Il linguaggio giornalistico della cronaca nera

di Cristina Martini

Analisi dei media e giornalismo vanno di pari passo. Studiare il linguaggio utilizzato dai media per costruire un fatto di cronaca è essenziale per un giornalista che vuole essere consapevole di ciò che scrive e dell’orizzonte di senso che le sue parole creano. Venerdì 17 aprile la ricercatrice Cristina Martini sarà ospite del corso di Giornalismo interculturale e multimedialità del corso magistrale in Editoria e Giornalismo dell’Università degli Studi di Verona per presentare le attività del gruppo ProsMedia e parlare di pregiudizi e stereotipi veicolati dalla stampa sui temi del femminicidio e della violenza di genere.

La relazione si baserà sulla presentazione dei risultati e della ricerca condotta da Cristina Martini “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, da cui ha preso vita l’Osservatorio sul femmicidio. Sostenere che la violenza sia originata da un “raptus”, che uno stalker perseguiti la sua ex-compagna per “passione”, che un qualsiasi atto violento nei confronti di una donna sia giustificabile perché mosso da “amore”, o stigmatizzare la vittima ed esaltare le doti positive del colpevole sono tutti comportamenti giornalistici a cui siamo purtroppo “abituati”, ma sono anche atteggiamenti pericolosi, in quanto veicolano un messaggio sbagliato, parziale, pregiudiziale e stereotipato.

Comprendere queste prassi aiuterà i futuri giornalisti a fare attenzione al peso delle parole portando avanti un’idea di giornalismo attento, un bagaglio di buone pratiche volte al rispetto dei protagonisti dei fatti di cronaca e delle storie che si vogliono di raccontare.

Uccise in quanto donne: i femmicidi del 2014

Picture of 166 silhouettes representingdi Cristina Martini

Si parla ancora di “raptus” nelle uccisioni per femmicidio del 2014. Il binomio violenza-psicosi è una rappresentazione ricorrente nella stampa italiana e rassicura i lettori, perché sembra dare una giustificazione agli apparentemente inspiegabili 110 casi di omicidi di genere compiuti nell’anno appena trascorso. Ma non è corretta: la quasi totalità degli assassini hanno colpito con premeditazione e lucidità. Cruenti ed efferati ma agiti con capacità di intendere e volere, i delitti sono il tragico epilogo di una serie di violenze ripetute sulla donna che, spesso per paura, non vengono denunciate.

110 morti di donne in quanto donne: è questo il dato generale del 2014 della ricerca condotta da Cristina Martini, ricercatrice di ProsMedia dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. Un numero in calo, rispetto ai 137 del 2013 e ai 125 del 2014, mentre a non migliorare sono le rappresentazioni della stampa: vengono mantenuti gli stessi stereotipi che vengono veicolati in cronaca nera, accompagnati sempre più da dettagli che sfociano nel gossip.

I femmicidi nel 2014 si riconfermano come un fenomeno trasversale, compiuto nell’ambiente familiare da colpevoli che hanno una relazione molto stretta con la vittima: 47 i mariti che hanno ucciso le loro mogli (42,5%), seguiti dai figli (6,3%), dai conviventi, ex compagni e padri (4,5% per ciascuna delle categorie). In un solo femmicidio, quello di Gilberta Palleschi, l’assassino non conosceva la vittima: Antonio Palleschi, già pregiudicato per violenza sessuale, l’ha scelta per caso.

La maggior parte degli omicidi di genere è avvenuta al Nord (41); a seguire il Centro con 37, 17 nelle Isole e 15 al Sud. In Veneto sono stati 5: due nelle provincie di Treviso e Verona e uno a Padova. Le vittime sono prevalentemente italiane – l’81% (89 donne) – e straniere nel 19% (21 donne). Tra queste ultime 12 sono rumene, 2 ucraine e 2 cinesi: dati in linea con la fotografia emersa dal “Dossier Statistico Immigrazione – Rapporto Unar 2014, Dalle discriminazioni ai diritti” dove oltre la metà (51,1%) degli stranieri in Italia proviene da soli cinque paesi (Romania, Ucraina, Albania, Marocco e Cina). I colpevoli sono per la maggior parte italiani 71% (78 uomini); 17 sono stranieri (5 rumeni e 4 albanesi) e 15 non sono ancora stati identificati. Un dato rilevante: dei 17 offender stranieri, il 70,5% ha ucciso la propria moglie o fidanzata straniera e il rimanente 29,5% ha ucciso donne italiane, ma pur sempre loro compagne, anche da tempo.

