Milena Sutter, libro sul rapimento che sconvolse l’Italia

di Maurizio Corte

Genova, giovedì 6 maggio 1971, ore 17. Milena Sutter, 13 anni, scompare all’uscita della Scuola Svizzera, dove frequenta la terza media. È figlia di un ricco industriale della cera. Il suo corpo, senza vita, viene trovato in mare due settimane dopo. L’ipotesi investigativa è solo una: il sequestro per motivi di denaro. Ad essere accusato del rapimento e dell’omicidio della studentessa è un giovane di 25 anni, Lorenzo Bozano, un perdigiorno di famiglia alto-borghese.

È soprannominato il “biondino della spider rossa”: non è biondo, né magrolino. Assolto nel processo di primo grado nel 1973, viene condannato all’ergastolo nel 1975. Dopo oltre 40 anni di carcere continua a professarsi innocente.

A distanza di 47 anni da quella vicenda di violenza su una giovanissima donna, a fine maggio esce in libreria “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, edito da Cacucci (Bari).

Ho scritto questo libro assieme a Laura Baccaro, psicologa e criminologa, dopo una ricerca universitaria durata otto anni. E condotta con il gruppo analisi dei media, ProsMedia, del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona.

Il libro esamina gli indizi contro l’imputato, la perizia medico-legale, la personalità del giovane della spider rossa, il ruolo dei media e quello dell’amica di Milena, Isabelle, mai ascoltata al processo.
Con un’analisi rigorosa abbiamo voluto studiare un evento che ha segnato la Storia civile d’Italia e che anticipa di trent’anni la mediatizzazione televisiva dei grandi casi giudiziari. Basti pensare che a metà maggio 1971, Lorenzo Bozano – rilasciato dopo il primo fermo di polizia – concede un’intervista televisiva alla Rai e fa una conferenza-stampa con i giornalisti per proclamare la sua innocenza.

Grazie alle nuove tecniche di analisi e di ricerca messe a disposizione dalle scienze sociali, Laura Baccaro e io rileggiamo da una diversa prospettiva (e senza pregiudizi) gli aspetti di una vicenda ancora tutta da comprendere. E sulla quale la verità storico-scientifica non è ancora stata scritta.

Il libro “Il Biondino della Spider Rossa” ha inizio con una ricostruzione il più possibile obiettiva della vicenda. “Abbiamo cercato di fare ordine nelle inesattezze e nelle informazioni errate comparse negli anni su Internet (le “fake news”, per dirla con il linguaggio corrente di oggi)”, spiega la psicologa e criminologa Laura Baccaro.

La prima parte del libro, dedicata alla “verità storica”, si concentra sui “nodi critici” del caso e sugli indizi contro Lorenzo Bozano, condannato come rapitore e omicida di Milena.

La seconda parte del libro affronta la “verità della Medicina Legale”: la causa della morte della vittima, i mezzi di produzione della stessa e l’epoca del decesso.

La terza parte del libro si concentra sulla “verità psicologica”: è dedicata a Bozano, quello di ieri e quello di oggi, analizzato con una perizia psico-criminologica di Laura Baccaro.

La quarta parte è sulla “verità mediatica”, che è poi quella che ha avuto maggior successo e popolarità fra la gente. Vi si approfondisce un argomento – il ruolo dei media nei fatti giudiziari – vecchio quasi quanto il giornalismo; ma che oggi trova un suo peculiare significato: Internet rende di continuo “presente” ciò che un tempo veniva consegnato a polverosi archivi.

I diritti del libro sono devoluti all’Associazione Psicologo di Strada di Padova, presieduta da Laura Baccaro, che gestisce lo sportello contro la violenza di genere e lo stalking.

Il 31 maggio, in concomitanza con l’uscita del libro, sarà aperto anche il sito web dedicato alla ricerca universitaria e alla vicenda: http://www.ilbiondino.org.

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Cyberbullismo e reputazione sul web

di Elena Guerra

Consapevolezza dell’utilizzo della Rete e dei social, protezione della propria reputazione ma anche strumento contro il cyberbullismo. È questo il fulcro del Protocollo d’Intesa che verrà sottoscritto fra pochi giorni, tra il Corecom, l’Università degli Studi di Padova e l’Ufficio Scolastico regionale del Veneto, presentato mercoledì 9 maggio nella sede del consiglio regionale a Venezia.

