorenzo Bozano, condannato come rapitore e omicida di Milena.

La seconda parte del libro affronta la “verità della Medicina Legale”: la causa della morte della vittima, i mezzi di produzione della stessa e l’epoca del decesso.

La terza parte del libro si concentra sulla “verità psicologica”: è dedicata a Bozano, quello di ieri e quello di oggi, analizzato con una perizia psico-criminologica di Laura Baccaro.

La quarta parte è sulla “verità mediatica”, che è poi quella che ha avuto maggior successo e popolarità fra la gente. Vi si approfondisce un argomento – il ruolo dei media nei fatti giudiziari – vecchio quasi quanto il giornalismo; ma che oggi trova un suo peculiare significato: Internet rende di continuo “presente” ciò che un tempo veniva consegnato a polverosi archivi.

I diritti del libro sono devoluti all’Associazione Psicologo di Strada di Padova, presieduta da Laura Baccaro, che gestisce lo sportello contro la violenza di genere e lo stalking.

Il 31 maggio, in concomitanza con l’uscita del libro, sarà aperto anche il sito web dedicato alla ricerca universitaria e alla vicenda: http://www.ilbiondino.org.

Cyberbullismo e reputazione sul web

di Elena Guerra


Consapevolezza dell’utilizzo della Rete e dei social, protezione della propria reputazione ma anche strumento contro il cyberbullismo. È questo il fulcro del Protocollo d’Intesa che verrà sottoscritto fra pochi giorni, tra il Corecom, l’Università degli Studi di Padova e l’Ufficio Scolastico regionale del Veneto, presentato mercoledì 9 maggio nella sede del consiglio regionale a Venezia.

 

Il Protocollo d’Intesa sarà valido due anni e vuole attivare azioni comuni, formative, di studio, ricerca, comunicazione, per favorire un utilizzo della Rete più sicuro e consapevole da parte dei ragazzi, con il coinvolgimento attivo anche degli insegnanti e dei genitori e affidandosi a professionisti seri e preparati in materia. Inoltre lo Sportello Digitale sarà aperto per la tutela della reputazione digitale degli utenti della Rete, aperto a tutti, anche ai maggiorenni, che si sentiranno danneggiati da un uso non corretto del web. Lo Sportello dovrà rappresentare un luogo di ascolto e di pronto intervento, ovviamente dopo aver operato un necessario filtro, selezionando le richieste di aiuto.

 

«Bisogna creare un sistema che sappia fare veramente rete – spiega il presidente del Corecom, Gualtiero Mazzi –. Coinvolgeremo anche la Polizia Postale, ovviamente nel rispetto delle competenze di ciascun ente. A cinquanta Istituti Scolastici della Regione abbiamo somministrato 2.400 questionari incentrati sul rapporto con i Social Media, per poter disporre di una base di conoscenze utile al fine di calibrare azioni future, mirate a contrastare il Cyber Bullismo e a tutelare la Web Reputation. I risultati di questi questionari saranno resi noti il prossimo 22 maggio. Da settembre, inizieremo un’attività di informazione e di formazione nelle scuole, provincia per provincia, con il fine di sensibilizzare i giovani e i loro genitori a un utilizzo consapevole e responsabile dei moderni strumenti digitali».

 

Nel prossimo futuro, il Corecom, in collaborazione con la Regione Veneto, attiverà e gestirà degli Sportelli Digitali, che erogheranno in modo assolutamente gratuito, senza necessità di disporre di ulteriori risorse umane, un servizio di prima, di pronta accettazione e aiuto, aperto a tutti coloro che si sentiranno in qualche modo lesi nella propria reputazione sul web. Si tratterà di una specie di Pronto Soccorso digitale che assisterà chi chiederà aiuto e poi saprà indirizzare le persone al professionista competente a risolvere il problema esposto.

 

Il Protocollo trae origine dall’Accordo- quadro tra Agcom e Corecom del 28 novembre 2017 scorso, che prevede la possibilità di delegare, ai Comitati regionali per le Comunicazioni tra Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Comitato Regionale per le Comunicazioni Veneto, funzioni in materia di tutela e garanzia dell’utenza, con particolare riferimento ai minori, attraverso iniziative di studio, analisi ed educazione all’uso consapevole dei Media tradizionali e nuovi. Il Veneto è la seconda regione italiana ad attivarsi in questo senso.