Le vittime sono donne di tutte le età: per la maggior parte dai 31 ai 60 anni (53 su 110, il 48,1%), seguite dalle over 60 (sono 28). Nella fascia dai 18 ai 30 anni sono 23 e le minorenni 6. In aumento il numero delle prostitute uccise: nel 2014 sono 6, 4 di queste uccise da clienti; in 2 casi non sono ancora stati identificati gli offender. I femmicidi sono stati compiuti per mano di conoscenti soprattutto con armi da taglio (43, il 39%), seguite dalle armi da fuoco (23). Nel 2014 si riscontrano 5 morti di donne spinte dal balcone di casa: per qualcuna di queste si voleva inscenare un suicidio.

Le vittime di femmicidio sono rappresentate sulla stampa come provocatrici nella loro bellezza, nelle loro azioni: donne colpevoli di avere innescato l’azione violenta con i loro comportamenti. Si parla di donne che portano uomini all’esasperazione e di uomini “padri modello” che uccidono anche le loro figlie per fare un torto alle compagne. Stereotipi diffusi e sbagliati, che intaccano il pensare comune e che ci abituano a pensare che si tratti di famiglie normali dove tutto funziona, quando invece la triste verità era nascosta dal muro del silenzio che circondava l’ambiente familiare. La cronaca nera ci racconta ancora di storie d’amore e di passione, spezzate dal raptus omicida, nonostante questo non esista. Ci racconta di litigi finiti male, quando erano violenze a senso unico, che le donne subivano ripetutamente bloccate dalla paura. Ci raccontano di stragi familiari e delitti improvvisati, quando gli uomini invece li programmavano da tempo, come il caso di Cristina Omen, uccisa con i suoi due figli a Motta Visconti: Carlo Lissi aveva premeditato tutto creandosi perfino un alibi. Ci parlano di dettagli inconsistenti, senza approfondire il vero motivo per cui l’uomo uccide la propria donna, cioè perché la ritiene un oggetto di proprietà; la cultura del possesso spesso prevede una mancanza di empatia nei confronti della moglie o della fidanzata, e questo implica il considerarla una “cosa” e non più una persona. Ci raccontano di femmicidi che non ci riguardano, quando gli offender sono stranieri, perché – secondo la stampa – è la loro essenza straniera ad averli armati.

La stampa è responsabile perché i lettori sono dipendenti cognitivamente per avere informazioni e dettagli di cui non hanno esperienza diretta. È responsabile perché veicola stereotipi e pregiudizi che portano poi a giustificare il colpevole o a ritenere corresponsabile anche la vittima. Iniziare a leggere con senso critico, anche alla luce dei dati oggettivi, è un buon inizio per un cambiamento culturale.

È possibile trovare l’elenco completo delle vittime al link dell’Osservatorio sul femmicidio: https://prosmedia.org/osservatorio-sul-femmicidio/.

Il materiale contenuto in questo post è liberamente riproducibile per uso personale,
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Le donne uccise per femmicidio nel 2014

manifestazione-violenza-donnedi Cristina Martini

Sono 96 le donne uccise per femmicidio fino al 31 ottobre, per mano di uomini che conoscevano bene. Mogli, mamme, fidanzate, assassinate da chi credeva di possederle. È questo il dato che emerge dal report parziale del 2014 della ricerca condotta da Cristina Martini, ricercatrice di ProsMedia dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, che verrà presentato il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza alle donne, in un incontro organizzato dalla Uil Veneto a Mestre, Venezia.