 

Il Protocollo d’Intesa sarà valido due anni e vuole attivare azioni comuni, formative, di studio, ricerca, comunicazione, per favorire un utilizzo della Rete più sicuro e consapevole da parte dei ragazzi, con il coinvolgimento attivo anche degli insegnanti e dei genitori e affidandosi a professionisti seri e preparati in materia. Inoltre lo Sportello Digitale sarà aperto per la tutela della reputazione digitale degli utenti della Rete, aperto a tutti, anche ai maggiorenni, che si sentiranno danneggiati da un uso non corretto del web. Lo Sportello dovrà rappresentare un luogo di ascolto e di pronto intervento, ovviamente dopo aver operato un necessario filtro, selezionando le richieste di aiuto.

 

«Bisogna creare un sistema che sappia fare veramente rete – spiega il presidente del Corecom, Gualtiero Mazzi –. Coinvolgeremo anche la Polizia Postale, ovviamente nel rispetto delle competenze di ciascun ente. A cinquanta Istituti Scolastici della Regione abbiamo somministrato 2.400 questionari incentrati sul rapporto con i Social Media, per poter disporre di una base di conoscenze utile al fine di calibrare azioni future, mirate a contrastare il Cyber Bullismo e a tutelare la Web Reputation. I risultati di questi questionari saranno resi noti il prossimo 22 maggio. Da settembre, inizieremo un’attività di informazione e di formazione nelle scuole, provincia per provincia, con il fine di sensibilizzare i giovani e i loro genitori a un utilizzo consapevole e responsabile dei moderni strumenti digitali».

 

Nel prossimo futuro, il Corecom, in collaborazione con la Regione Veneto, attiverà e gestirà degli Sportelli Digitali, che erogheranno in modo assolutamente gratuito, senza necessità di disporre di ulteriori risorse umane, un servizio di prima, di pronta accettazione e aiuto, aperto a tutti coloro che si sentiranno in qualche modo lesi nella propria reputazione sul web. Si tratterà di una specie di Pronto Soccorso digitale che assisterà chi chiederà aiuto e poi saprà indirizzare le persone al professionista competente a risolvere il problema esposto.

 

Il Protocollo trae origine dall’Accordo- quadro tra Agcom e Corecom del 28 novembre 2017 scorso, che prevede la possibilità di delegare, ai Comitati regionali per le Comunicazioni tra Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e il Comitato Regionale per le Comunicazioni Veneto, funzioni in materia di tutela e garanzia dell’utenza, con particolare riferimento ai minori, attraverso iniziative di studio, analisi ed educazione all’uso consapevole dei Media tradizionali e nuovi. Il Veneto è la seconda regione italiana ad attivarsi in questo senso.

Ritmi e danze dal mondo, e non solo

di Manuela Mazzariol

Ai piedi delle colline trevigiane, a Giavera del Montello, da 23 anni si organizza una festa che è diventata nel tempo il simbolo dell’accoglienza, dell’integrazione tra culture diverse e di apertura agli altri.

“Ritmi e danze dal mondo”, la manifestazione nata nel 1996 grazie alla lungimiranza di don Bruno Baratto, direttore dell’ufficio Migrantes di Treviso, e alla presenza della casa di accoglienza per migranti, diventata negli anni punto di riferimento dell’interculturalità sul territorio, non smette di crescere e di evolversi diventando oggi Giavera Festival.

Da festa nei locali della parrocchia era diventato uno degli eventi più attesi dell’estate con i mercati dell’artigianato, cibi, musica e danze dal mondo, conferenze e spettacoli che negli ultimi 9 anni si sono tenuti nel parco di villa Wassermann, sempre a Giavera del Montello. Tanti gli artisti che hanno sostenuto e ancora accompagnano la manifestazione, da Marco Paolini a Natalino Balasso e al giornalista Gian Antonio Stella; altri hanno costituito il focus di un’intera edizione come l’allora ministra Cécile Kyenge o la premio Nobel Shirin Ebadi. Almeno mezzo milione di persone ha partecipato alle varie edizioni.

