Richiedenti asilo e identità di genere, se ne parlerà all’Università di Verona

villaburi
Convegno del 25 maggio 2018 a Villa Buri senza il patrocinio dell’ateneo scaligero

di Elena Guerra

È in corso in queste ore la Giornata di Studio e di formazione sulle migrazioni aperta al pubblico “LGBTI: Richiedenti asilo: orientamento sessuale e identità di genere”, a Villa Buri, a Verona. Il Convegno era stato sospeso una settimana fa dal rettore Nicola Sartor dell’Università degli Studi di Verona rinviando l’approfondimento dei suoi contenuti a data da destinarsi. «L’evento – come spiegava la nota stampa del 17 maggio – è uscito dall’ambito scientifico per diventare terreno di contrasto e soprattutto di ricerca di visibilità per diversi attivisti di varia estrazione».

Lo stop a un convegno accademico era arrivato dall’esponente del gruppo tradizionalista cattolico “Christus Rex” Matteo Castagna, vicino al sindaco Sboarina, il quale sul proprio profilo Facebook aveva scritto «seconda Vittoria in una settimana», riferendosi al “primo risultato” dato dal passo indietro dell’assessora alla Cultura Francesca Briani, in relazione alle polemiche suscitate dallo spettacolo andato in scena al Teatro Camploy “Solo RH” di Tommaso Rossi, che nella trama parlava anche di omosessualità. Stesso entusiasmo per Luca Castellini, il coordinatore Nord Italia di Forza Nuova, che in un video postato sulla sua pagina Facebook poco dopo aver appreso la notizia, definiva il convegno «pagliacciata più che convegno. Noi di Forza Nuova avevamo detto una settimana fa che l’avremmo impedito, anche con la forza, beh direi saggia decisione signor Rettore, saggia decisione».

Il Convegno all’Università si farà. Grazie alla manifestazione di dissenso il 18 maggio davanti al rettorato, con Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay e Laura Pesce, presidente Arcigay Verona, in rappresentanza dei manifestanti, ricevuti dal Rettore e dal prorettore Antonio Lupo, dall’onda di protesta e solidarietà nei social agli organizzatori, l’appello di molti ricercatori stranieri attraverso la testata Liberation, e la presa di posizione di tante realtà, come Il Cartello “Nella mia città nessuno è straniero”*, il convegno è stato proposto oggi da ASGI, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, in collaborazione con Milk, Sportello Migranti LGBT, Pink, Pink Refugees, Rete Lenford e Avvocato di strada. E non è mancata la voce del Rettore che alla trasmissione andata in onda giovedì 24 maggio su TeleArena, Diretta Verona, rilancia: «la Giornata di Studi all’Università si svolgerà il 21 settembre, sempre nella facoltà di Scienze giuridiche, perché – spiega – l’ateneo resterà sempre una roccaforte della libertà della ricerca».

Ma cosa era davvero successo per arrivare a censurare e a sospendere un convegno in uno spazio pubblico come quello dell’Università? Sartor lo chiarisce a Diretta Verona: «dopo le proteste politiche e le minacce di mandare a monte la conferenza, la Digos ha svolto alcuni accertamenti «scoprendo che c’erano 15 iscritti al convegno appartenenti a Forza Nuova e altri invece di opposizione. La cosa si faceva preoccupante, perché si delineava uno scenario molto delicato, a rischio violenze. Avremmo potuto tirare dritto e andare alla prova muscolare ma come avvenuto qualche anno fa, prima del mio rettorato, una simile occasione era finita con l’intervento delle forze dell’ordine e i lacrimogeni, fuggi fuggi generale e con quale risultato? Che la discussione non c’è stata. Quindi ho ritenuto preferibile trovare altre soluzioni che consentissero uno svolgimento ordinato dell’iniziativa».

Censure di questo tipo non fanno mai bene a una città universitaria come Verona che dovrebbe essere crocevia di persone e idee. In questo caso gli attivisti per i diritti civili – nel 2018 – hanno saputo contrastare in modo puntuale e pacifico, senza abbassare la guardia, movimenti razzisti e omofobi.