Dall’analisi dei dispacci dell’agenzia di stampa nazionale Ansa del 2014 si evince che vi sono stati 96 femminicidi in Italia, dal 1 gennaio al 31 ottobre 2014. Il tragico epilogo di una serie di soprusi e violenze perpetrati tra le mura domestiche è più presente nei paesi del Nord (38 casi) e a seguire il Centro (32); Sud e Isole vedono entrambi 13 casi. Tre sono i femmicidi avvenuti in Veneto, nelle province di Padova, Treviso e Verona. Non stupisce invece la trasversalità del fenomeno che colpisce donne di tutte le età, per la maggior parte nella fascia dai 31 ai 60 anni (44 su 96, il 46%). Per l’Organizzazione mondiale della sanità le donne fino ai 50 anni infatti muoiono più ad opera di persone dell’ambiente familiare che non per malattie o incidenti. Rispetto agli anni precedenti le vittime minorenni sono aumentate: fino al 31 ottobre 2014 sono 6.

Sono i mariti ad uccidere di più: 40 i casi (42%), ma anche figli, compagni, ex fidanzati e coinquilini. In 4 femmicidi sono i clienti a compiere l’atto criminoso, uccidendo 4 prostitute. Le armi sono nel 40% da taglio e quindi compatibili con la realtà domestica (coltelli): gli omicidi di genere avvengono spesso tra le mura di casa, dove la donna dovrebbe essere più sicura e trovare serenità.

Le donne italiane morte risultano essere 79 (l’82%) e le vittime straniere 17 (18%). Tra queste le nazionalità più ricorrenti sono rumena e ucraina, dati in linea con la fotografia emersa dal “Dossier Statistico Immigrazione – Rapporto Unar 2014, Dalle discriminazioni ai diritti” dove oltre la metà (51,1%) degli stranieri in Italia proviene da soli cinque paesi (Romania, Ucraina, Albania, Marocco e Cina). I colpevoli italiani sono il 71% (68 colpevoli), 16 sono stranieri (17%) e 12 non identificati (12%). Gli offender sono per la maggior parte rumeni e albanesi. Un dato molto interessante: dei 16 offender stranieri, il 68% hanno ucciso le loro fidanzate straniere e il rimanente 32% ha ucciso donne italiane, ma pur sempre loro compagne, anche di una vita.

Per il killer straniero le cause si cercano nella nazionalità: spesso il femmicidio è ricondotto a cause religiose e culturali, ponendo l’accento sulla diversità che li contraddistingue. Descritta a volte come “troppo permissiva”, la vittima straniera è succube del marito e delle tradizioni, una donna passiva uccisa dal colpevole perché “preoccupato della deriva occidentale della sua famiglia”. Se i protagonisti sono italiani, gli ambienti in cui avviene il delitto sono descritti come famiglie apparentemente normali, anche dalle parole dei vicini di casa e dei conoscenti, la cui serenità è interrotta dall’episodio violento.

Gli aggettivi che descrivono gli assassini e i verbi utilizzati negli omicidi differiscono molto in base alla nazionalità: il linguaggio è più crudo e colpevolizzante quando l’uomo assassino è straniero; più comprensivi e giustificanti quando a colpire è la mano di un killer italiano. Sono differenze meramente linguistiche, ma che allontanano sempre di più il “noi” dall’Altro, rinchiuso in una gabbia di stereotipi e pregiudizi, alimentati anche da chi viene intervistato dai giornalisti. L’attenzione di chi interviene sulla stampa, e quindi anche di chi legge, si sposta verso quella che viene vista e chiamata “emergenza stranieri” tralasciando così il vero problema: quello culturale e sociale che causa la violenza di genere.

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Il linguaggio dei media nel tentato femmicidio di Laura Roveri

conferenzastampa_19.01.2014di Cristina Martini

Laura Roveri non è una vittima di un raptus. Laura Roveri è la sopravvissuta di un tentato femmicidio perpetrato dall’ex fidanzato, Enrico Sganzerla, lo scorso 12 aprile in una discoteca del vicentino. Ora l’uomo si trova ai domiciliari nella casa dei genitori, a 15 chilometri dall’abitazione di Laura, dopo soli due mesi di carcere e tre mesi di clinica.