Oggi GiaveraFestival non solo cresce, ma si trasforma e diventa internazionale. Si moltiplicano così le occasioni di confronto, di dibattito, nell’ascolto e nella ricerca di esperienze nate in altri contesti; cambiano i punti di vista per uscire dai piccoli confini del nostro quotidiano.

Il Festival si è aperto lo scorso 7 aprile con il tutto esaurito, al Palamazzalovo di Montebelluna, dello spettacolo di Natalino Balasso “Stand Up Balasso” che ha raccolto il meglio della comicità dell’attore in uno spettacolo carico di energia e risate.

Gli eventi proseguiranno poi il fine settimana del 12 e 13 maggio a Milano con una due giorni alla scoperta della città multietnica dove convivono più di 250 mila stranieri provenienti da 160 Paesi diversi. Un arcipelago di culture e storie che si intrecciano ogni giorno fra complessità, tradizioni e opportunità. Durante il fine settimana è prevista la visita ai quartieri teatro di queste dinamiche e l’incontro con i protagonisti che ogni giorno costruiscono nuovi percorsi all’interno di queste geografie dell’abitare contemporaneo. Si tratterà di una preziosa opportunità per osservare e comprendere i cambiamenti della nostra società.

E’ possibile iscriversi e partecipare, con un contributo di 130 euro che comprende trasporti, pernottamenti, prima colazione e visite guidate (pasti esclusi), contattando il numero 338 6057168.

Domenica 27 maggio si torna invece sul Montello, sui colli trevigiani, per incontrare l’esperienza della scuola primaria “Don Marco dal Molin” e della cooperativa agricola “Montelliana” per un confronto sui temi dell’educazione interculturale e della diversità in una comunità locale. Una passeggiata alla scoperta della diversità e dei prodotti tipici locali che partirà alle 12 da Santi Angeli del Montello (Tv).

Il 10 giugno nel parco di villa Rossi, a Santorso (Vi), dalle ore 15, sarà possibile partecipare a “Intrecci…meticci” un festival in cui si intrecciano arti, musiche e danze dal mondo. L’associazione “Il mondo nella città” presenterà il proprio progetto creativo di cittadinanza e partecipazione sociale.

Si cena con i Tuareg invece il 23 giugno a Pordenone, dove è presente la comunità Tuareg del Niger più numerosa d’Italia. Dopo la cena la serata continuerà con un cammino nel “deserto dei Magredi”, tra il Meduna e il Cellina.

Il festival torna nella sua collocazione tradizionale di villa Wassermann, a Giavera, il 7 e l’8 luglio, mentre l’ultimo appuntamento è previsto per dal 24 al 26 agosto: si tratta di Konispol_in_fest, in Albania. Paese di confine e terra di migrazioni, spazio di mare e crocevia di culture, teatro di scontri e di scambi tra Grecia e Albania, Konispol sarà il pretesto per riflettere sulle dinamiche geopolitiche e culturali che si vanno snodando oltre l’Italia coinvolgendo il Mediterraneo.

Per tutte le informazioni, i dettagli e i contatti per partecipare alle diverse iniziative si può consultare il sito http://www.ritmiedanzedalmondo.it/

Re-Living

di Elena Guerra

Più di 1300 studenti coinvolti tra gli Istituti Superiori di Schio e quelli di Bassano del Grappa, 115 giornalisti e giornaliste, un video realizzato con la partecipazione dell’ASD Rugby di Bassano, 50 aziende contattate, due eventi aperti alla cittadinanza. Oltre a tutto il lavoro di inclusione e accompagnamento dedicato a donne vittime di violenza.  Sono questi i numeri di Re-Living, un progetto portato avanti per 14 mesi nei territori dell’Alto-Vicentino e del Bassanese con l’obiettivo di attivare un processo di sensibilizzazione sulle tematiche della parità di genere e di prevenire e combattere i fenomeni di povertà ed esclusione sociale delle donne.

Cinque i partner che si sono uniti in rete, con il prezioso sostegno della Fondazione Cariverona: Cooperativa Progetto Zattera Blu Onlus, Cooperativa Samarcanda di Schio, Associazione Questacittà di Bassano del Grappa, Cooperativa Sociale Luoghi Comuni di Bassano e Cooperativa Adelante di Bassano.  Il progetto è sostenuto anche dal Comune di Schio e dal Comune di Bassano del Grappa, con il patrocinio dei comuni di Thiene, Santorso, Cartigliano, Rossano Veneto.