*Comunicato stampa del Cartello “Nella mia città nessuno è straniero”
Apprendiamo con sconcerto e preoccupazione della sospensione della giornata di formazione “Richiedenti asilo: orientamento sessuale ed identità di genere” che avrebbe dovuto tenersi presso l’Università degli Studi di Verona in data 25 maggio 2018. Che formazioni di estrema destra riescano a impedire il libero resoconto di ricerche scientifiche è un grave segnale non solo per l’antirazzismo, ma per la democrazia e il liberalismo. L’evento si terrà a Villa Buri: Prot. internazionale: orientamento sessuale e identità di genere
Firmatari: Cestim Verona – CGIL Verona – Comunità Cristiana di Base Verona – Cooperativa Le Rondini – Emmaus Villafranca EXP associazione culturale – Gruppo Radici dei Diritti – Hermete Cooperativa Sociale Onlus – Associazione Le Fate onlus – Movimento Nonviolento – Pax Christi – Per Cambiare l’Ordine delle Cose Forum di Verona – PONTI ONLUS Associazione Interculturale – Progettomondo.mlal – Rete Radiè Resch – SAE Segretariato Attività Ecumeniche di Verona – Veronetta Centoventinove

Profughi, migranti, media e domande scomode

Lorenzetto - L'Arena - 31.01.2016di Maurizio Corte

Sul quotidiano L’Arena di Verona di domenica 31 gennaio il giornalista Stefano Lorenzetto, nella rubrica “Controcronaca”, avanza una richiesta sui cittadini stranieri che sono in Italia come richiedenti asilo: “Vorrei che tutte le settimane il governo mi dicesse quanti profughi – pardon, richiedenti asilo – sono arrivati nella mia città e in quali strutture sono stati alloggiati. Vorrei che mi comunicasse se provengono da Siria, Iraq, Libia e altri teatri di guerra in cui tiranneggia l’Isis o da Paesi più o meno tranquilli, ancorché poveri, del Terzo mondo. Vorrei che mi dettagliasse le uscite per il loro mantenimento, con le singole voci di spesa, inclusi gli eventuali contributi incassati dalle associazioni che si occupano di loro”.

Prosegue poi Lorenzetto: “Vorrei che rendesse noti identità, professione e denunce dei redditi dei benemeriti che hanno messo a disposizione gli edifici dove accoglierli. Vorrei che aggiornasse costantemente il bilancio dell’intera operazione. Vorrei che divulgasse su Internet tutte le fatture e qualsiasi altro documento amministrativo relativo a essa. Vorrei infine che precisasse se le sovvenzioni erogate a chi ospita gli esuli sono esentasse oppure no. Voglio troppo?”.

La richiesta del giornalista Lorenzetto è sacrosanta. Si richiama in sostanza alla trasparenza a cui è tenuta, anche nella comunicazione, la pubblica amministrazione. Quello che ci interessa qui, però, non è la richiesta, condivisibile, di sapere come viene speso il pubblico denaro per i richiedenti asilo. Quello che ci interessa, trattando il tema “media e immigrazione”, è come il giornalismo italiano (e con esso la comunicazione in generale, fiction compresa) tratta il tema dei migranti, siano essi a titolo economico o perché bisognosi di protezione umanitaria.

Lorenzetto ripropone – utilizzando la tecnica dell’interrogazione retorica (quella che sa già la risposta) – convinzioni e posizioni datate del giornalismo italiano: i richiedenti asilo sono dei “fancazzisti”, degli scioperati (per lo più neri e africani) che vivono sulle nostre spalle; sono gente che con la scusa della guerra si è infilata nella fiumana che sta invadendo dall’Africa e dal Medio la civilissima Europa.