Laura vuole rendere pubblico il proprio sgomento e indignazione per le misure adottate. Lo ha fatto mediante una conferenza stampa a Verona, sua città natale, con le persone che in questo momento la stanno supportando, come le donne e gli uomini dell’associazione Isolina e…, avvocate, insegnanti, giornaliste che si battono perché l’educazione di genere sia considerata materia di educazione scolastica. Emilia Greco, avvocata associata alla realtà scaligera, sta leggendo il caso con l’avvocato di Roveri perché giovedì 25 settembre ci sarà la lettura ufficiale da parte del gip della perizia su Sganzerla; gip che non ha ritenuto indispensabile sentire ancora Roveri fino ad oggi. La scelta di farlo tornare tra le mura domestiche è alla base delle proteste intorno alla ragazza di 25 anni di Nogara a cui la Prefetto di Verona ha assegnato la scorta.

Un vero e proprio cortocircuito giudiziario e per questo Laura Roveri sta facendo cerchio intorno a sé grazie al sostegno di persone come Serena Marchi, giornalista sensibile alla questione di genere, e a Cristina Martini, del gruppo di ricerca sui media ProsMedia, esperta di casi di femminicidio e femmicidio raccontati attraverso stereotipi e pregiudizi da parte dei mezzi di comunicazione. La vicenda ha tutte le caratteristiche di un tentato omicidio premeditato: l’uomo infatti ha percorso diversi chilometri tra Verona e Vicenza con un coltello per colpire l’ex fidanzata in un luogo pubblico e le ha inferto 16 coltellate al corpo e alla testa, di cui una ha lesionato la trachea sfiorando la carotide di 1 millimetro e 8. Per il gip questo non è stato un atto che l’ha messa in pericolo di vita.

Laura Roveri non è una vittima ma una sopravvissuta. Per Cristina Martini “Laura non è corresponsabile e colpevole di ciò che le è successo, perché non ha provocato l’azione violenta in alcun modo. Enrico Sganzerla invece è stato praticamente assolto prima a livello mediatico, attraverso le parole dei media che hanno anche relegato l’atto criminoso a raptus e poi dall’opinione pubblica che ha assorbito stereotipi e pregiudizi veicolati dalla stampa nella presentazione del caso”. Sottolinea poi l’importanza dell’uso corretto del linguaggio: “Non è stato un raptus, la follia di un attimo. Non va letto in termini di patologia, perché l’azione violenta si è svolta con lucidità e premeditazione. Né in termini passionali: tentare di togliere la vita è amore?”.

Dal 1 agosto 2014 in Italia è in vigore la Convenzione di Istanbul sulla violenza di genere che nasce con l’obiettivo di prevenire, proteggere le donne e perseguire gli autori di questi atti che dimostrano l’esistenza di un problema culturale profondo, sul quale bisogna agire attraverso dei progetti di formazione e informazione.

Rassegna stampa dei Tg nazionali e locali che hanno ripreso la conferenza stampa:

Tg1 (servizio dal minuto 27.15): http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4ffa8e0c-f27a-4685-a7b5-0690d01a5a12.html#p

Tg3 Veneto (servizio dal minuto 1.00): http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a9b2edba-d862-4b41-a7d8-72481655fe9e-tgr.html#p=0

Tg4 (servizi dal minuto 8.55): http://www.video.mediaset.it/video/tg4/full/483043/edizione-ore-19-00-del-19-settembre.html

Tg5 (servizio dal minuto 25.00): http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/483039/edizione-ore-20-00-del-19-settembre.html

Studio Aperto: http://www.video.mediaset.it/video/studioaperto/edizione_servizio/483020/laura-accoltellata-dall-ex-io-sotto-scorta-lui-gia-a-casa-.html

Tg Verona Telenuovo: http://www.tgverona.it/pages/121/391845/Laura_rabbia_e_indignazione.html

Tg TeleArena (servizio dal minuto 3.38): http://www.larena.it/videos/1984_tg_sera/77284/?pag=1

Gli stereotipi nell’informazione italiana

Amata da moriredi Cristina Martini

“L’ho amata da morire”, “L’ha uccisa per il caldo”, “Omicida in preda ad un raptus uccide la moglie”. Quanto le parole veicolate dai media possono modificare la percezione della violenza di genere nei lettori o telespettatori? Il femminicidio, il femmicidio, la violenza degli uomini nei confronti delle donne in quanto donne e i protagonisti dei casi di cronaca visti dai media sono gli argomenti trattati durante l’incontro “L’ho amata da moriremartedì 15 luglio alle 20.45 a San Bonifacio, Verona, nella sede del CoOffice in piazzale Mazzini con Cristina Martini ed Elena Guerra di Prosmedia.