Re-Living si compone di due fasi: la prima dedicata a percorsi di inclusione e accompagnamento lavorativo, coordinati da professionisti e professioniste, per sostenere favorire l’autonomia personale e lavorativa delle destinatarie. Nei due territori di Schio e Bassano del Grappa sono stati realizzati 50 accompagnamenti psicoeducativi, 40 accompagnamenti lavorativi, 6 tirocini rivolti a donne vittime di violenza in situazione di disagio e con scarso supporto relazionale nel territorio. La seconda destinata alla sensibilizzazione, realizzata tramite diverse azioni coordinate – alcune già iniziate, altre in partenza ora – che mirano a creare o potenziare una riflessione condivisa sul rispetto di genere che agisca in più direzioni e che si rivolga a destinatari provenienti da diversi ambiti sociali.

Il coronamento del percorso è costituito da due eventi aperti alla cittadinanza: la presentazione del libro “Alfabeto d’origine” della scrittrice e femminista Lea Melandri, che si è svolto martedì 24 aprile alle 18.30 al Lanificio Conte di Schio (in collaborazione con la libreria Qui Virgola).E lo spettacolo teatrale “La semplicità ingannata” di e con Marta Cuscunà, che andrà in scena il 10 maggio alle 21 al Teatro Civico di Schio (il giorno dopo Marta Cuscunà incontrerà alcune classi degli istituti secondari di secondo grado di Bassano del Grappa). I biglietti (15 o 10 euro) sono acquistabili al Teatro Civico di Schio e sul circuito online http://www.vivaticket.it

Oltre agli incontri pubblici, sono queste le specifiche azioni di sensibilizzazione del progetto, portate avanti fino ad oggi tra Schio e Bassano:

  1. Cattedre rosa: un percorso rivolto alle/agli insegnanti di alcune scuole di Schio (Liceo Classico e Linguistico G. Zanella, Liceo delle Scienze Umane A. Martini, Liceo Scientifico N. Tron) e di Bassano del Grappa (ITET L. Einaudi, IIS G. A. Remondini, Liceo Ginnasio G. B. Brocchi, Liceo Scientifico Da Ponte, Istituto Agrario A. Parolini, IIS A. Scotton, ITIS E. Fermi) per elaborare una riflessione condivisa da portare agli studenti e alle studentesse e al corpo docente degli istituti coinvolti. Questa sezione ha portato all’elaborazione di un “Decalogo del rispetto di genere” e al coinvolgimento di più di 1300 tra studenti e studentesse dei due territori.
  2. Percorso di formazione rivolto ai giornalisti dei media locali: un ciclo di incontri realizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto volto ad aprire un dialogo sul ruolo di giornalisti nella comunicazione relativa alle tematiche di genere e sugli stereotipi che spesso vengono veicolati, anche inconsapevolmente, tramite le immagini e il linguaggio. Ospiti del ciclo sono stati Marina Cosi, presidente dell’Associazione GIULIA; Alberto Leiss, giornalista di Il Manifesto e membro della rete MaschilePlurale, e Cristina Martini di ProsMedia dell’Università di Verona (nella foto). Sono stati più di 115 i giornalisti locali coinvolti;
  3. Un video di sensibilizzazione, realizzato dallo Studio Cremasco di Schio in collaborazione con ASD Rugby Bassano e espressamente dedicato a giovani uomini con l’obiettivo di parlare al cuore e alla testa e attivare un processo di sensibilizzazione contro la violenza di genere attraverso l’utilizzo del loro linguaggio. Link:ly/Iogiocoallapari
  4. Incontri con le aziende: questa sezione, che verrà attivata nel mese di maggio, prevede un incontro informativo rivolto ai/alle responsabili delle Risorse Umane di alcune aziende di Schio e Bassano del Grappa. I temi trattati saranno la legislazione sulle molestie sul lavoro, gli accordi sottoscritti dalle parti sociali e le misure di prevenzione e contrasto che possono essere adottate in azienda.

