Chiarimento sulla parola “femminicidio”

art fem agostodi Cristina Martini

Si parla di femminicidio quando un omicidio è compiuto da un uomo per motivi di genere, quando cioè uccide una donna in quanto tale. Secondo le donne del blog collettivo Femminismo a sud  si chiama femminicidio quando è l’uomo ad uccidere: strangolando, martellando, dando fuoco, facendo a pezzi, precipitando da un balcone, una donna. Per Marcela Lagarde, antropologa e parlamentare messicana, il femminicidio sta a indicare la matrice comune di ogni forma di violenza di genere, che annulla la donna non solo nella sua dimensione fisica, ma anche in quella psicologica e sociale.

Questa definizione sembra sfuggire in questi giorni di “conte”. Abbiamo dato anche noi l’elenco delle 105 donne uccise tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2013 e non ci convincevano i dati diffusi da molte testate che in questi giorni hanno parlato della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne svoltasi il 25 novembre scorso. Siamo andate a fondo e abbiamo trovato elenchi sballati, oltre le 120 vittime, ma che comprendevano omicidi per motivi economici, per rapina, per delinquenza. Non possono essere inseriti all’interno dell’elenco dei femmicidi in quanto il movente non è lo stesso. Una precisazione che sentivamo di fare, per scalfire troppi stereotipi nell’informazione italiana, per trattare le informazioni non in modo fuorviante, per non far perdere al lettore il problema fondamentale: trattare queste morti con le giuste parole, per non attenuare la responsabilità, per cambiare l’ottica sia giuridica che culturale.

Donne, violenza e femminicidio: convegno a Villafranca

La locandina dell'evento a Villafranca, Verona
La locandina dell’evento a Villafranca, Verona

di Cristina Martini

Per deformazione professionale “la conta” delle donne uccise è parte della ricerca che ProsMedia sta portando avanti dal 2012, “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. Sono 105 i casi di femmicidio dal 1 gennaio al 31 ottobre. Nello stesso periodo dello scorso anno erano già 110. Un dato che non può consolarci ma che ci fa ben sperare; cinque donne in meno, cinque donne che ce l’hanno fatta ad essere protette, che hanno allontanato l’uomo violento, che si sono salvate. Per chi vuole approfondire l’argomento, Cristina Martini, ricercatrice di ProsMedia, affiancherà Maurizio Corte, giornalista del quotidiano L’Arena, professore a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, durante l’intervento “Il femminicidio: vittime e carnefici nei media italiani” all’interno del convegno “Uomo e donna: quale disagio?” che si terrà sabato 30 novembre alle 15.30 all’auditorium di Villafranca, piazzale San Francesco, in provincia di Verona. Ingresso libero. L’evento è organizzato dall’associazione “Donne insieme…” di Villafranca, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la collaborazione dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Villafranca Verona.

Donne in prima linea contro la violenza

Foto di Internazionale
Foto di Internazionale

di Cristina Martini

“Ho preso le storie di violenza e le ho messe una accanto all’altra”. Con lo stesso spirito di ricerca di Rebecca Solnit, la rivista Internazionale ha organizzato l’incontro “La guerra contro le donne. Un’emergenza globale”, durante il Festival a Ferrara tenutosi il 4, 5 e 6 ottobre: una conferenza che ha unito, sul palco del Teatro Comunale, i racconti di quattro donne, giornaliste e scrittrici, che la violenza l’hanno conosciuta, anche sulla propria pelle. Testimonianze sofferte, moderate da Riccardo Iacona, giornalista Rai di Presa Diretta, che si occupa da sempre di inchieste ed autore del libro Se questi sono gli uomini, che racconta la strage delle donne in Italia.

Stati Uniti, India, Egitto e Congo, rappresentati da Rebecca Solnit, giornalista statunitense; Urvashi Butalia, scrittrice ed editrice indiana; Mona Eltahawy, giornalista ed attivista egiziana; Chouchou Namegabe, giornalista congolese a cui è stato assegnato quest’anno il premio Anna Politkovskaja, per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e per l’attività di formazione per le donne congolesi che vogliono raccontare abusi e molestie sessuali.

Stati Uniti. Rebecca Solnit ha scosso subito il pubblico con dei dati: “Ogni 9 secondi una donna viene picchiata ed una ogni 60 minuti subisce un abuso. La violenza è la causa di morte principale per le donne tra i 15 ed i 44 anni”. Non esistono casi isolati: è un’“epidemia”, che colpisce tutti in modo trasversale, ma che come tutte le malattie può essere curata educando gli uomini. Anche cambiare l’immagine della donna è importante: “Oggi è vista come merce, come oggetto; come qualcosa che, se non serve più, può essere eliminata, sterminata”.