L’appuntamento parte dalla ricerca di Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona, dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, raccogliendo ed analizzando i dati relativi al 2012, 2013 e 2014.

La ricerca è stata sviluppata in tre fasi principali: la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femmicidio del 2012 e dei 136 casi del 2013, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario semistrutturato e l’analisi di 4 casi emblematici (perché hanno avuto più eco nell’agenzia Ansa) per ciascun anno, appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; l’analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per gli 8 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale. Per informazioni scrivere a comunicazione@prosmedia.it.

A scuola contro la violenza di genere

no_violenza_donne-300x225di Cristina Martini

Il tema della violenza sulle donne entra a scuola. Il gruppo di analisi dei media ProsMedia organizza per venerdì 2 maggio, un incontro con gli studenti dell’istituto tecnico San Zeno di Verona, durante la loro assemblea.

A parlare dell’argomento saranno esperti e addetti ai lavori che lavorano da anni sul tema della violenza sulle donne: Cristina Martini, che si occupa di ricerca nel campo del giornalismo interculturale per ProsMedia e autrice della ricerca “Uomini che odiano le donne: come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”; Marisa Mazzi, presidente dell’associazione Isolina e.. contro il femminicidio; Massimo Rimpici e Mario Gritti, che collaborano con l’associazione nazionale Maschile Plurale,e Francesca Martinelli, assistente sociale dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, dove lavora a stretto contatto con le donne vittime di violenza.

Analisi dei media | Fuori dall’emergenza?

Il programma della giornata
Il programma della giornata

di Elena Guerra

Una giornata di studio sull’immigrazione nei media italiani. La scuola di dottorato Mediatrends dell’Università La Sapienza di Roma organizza per mercoledì 19 marzo un incontro seminariale dal titolo “Fuori dalle emergenze?” in cui dottorandi, docenti e ricercatori provenienti dalle università italiane coinvolte nelle ricerche dell’Osservatorio Carta di Roma si confrontano su come i media rappresentano i migranti nelle notizie e per discutere i risultati delle ricerche svolte sul tema.

Moderati da Marco Bruno e Marco Binotto, ricercatori del Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale, intervengono: Valeria Lai dell’Università La Sapienza di Roma, Simone Bonini e Raffaele Lombardi, coordinatori editoriali della rivista Comunicatorepuntodoc, che presentano il numero monografico “Fuori dall’emergenza. Immagini delle migrazioni nel racconto dei media”, Giuseppe Sangiorgi, segretario generale dell’Istituto Luigi Sturzo e Donatella Pacelli della Lumsa di Roma. A presentare il primo rapporto nazionale Carta di Roma “Notizie fuori dal ghetto” saranno Giovanni Maria Bellu, presidente dell’associazione Carta di Roma, Pina Lalli dell’Università di Bologna, Marinella Belluati dell’Università degli studi di Torino, Djordje Sredanovic e Gaia Farina, i ricercatori per l’Osservatorio Carta di Roma. In chiusura è prevista la proiezione del video finale del progetto di ricerca “Media, mode e amori dei figli dell’immigrazione”, dal titolo We-Mix.

Nel pomeriggio la giornata seminariale prosegue con un’importante riunione della rete delle università che lavorano per l’Osservatorio Carta di Roma, per discutere sui lavori di ricerca svolti e su nuove idee da sviluppare per l’analisi del giornalismo italiano e sul fronte della formazione rivolta agli addetti ai lavori. Anche il gruppo di analisi ProsMedia dell’Università di Verona sarà presente al seminario, rappresentato da Cristina Martini, che ha condotto ricerche sulla rappresentazione degli stranieri nell’agenzia di stampa nazionale Ansa, in tema di migranti, incidenti stradali e femminicidi.