«Il progetto RE-LIVING – spiega Alessandra Turcato, referente della Cooperativa Samarcanda –è nato soprattutto perché riteniamo importante parlare di violenza di genere e di discriminazioni, non soltanto negli ambiti che si occupano del problema conclamato, ma anche in spazi informali e quotidiani. Infatti, è cambiando l’approccio nei rapporti tra uomini e donne che si combatte assieme il problema della violenza di genere. Re-living ha attivato azioni di accompagnamento e supporto concreto e professionale a molte donne che vivono situazioni di violenza, ma ha anche cercato di  creare occasioni e spazi di incontro per le donne in situazione di difficoltà, per affrontare le problematiche legate al femminile in maniera condivisa, senza stigmatizzazioni. Un approccio nuovo e propositivo, una ricerca di  RE‑LIVING è il nostro tentativo di scalfire quella cultura che avalla modalità di relazione tra uomini e donne discriminatorie e violente. I risultati ottenuti ci sembrano positivi»

Primavera con le anteprime di MediOrizzonti a Verona

di Elena Guerra

Durante i lunedì di ottobre del 2018, dall’8 al 29, si svolge la quarta edizione della rassegna di cinema mediorientale “MediOrizzonti” al Cinema Teatro Nuovo di San Michele Extra, Verona. L’obiettivo è aprire sguardi differenti su Paesi troppo spesso stereotipati nella rappresentazione mediatica. Le due anteprime a ingresso gratuito sono organizzate a La Sobilla giovedì 26 aprile alle 19.30 con un documentario sull’invasione fascista dell’Etiopia, e mercoledì 9 maggio alle 17.30 proiezione di un documentario sul sistema scolastico palestinese e israeliano, grazie al Dipartimento di Scienze Umane e al Centro Studi Interculturali, nell’aula T5 dell’Università degli Studi di Verona. Saranno presenti i registi in collegamento skype.

Una selezione di film, documentari e cortometraggi che vanno oltre l’immaginario collettivo su Paesi troppo spesso stereotipati dai media. Questa è l’idea di fondo della rassegna di cinema MediOrizzonti, per un cambio di prospettiva, per confrontarsi e dare visioni nuove e non scontate su alcuni dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. L’appuntamento con i film è a ottobre 2018, per il quarto anno consecutivo, al Cinema Nuovo di San Michele Extra a Verona, via V. Monti 7c, a San Michele Extra, che ha supportato l’iniziativa dell’associazione culturale veronetta129, Net Generation e La Sobilla. La rassegna vede la collaborazione del Middle East Now di Firenze, l’Associazione culturale Italo-Spagnola ACIS, Colorificio Kroen e Tabulè. Ma altre collaborazioni si stanno definendo in questi mesi.

Le anteprime. La Sobilla ospita giovedì 26 aprile dalle 19.30 l’anteprima di MediOrizzonti in salita San Sepolcro 6/b (porta Vescovo) con il documentario If Only I Were That Warrior (2015, 72’) sull’invasione fascista dell’Etiopia, l’agognato “Posto al sole” che Mussolini volle assicurare al popolo italiano con il ricorso sistematico a crimini di guerra. L’ingresso è libero con tessera consigliata, sarà presente in collegamento skype il regista Valerio Ciriaci. Un appuntamento non strettamente legato al Medioriente ma che riteniamo necessario in un clima sempre più di “dimenticanze” storiche e di tensione “neo-fasciste”, in particolare in concomitanza con la Festa della Liberazione. Mentre mercoledì 9 maggio alle 17.30 grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane e il CSI, Centro Studi Interculturali, si tiene la proiezione del documentario This is my land (2014, 90’), della regista Tamara Erde, già presentato nella prima edizione di Mediorizzonti a Verona nel 2015, nell’aula T5 del Palazzo di Lettere in via San Francesco, 22. Intervengono Agostino Portera, direttore del CSI, Rosanna Cima, ricercatrice del Dipartimento di Scienze umane dell’ateneo scaligero, Ibrahim Kachab dell’associazione culturale veronetta129, e la regista Tamara Erde in collegamento via skype intervistata dal giornalista Ernesto Kieffer. In che modo i sistemi scolastici israeliani e palestinesi insegnano la storia delle loro nazioni in classe?Attraverso conversazioni e continue sfide con gli studenti, gli spettatori s’immergono nell’effetto profondo che il conflitto israelo-palestinese produce nelle nuove generazioni. Le anteprime sono a ingresso libero.