India. “Nel 98% dei casi, la violenza sessuale è ad opera di persone che le donne conoscono, che fanno parte della cerchia di affetti: spesso sono familiari o amici”, spiega Urvashi Butalia. L’autrice di The other side of silence, libro che ha avuto un grande successo in India, riporta all’attenzione l’episodio di stupro di gruppo ed omicidio di una giovane studentessa avvenuto in un bus a New Delhi, per mano di quattro uomini che l’hanno picchiata e violentata con una spranga. “L’omicidio – racconta – ha portato l’India sulle prime pagine del mondo, per la brutalità dell’accaduto. Questo è servito anche a creare imbarazzo nel governo indiano che, ha preso subito dei provvedimenti in merito”. La battaglia contro la violenza in India dura da molti anni ma purtroppo non se ne parla. “Le donne sono esortate a non parlare, per non ricordare gli episodi violenti, ma questo le ferisce due volte. Occorre dare voce a queste storie ed essere disponibili ad ascoltarle. Usiamo l’arma della conoscenza!”.

RD del Congo. Di dare gli strumenti alle donne per poter descrivere gli abusi, si occupa Chouchou Namegabe, giornalista radiofonica impegnata soprattutto in Congo dove tiene anche dei corsi di giornalismo professionalizzanti. Ha fondato l’Associazione delle donne dei media del Sud Kivu che si occupa anche di informare del problema violenza attraverso trasmissioni radiofoniche, perché in Congo è questo il mezzo di comunicazione più usato. “Le violenze sulle donne in Congo sono perpetrate soprattutto dai gruppi armati, dai ribelli e dai militari, ma anche i civili ora pensano di sfuggire alle punizioni”. La guerra diventa un alibi e la donna un bottino di guerra, costretta a subire vere e proprie atrocità in pubblico, anche davanti ai propri figli.

Egitto. “In Egitto i civili sono usati dal potere contro le donne”: a parlare è Mona Eltahawy, giornalista ed attivista egiziana che nel 2012 è stata arrestata e detenuta per dodici ore, con l’accusa di essere una spia. Oltre alle fratture alla mano ed al braccio sinistro, ha subito anche una violenza sessuale. “La rivoluzione politica democratica deve essere accompagnata da una rivoluzione sociale che riveda il ruolo della donna, la sua libertà e la questione di genere. Il regime di Mubarak ha sdoganato la violenza sulle donne, ma la lotta contro la dittatura che ha unito uomini e donne ha segnato un profondo cambiamento contro l’atteggiamento sfavorevole verso le donne”.

È la cultura che va cambiata. Va cancellata l’“idea di vergogna”: non deve ricadere sulla donna, che non è responsabile dell’episodio violento, ma sul colpevole. Bisogna dar voce alle donne, creare spazi di ascolto, agire sulla pace, far applicare le leggi contro la violenza. È necessario trasformare i silenzi in urla, in battaglia politica. E queste quattro donne coraggiose lo stanno facendo.

Se questi sono gli uomini

cop se questi sono gli uominidi Riccardo Iacona

Quello che state per leggere è l’incredibile racconto di una tragedia nazionale, che macina lutti e sparge dolore come una vera e propria macchina da guerra. Una guerra che prima di finire sui giornali nasce nelle case, dentro le famiglie, nel posto che dovrebbe essere il più sicuro e il più protetto e invece diventa improvvisamente il più pericoloso. Solo a metà del 2012 sono più di 80 le donne uccise in Italia dai loro compagni. 137 nel 2011. Una ogni tre giorni. Riccardo lacona ha attraversato il paese inseguendo le storie dei tanti maltrattamenti e dei femminicidi. Finalmente la voce di chi subisce violenza possiamo ascoltarla, insieme alle parole degli uomini, quelli che sono stati denunciati: “Avevo paura di perderla. Gliele ho date così forte che è volata giù dal letto…”. “Qual è allora l’Italia vera, quella dove l’amore è una scelta e le donne sono libere, o quella delle tante case prigione in cui siamo entrati?… Questa è una storia che ci riguarda da vicino, perché ci dice come siamo nel profondo” scrive lacona. È un fenomeno che non si può catalogare tra i fatti borderline. Sono decine i casi di violenza silenziosa e quotidiana che si consumano nelle nostre case. “La sera, appena sentivamo il rumore della macchina di lui, io e i bambini entravamo in agitazione; dicevo loro: ‘Mettetevi subito davanti alla tv’.” Così la vita diventa un inferno, se questi sono gli uomini.

La voce delle donne

chouchou namegabedi Cristina Martini

Da alcuni mesi ci stiamo occupando della ricerca “Uomini che odiano le donne: come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti” e anche per questo oggi partecipiamo anche noi alla settima edizione del Festival di Internazionale a Ferrara, in particolare all’incontro al Teatro comunale “La guerra contro le donne. La violenza di genere, un’emergenza globale” con Urvashi Butalia, scrittrice ed editrice indiana, Mona Eltahawy, giornalista e attivista egiziana, Chouchou Namegabe (nella foto), giornalista congolese, e Rebecca Solnit, giornalista e scrittrice statunitense. Introduce e modera Riccardo Iacona, Rai3. Il libro di Iacona Se questi sono gli uomini e la puntata di Presadiretta Strage di donne andata in onda il 24 febbraio scorso ci hanno fornito molti spunti per la nostra ricerca sui femminicidi avvenuti in Italia nel 2012, oltre alla ricerca che è stata condotta dalla Casa delle donne a Bologna.

Seguiremo quindi l’incontro attraverso il profilo @ProsmediaVerona e l’hashtag #intfe per capire attraverso le testimonianze di chi ogni giorno si occupa di violenza di genere.