Violenza di genere in Europa

violenza europadi Cristina Martini

42 mila donne intervistate in tutto in tutta Europa ed un risultato preoccupante: una ogni tre di loro ha subito violenza, quasi sempre non denunciata. Questo il dato principale della ricerca realizzata dall’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti umani, il cui rapporto è stato diffuso in questi giorni. Violenze fisiche, sessuali e psicologiche che non sfociano per forza nella morte della vittima, ma che rappresentano una continua, spesso subdola, violazione dei diritti umani che inizia già dall’adolescenza.

L’agenzia indagante ha ascoltato 1500 donne di età compresa tra i 18 e i 74 anni in ognuno dei 28 paesi dell’Unione Europea, che hanno dipinto quanto la violenza sia diffusa: il 5% delle intervistate ha confidato di aver subito uno stupro; una donna su 10 di averlo subito prima di compiere 15 anni. Le denunce sono pochissime: la percentuale arriva al 14% e sono di più nel Nord Europa, dove solitamente la donne hanno una maggiore indipendenza: in Danimarca il 52% delle donne ha dichiarato di avere subito attacchi fisici o sessuali; in Finlandia il 47%, il 46% in Svezia e il 45% in Olanda. Le percentuali si dimezzano in Polonia (19%), Austria (20%), Croazia (21%) e Spagna (22%). La percentuale italiana è del 27%: le donne non denunciano e non ne parlano; hanno paura e pensano che la violenza sia una questione da risolvere tra le mura di casa. Quando si parla di abusi che non accadono in ambiente familiare, Joanna Goodey, a capo del gruppo di ricerca, spiega: “In Italia c’è un maggiore controllo sociale del fenomeno: le donne escono meno da sole perché temono di subire violenza, si autolimitano nella propria libertà perché sanno di correre dei rischi”. La paura non permette quindi di monitorare il fenomeno fino in fondo.

La punta dell’iceberg della violenza sulle donne è rappresentata dalla forma più estrema di violazione dei diritti umani, che implica la morte della vittima: i femmicidi, ovvero l’omicidio di genere. Allo studio di questi si è dedicata Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona, nella ricerca “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, in cui sono stati raccolti e analizzati i dati relativi al 2012 ed al 2013. I risultati della schedatura delle vittime confermano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la violenza domestica è la causa principale di morte nelle donne tra i 16 ed i 44 anni; le donne fino ai 50 anni muoiono più tra le mura di casa, ad opera di persone dell’ambiente familiare, che non per malattie o incidenti. Le donne uccise nel 2013 sono state 136, quasi una ogni tre giorni e quasi tutti gli omicidi sono stati commessi da uomini che le stesse conoscevano. Le indagini sul tema della violenza sulle donne sono importanti per parlare di un problema culturale e sociale molto diffuso, per darne il giusto risalto e per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica. L’obiettivo è supportare prima di tutto le vittime attraverso un sostegno psicologico, medico e legale; curare e riabilitare gli uomini maltrattanti, per evitare la recidività e fare formazione nelle scuole per educare fin dai primi anni ad una corretta cultura di genere che riduca la dimensione del fenomeno.

Primo rapporto su media e minoranze

Logo-Carta-di-Romadi Cristina Martini

Notizie fuori dal ghetto” è il primo Rapporto annuale 2012 presentato dalle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, svolto dai gruppi di ricerca associati e coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di scienze della Comunicazione. La prima parte del lavoro è stata curata dai vincitori del bando di ricerca che l’Associazione Carta di Roma ha promosso di concerto con la rete Universitaria e ci propone da un lato una fotografia della rappresentazione della migrazione e delle minoranze nella stampa italiana e dall’altra un approfondimento sulla rappresentazione delle donne migranti nell’informazione televisiva. La seconda parte ospita estratti di ricerche svolte da dipartimenti universitari e da organizzazioni attive nella rete Carta di Roma, mentre la terza raccoglie le riflessioni su due ambiti specifici di grande interesse e attualità per l’associazione: la legislazione italiana sull’hate speech (i discorsi di odio) e la formazione dei giornalisti.