If Only I Were That Warrior. Si tratta di un film sulla Storia: qual è il rapporto vero tra i racconti di ponti e strade costruite, e la scoperta di gente imprigionata e bruciata all’interno delle chiese? Il film indaga nel presente, recupera le memorie delle diverse comunità, evidenzia punti di contrasto ma anche di contatto. Raccogliendo testimonianze in Italia, Etiopia e Stati Uniti, il regista ha documentato come l’eredità storica della nostra esperienza coloniale, tanto controversa e drammatica, rappresenti, nonostante tutto, una possibilità di rigenerazione, un concreto ponte di collegamento tra due nazioni e i loro popoli. 12 agosto 2012: il comune di Affile (RM) inaugura un monumento dedicato al gerarca fascista Rodolfo Graziani, generale durante la Guerra d’Etiopia del 1935 e primo viceré della nuova colonia. La notizia raggiunge la stampa internazionale e suscita un indignato scalpore. A Graziani viene imputato l’uso delle armi chimiche e il ricorso a violente rappresaglie contro la popolazione civile. Crimini di guerra per cui non fu mai processato, e che appartengono indelebilmente alle più oscure e controverse pagine del colonialismo italiano. Le comunità etiopi in tutto il mondo si mobilitano e organizzano proteste che dagli Stati Uniti arrivano fino ad Affile. A 75 anni dalla caduta dell’impero coloniale italiano, nuove generazioni di etiopi e di italiani si confrontano su un passato tormentato e ancora irrisolto.

Il regista. Valerio Ciriaci è un documentarista italiano con base a New York. Nato a Roma, nel 2011 si laurea in Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza con una tesi su Jean Rouch e l’etno-fiction. Quello stesso anno si trasferisce a New York per frequentare il corso di cinema documentario della New York Film Academy. Nel 2012 fonda la Awen Films con la quale lavora come regista e produttore per diverse produzioni non-fiction. I suoi primi corti documentari, Melodico e Treasure – The Story of Marcus Hook, sono stati selezionati in vari film festival internazionali, tra cui Big Sky Documentary Film Festival, Hot Springs Documentary Film Festival e Bari International Film Festival. Nel 2015 realizza il suo primo lungometraggio, If Only I Were That Warrior, vincitore del premio “Imperdibili” al 56˚ Festival dei Popoli e del Globo d’Oro 2016 per il miglior documentario italiano.

This is my land. Le attività di diversi insegnanti israeliani e palestinesi vengono raccontate lungo un arco di oltre un anno accademico, osservando i loro scambi e confronti con gli studenti e i dibattiti sulle scelte e sulle restrizioni ministeriali. Ne emerge uno sguardo profondo sugli effetti che il conflitto israelo-palestinese avrà sulla prossima generazione di individui.

La regista. Tamara Erde vive e lavora a Parigi ed è nata a Tel-Aviv nel 1982. Si è diplomata all’Accademia Bezalel di Gerusalemme e in seguito ha frequentato la scuola di cinema Le Fresnoy, in Francia. Il suo lavoro spazia dalla fiction ai documentari, passando per spettacoli e installazioni video. Il suo lavoro è stato presentato sia in molti festival cinematografici (Clermont Ferrand, Angelica Spring festival NY, Jerusalem int. Film festival e on) che all’interno di spazi teatrali e gallerie d’arte. Affronta nei suoi lavori questioni politiche e sociali incentrate sul conflitto israelo-palestinese. Le sue opere mescolano le sue riflessioni personali e immaginarie, con un approccio documentaristico accompagnato da profonde ricerche sui temi che le stanno più a cuore.

Gli organizzatori. L’associazione culturale veronetta129 e il gruppo informale Net Generation promuovono nel territorio veronese l’incontro tra culture diverse e tra i cittadini per la promozione e diffusione del messaggio antirazzista in modi sempre nuovi ed originali: la prima sostiene e prende parte attiva, spesso in rete con alte associazioni ed enti, ad attività antirazziste e antifasciste sul territorio progettate su e per il territorio veronese, il secondo nasce dalla necessità di dare spazio a ragazzi e ragazze che vogliono far sentire la propria voce, creare insieme iniziative ed eventi, dimostrare che il cambiamento è possibile. La Sobilla è uno spazio autogestito, un laboratorio di idee e di pratiche libero da sponsor istituzionali e commerciali che propone presentazioni di libri, seminari, proiezioni, esposizioni e altro ancora. Al suo interno si trovano la Biblioteca Giovanni Domaschi, Rivolta il debito / Communianetwork e anche singole persone che hanno deciso di condividere un progetto gestito in modo orizzontale e assembleare.