Fin qui la “ideologia” che sta dietro l’articolo di Lorenzetto. C’è poi il tema della “agenda degli argomenti” che sostanzia l’articolo sui richiedenti asilo. Il giornalista Lorenzetto, sul tema dei migranti, non pone il problema più importante: “Come mai vi sono così tanti richiedenti asilo? Si tratta solo di fancazzisti infiltrati venuti da Paesi poveri?”.
Lorenzetto non tematizza la causa – le guerre che interessano Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Cina – che ha scatenato la fuga dall’Africa e dal Medio Oriente. Non pone nemmeno il problema delle condizioni economiche che causano i movimenti migratori; e a chi fanno comodo quelle condizioni e gli sfruttamenti collegati.

Infine, Lorenzetto nel suo articolo su migranti, profughi e richiedenti asilo mostra un altro aspetto dell’agenda di molti giornali italiani: l’assenza di domande non solo sui profughi e su chi vi lucra togliendo risorse per i bisognosi (domande sacrosante), ma anche sugli evasori fiscali che ogni anno privano le casse statali di centinaia di miliardi di euro.
Avrebbe un giornalista come Lorenzetto la decisione nel chiedere ad alcuni soggetti sociali di mostrare la dichiarazione dei redditi e un resoconto dettagliato di come spendono i soldi pubblici ricevuti?

Va infatti ricordato che non pagare le imposte e le tasse vuol dire sottrarre soldi per la sanità, i servizi sociali, l’istruzione, la sicurezza e per chi ha davvero bisogno di aiuto. Un tema – quello dell’evasione fiscale collegata alla carenza di risorse per i bisognosi – mai tematizzato dai giornali italiani. Soprattutto mai trattato da quei giornalisti che si preoccupano di come si spendono gli spiccioli per i migranti; e non si preoccupano di chi sottrae tesori miliardari alla gente comune.

Danimarca | I richiedenti asilo, ovvero giornalisti

redazione Dagbladet Informationdi Elena Guerra

Per un giorno i rifugiati hanno curato l’edizione del Dagbladet Information, un quotidiano danese progressista. L’obiettivo era quello di presentare un’immagine radicalmente diversa delle migliaia di richiedenti asilo che bussano alla porta dell’Europa. Il giornale ha messo insieme una dozzina di rifugiati, per lo più professionisti del settore e che spesso hanno avuto seri problemi nel praticare la propria professione nel proprio Paese di origine, la maggior parte dei quali sono arrivati da poco in Danimarca, affidandogli il controllo della scelta editoriale, fornendo sostegno per le ricerche e la traduzione.

Le 48 pagine della piccola testata con una tiratura di circa ventimila copie hanno attraversato diversi temi: le politiche sull’immigrazione del Paese, di come la migrazione verso l’Europa sia così fortemente maschile, la “lotteria” dei nuovi arrivati nei campi profughi danesi, lo smantellamento di tre miti sui rifugiati e sulle devastazioni in Siria per mano dei jihadisti dello Stato islamico. Dagbladet Information, una piccola, è nata come organo della resistenza clandestina danese durante la Seconda guerra mondiale, ed è un punto di riferimento per i movimenti sociali.

La voce dei rifugiati è stata assente dalla stampa, ma questa non è certo una novità, non solo in Danimarca. Di sicuro la scelta di questa redazione è in linea con le buone prassi per un buon giornalismo interculturale. Nel libro Comunicazione e giornalismo interculturale (Cedam, 2004), l’autore ed esperto dei media Maurizio Corte evidenzia l’impegno di questo giornalismo buono – e non buonista – “a valorizzare la presenza immigrata come risorsa per la società di accoglienza, favorendo la conoscenza, l’accettazione reciproca, l’integrazione e lo scambio fra culture diverse: obiettivi raggiungibili se si seguono i principi fondanti e le indicazioni della Pedagogia interculturale; se si acquisisce un nuovo atteggiamento culturale basato sul rispetto, sull’accoglienza, sul dialogo. Non dobbiamo dimenticare, poi, che in mass media aperti all’intercultura i cittadini di origine straniera possono trovare una forma positiva di rispecchiamento; una ragione in più per amare la nuova Patria dove vivono, per sentirsene parte attiva e costruttiva”.