Come anticipato ProsMedia ha curato la parte di analisi e ricerca nei lanci Ansa nel capitolo su “Cronaca e criminalità: i delitti dei media” e nel capitolo “Il femminicidio”. Il primo ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, nei primi sette giorni dei dodici mesi, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. Le notizie considerate rilevanti rispetto ai fini dell’analisi sono state 174, il che corrisponde al 23,4% del totale delle notizie analizzate. La cronaca è l’argomento in assoluto predominante. Suddividendo le notizie di cronaca rispetto ai protagonisti, 167 (il 95,9% del totale) hanno avuto come protagonisti persone italiane o non identificate, mentre 28 notizie persone straniere (il 16%). Infine, 2 resoconti, l’1,1% dei lanci totali, si sono occupati del tema immigrazione e nessuno dei titoli in prima pagina, della sicurezza. Una tendenza che riflette il modus operandi del governo tecnico attraverso l’anno 2012, poco incline a parlare di migranti.

Il secondo capitolo curato da Prosmedia, “Il femminicidio” è stato condotto e realizzato da Cristina Martini, attraverso la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli, armi del delitto, modalità di esecuzione e numero di lanci dell’agenzia di stampa Ansa usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario a risposte multiple che permettesse di rilevare i dati relativi alla rappresentazione dei protagonisti dei femminicidi, utilizzato per analizzare quattro casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima e colpevole entrambi italiani; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima e colpevole entrambi stranieri. Con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale, è stato poi possibile approfondire la ricerca analizzando il linguaggio con cui i lanci di agenzia hanno descritto i diversi casi presi in esame.

Notizie fuori dal ghetto

loc carta di romadi Cristina Martini

Sarà presentato lunedì 16 dicembre il primo Rapporto annuale 2012 “Notizie fuori dal ghetto”, ritratto del connubio tra stampa italiana e immigrazione, svolto dai gruppi di ricerca dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di Scienze della Comunicazione. Dalle 10 alle 12 alla Camera dei deputati si potrà conoscere il lavoro portato avanti anche dal gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona che ha svolto nel 2012 “Cattive notizie. Cronaca e criminalità: i delitti dei media. Ricerca nazionale su immigrazione ed asilo nell’Agenzia di stampa Ansa”. La ricerca ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. L’indagine, basata sulla metodologia dell’analisi quantitativa, si è focalizzata sulla prima pagina dell’Ansa delle ore 19.00. Gli articoli analizzati sono stati estratti da un campione che prendeva in considerazione i primi 7 giorni di ogni mese, per tutto il 2012, per un totale di 84 giorni presi in considerazione. Nel complesso, sono stati individuati, schedati e analizzati 174 articoli rilevanti su 741 notizie analizzate.

Insieme all’andamento generale del 2012 su media e minoranze, sarà inoltre presentata la ricerca di Cristina Martini “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femminicidio secondo la nazionalità dei protagonisti dal 1 gennaio 2012 al 31 ottobre 2013. La ricerca è stata sviluppata in tre fasi: raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; costruzione di un questionario ed analisi di 4 casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per i 4 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale.

Durante la presentazione del Rapporto annuale a Roma ci saranno i saluti introduttivi della ministra per l’integrazione Cécile Kyenge e di Antonio Russo, consigliere di presidenza Acli e membro direttivo Carta di Roma. Modera Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. Presentazione dei dati della ricerca a cura di Marinella Belluati, Università di Torino e rappresentante del Comitato esecutivo Osservatorio Carta di Roma. Pietro Suber, vice presidente Ass Carta di Roma e giornalista Tg5 intervista: Francesca Paci, la Stampa, Ribka Sibathu, docente e scrittrice, Paolo Conti, Corriere della Sera e Lucia Ghebreghiorges, giornalista rete G2. Conclude Laura Boldrini, presidente Camera dei deputati.