Ritmi e danze dal mondo, e non solo

di Manuela Mazzariol

Ai piedi delle colline trevigiane, a Giavera del Montello, da 23 anni si organizza una festa che è diventata nel tempo il simbolo dell’accoglienza, dell’integrazione tra culture diverse e di apertura agli altri.

“Ritmi e danze dal mondo”, la manifestazione nata nel 1996 grazie alla lungimiranza di don Bruno Baratto, direttore dell’ufficio Migrantes di Treviso, e alla presenza della casa di accoglienza per migranti, diventata negli anni punto di riferimento dell’interculturalità sul territorio, non smette di crescere e di evolversi diventando oggi Giavera Festival.

Da festa nei locali della parrocchia era diventato uno degli eventi più attesi dell’estate con i mercati dell’artigianato, cibi, musica e danze dal mondo, conferenze e spettacoli che negli ultimi 9 anni si sono tenuti nel parco di villa Wassermann, sempre a Giavera del Montello. Tanti gli artisti che hanno sostenuto e ancora accompagnano la manifestazione, da Marco Paolini a Natalino Balasso e al giornalista Gian Antonio Stella; altri hanno costituito il focus di un’intera edizione come l’allora ministra Cécile Kyenge o la premio Nobel Shirin Ebadi. Almeno mezzo milione di persone ha partecipato alle varie edizioni.

Oggi GiaveraFestival non solo cresce, ma si trasforma e diventa internazionale. Si moltiplicano così le occasioni di confronto, di dibattito, nell’ascolto e nella ricerca di esperienze nate in altri contesti; cambiano i punti di vista per uscire dai piccoli confini del nostro quotidiano.

Il Festival si è aperto lo scorso 7 aprile con il tutto esaurito, al Palamazzalovo di Montebelluna, dello spettacolo di Natalino Balasso “Stand Up Balasso” che ha raccolto il meglio della comicità dell’attore in uno spettacolo carico di energia e risate.

Gli eventi proseguiranno poi il fine settimana del 12 e 13 maggio a Milano con una due giorni alla scoperta della città multietnica dove convivono più di 250 mila stranieri provenienti da 160 Paesi diversi. Un arcipelago di culture e storie che si intrecciano ogni giorno fra complessità, tradizioni e opportunità. Durante il fine settimana è prevista la visita ai quartieri teatro di queste dinamiche e l’incontro con i protagonisti che ogni giorno costruiscono nuovi percorsi all’interno di queste geografie dell’abitare contemporaneo. Si tratterà di una preziosa opportunità per osservare e comprendere i cambiamenti della nostra società.

E’ possibile iscriversi e partecipare, con un contributo di 130 euro che comprende trasporti, pernottamenti, prima colazione e visite guidate (pasti esclusi), contattando il numero 338 6057168.

Domenica 27 maggio si torna invece sul Montello, sui colli trevigiani, per incontrare l’esperienza della scuola primaria “Don Marco dal Molin” e della cooperativa agricola “Montelliana” per un confronto sui temi dell’educazione interculturale e della diversità in una comunità locale. Una passeggiata alla scoperta della diversità e dei prodotti tipici locali che partirà alle 12 da Santi Angeli del Montello (Tv).

Il 10 giugno nel parco di villa Rossi, a Santorso (Vi), dalle ore 15, sarà possibile partecipare a “Intrecci…meticci” un festival in cui si intrecciano arti, musiche e danze dal mondo. L’associazione “Il mondo nella città” presenterà il proprio progetto creativo di cittadinanza e partecipazione sociale.

Si cena con i Tuareg invece il 23 giugno a Pordenone, dove è presente la comunità Tuareg del Niger più numerosa d’Italia. Dopo la cena la serata continuerà con un cammino nel “deserto dei Magredi”, tra il Meduna e il Cellina.

Il festival torna nella sua collocazione tradizionale di villa Wassermann, a Giavera, il 7 e l’8 luglio, mentre l’ultimo appuntamento è previsto per dal 24 al 26 agosto: si tratta di Konispol_in_fest, in Albania. Paese di confine e terra di migrazioni, spazio di mare e crocevia di culture, teatro di scontri e di scambi tra Grecia e Albania, Konispol sarà il pretesto per riflettere sulle dinamiche geopolitiche e culturali che si vanno snodando oltre l’Italia coinvolgendo il Mediterraneo.

Per tutte le informazioni, i dettagli e i contatti per partecipare alle diverse iniziative si può consultare il sito http://www.ritmiedanzedalmondo.it/