L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il festival Middle East Now di Firenze che si occupa di cinema, arte e cultura contemporanea, focalizzati su temi forti del mondo contemporaneo, come strumento potente di conoscenza della realtà e di integrazione culturale. Con l’associazione italo-spagnola ACIS che ha lo scopo di promuovere la diffusione della cultura e della lingua spagnola a Verona, con il Colorificio Kroen, circolo culturale affiliato AICS, situato all’interno di un ex-colorificio nella zona della ZAI storica di Verona. Focalizzato in particolar modo sulla proposta musicale, nasce per creare un punto di incontro, discussione ed aggregazione attorno al mondo della musica. E ancora con Tabulè, ristorante a Verona di cucina mediorientale.

Contatti. Per informazioni scrivete a info@veronetta129.it, consultate le pagine FB Veronetta Centoventinove e/o Mediorizzonti, e guardate i video sul canale Youtube Veronetta Centoventinove. Le anteprime sono a ingresso libero. Le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli in italiano, accompagnate da una breve presentazione.

Middle East Now

di Elena Guerra

Il Medio Oriente contemporaneo va in scena a Firenze dal 10 al 15 aprile con la nona edizione di Middle East Now (#menow9 #middleeast), ricco programma di cinema, documentari, arte, musica, incontri, cibo e teatro. Il festival internazionale, ideato e organizzato dall’associazione culturale Map of Creation, si terrà tra Cinema La Compagnia, Cinema Stensen, Teatro Cantiere Florida, Fondazione Studio Marangoni e altri spazi cittadini, nell’ambito del cartellone della Primavera di Cinema Orientale.

In programma c’è una selezione di 43 film premiati nei migliori festival internazionali, tra cui 20 cortometraggi, 31 anteprime italiane, 6 europee e 1 mondiale, per un viaggio cinematografico oltre i luoghi comuni tra le società dell’area mediorientale, da molti anni al centro dell’attenzione della politica e dei media internazionali. Le storie, i personaggi, i temi forti e l’attualità, attraverso i titoli cinematografici più recenti provenienti da Iran, Iraq, Kurdistan, Libano, Israele, Palestina, Egitto, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Kuwait, Afghanistan, Siria, Algeria, Marocco e Sudan.

L’edizione 2018 svela attraverso una lente d’osservazione insolita il Medio Oriente contemporaneo, un grande selfie per raccontarlo grazie agli hashtag utilizzati quotidianamente da milioni di persone. Hashtag #Middleast guarda al Medio Oriente nella sua complessità e vuole taggare alcuni temi che ne emergono, dal ruolo dei social media e di internet nell’evoluzione della società e nella produzione culturale, fino alla loro capacità di fornire informazioni difficilmente reperibili o controllate dai centri di potere. Tra gli eventi speciali in programma le mostre “The people’s salon” e “Flying boys” della fotografa irachena Tamara Abdul Hadi, co-fondatrice di Rawiya, il primo collettivo di fotografe donne in Medio Oriente. Presenterà a Firenze alla FSM Gallery due dei suoi ultimi progetti fotografici, che indagano le rappresentazioni dell’identità maschile nel mondo arabo, esplorandone complessità e stereotipi. Inoltre il Focus è dedicato alla regista palestinese Annemarie Jacir, una delle voci più acclamate e talentuose del cinema arabo contemporaneo.

Guarda il Programma giornaliero delle proiezioni e degli eventi:

Link prevendita biglietti online www.cinemalacompagnia.it

 

Lungo la rotta del Brennero: rapporto di monitoraggio di Antenne Migranti

di Federica Dalla Pria

Nel rapporto “Lungo la rotta del Brennero” viene illustrata la complessa situazione dei migranti che transitano lungo la rotta nel tentativo di oltrepassare il confine o che, al contrario, sono in arrivo in Italia provenendo da altri paesi del Nord Europa o dalla rotta balcanica. Il monitoraggio effettuato dai volontari e la puntuale analisi giuridica di ASGI, con cui Antenne Migranti collabora, mettono in luce alcune delle ripercussioni della crescente chiusura del confine con l’Austria sul più ampio territorio della rotta Verona-Brennero, nonché le violazioni dei diritti umani emerse nelle pratiche di istituzioni e forze dell’ordine.

Il rapporto da un lato ha consentito di far emergere criticità relative ad alcune procedure istituzionali, quali l’accesso alla procedura di asilo, l’accesso all’accoglienza, le condizioni di accoglienza, l’accesso alla residenza  che, in quanto presenti da diverso tempo, tendono a divenire un problema strutturale. Dall’altro ha analizzato le modalità dei controlli svolti alla stazione del Brennero dalle forze dell’ordine italiane e le azioni della polizia austriaca.

Antenne Migranti si impegna a monitorare anche la situazione dei migranti a Verona, città che si trova sulla rotta e che pare funzionare, in parte, come un ulteriore confine interno. Verona è da sempre un importante snodo ferroviario: in più casi sono stati trovati dei migranti, all’interno di container trasportati da camion, che tentavano di raggiungere il confine del Brennero a bordo di un treno merci, con tutti i rischi che ciò comporta. Numerose problematiche sono emerse a Verona anche per quanto riguarda l’accesso e le condizioni di accoglienza e per  i migranti “fuori accoglienza” (revocati, titolari di permesso di soggiorno ma senza dimora) che sono privi di un luogo in cui dormire, oltre che di assistenza legale e sanitaria.

Il calo degli arrivi in Sud Italia negli ultimi mesi ha influito sul numero delle persone richiedenti asilo che vengono inviate tramite le quote ministeriali. Tuttavia non ha mostrato sinora grande influenza sul flusso di persone che arriva per cercare di passare il confine e che si trova in seguito bloccata a Bolzano. In particolare, sono proseguiti gli arrivi soprattutto di minori non accompagnati appena arrivati in Italia (soprattutto somali) e di richiedenti asilo presenti in Italia da lungo tempo. Si tratta soprattutto di richiedenti che si sono allontanati da altri centri di accoglienza, ancora in attesa di concludere la procedura per la richiesta di asilo, o di persone a cui invece è già stata riconosciuta una forma di protezione internazionale e che cercano di andare in altri paesi europei a causa delle pessime condizioni di vita in Italia e/o di un mancato processo di integrazione, dovuto al sistema di accoglienza italiano poco funzionante e gestito prevalentemente in un’ottica di emergenza e temporaneità e non di inclusione.

Le principali violazioni riscontrate durante il monitoraggio riguardano:

– riammissioni alla frontiera e controlli sistematici anche a bordo dei treni;

– accesso alla procedura e al diritto di informazione;

– accesso all’accoglienza, soprattutto per persone portatrici di esigenze particolari, dovuta sia a limiti strutturali del sistema di accoglienza locale, sia a scelte politiche e all’introduzione di arbitrarie limitazioni all’accoglienza attraverso circolari o prassi applicative

– condizioni di accoglienza che non rispettano quanto stabilito dalla normativa vigente ed uso eccessivo e non giustificato delle revoche;

– accoglienza e tutela dei minori stranieri non accompagnati.

Antenne Migranti è un progetto, sostenuto dalla Fondazione Alexander Langer di Bolzano e dalla Open Society Foundation, iniziato nel 2016 e realizzato da un gruppo di volontari e attivisti che operano sui territori di Verona, Trento e Bolzano. Scopo del progetto è monitorare la situazione delle persone migranti in movimento lungo la rotta del Brennero (Verona – Brennero) per fornire loro informazioni legali di base, orientamento al territorio e cercare di prevenire violazioni dei diritti umani. Il progetto cerca di monitorare e mappare anche la situazione dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale che per varie ragioni sono esclusi dal sistema di accoglienza nelle città di Verona, Trento e Bolzano – anche  in collegamento a situazioni di transito.

Contatti:

mail: antennemigranti@gmail.com

Facebook: Antenne Migranti – monitoraggio lungo la rotta del Brennero