Minori Migranti. L’istruzione come ponte di accoglienza

di Maurizio Corte

In occasione della XV Settimana Antirazzismo, i Dipartimenti di Scienze Umane e di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Verona organizza – venerdì 22 marzo 2019, Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche, via Carlo Montanari 9, a Verona – un convegno dal titolo: “Minori Migranti. L’istruzione come ponte di accoglienza”.

L’iniziativa è rivolta a chi è impegnato nel settore educativo, a partire dai docenti e dirigenti delle scuole, ma aperta a tutti gli interessati. Intende essere un momento di approfondimento e di dibattito su come favorire, in particolare a livello di istruzione, l’inclusione dei minori con background migratorio; su cosa si sta facendo a livello locale e nazionale in tal senso; e quali sono le criticità da tenere in considerazione ai fini di un effettivo miglioramento.

La tavola rotonda della mattina rientra nel progetto europeo Transnational Youth Forum on the Right to Education: Building a brighter future for the Children on the Move (TYF). Il progetto è presentato dall’organizzazione internazionale Hope For Children di Nicosia (Cipro), con il coinvolgimento di università e organizzazioni italiane, portoghesi e francesi, fra cui i Dipartimenti di Scienze Giuridiche e Scienze Umane dell’Università di Verona. Il progetto, finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma Erasmus+ Key Action 3, mira a coinvolgere studenti e giovani adulti nelle riforme politiche nazionali ed europee relative all’inclusione sociale di bambini e ragazzi migranti, in particolare per quanto concerne il settore educativo e l’integrazione scolastica.

Di seguito il programma del convegno aperto alla cittadinanza, con particolare riguardo per dirigenti scolastici, docenti, personale ATA di segreteria, mediatori linguistico e studenti universitari. Interventi e relatori Prima sessione:
Tavola rotonda in occasione della XV Settimana Antirazzismo”. Ore 9.00- 13.00. Saluti istituzionali: Donata Gottardi, Università di Verona; Francesca Briani, Assessore alla Cultura, Turismo, Politiche Giovanili, Pari opportunità Comune di Verona; Albino Barresi, Provveditore agli Studi di Verona.

Introducono “Il Progetto Transnational Youth Forum” Alessandra Cordiano e Isolde Quadranti, Università di Verona.

La via italiana all’educazione interculturale. Il Rapporto Eurydice 2019, L’integrazione degli alunni con background migratorio nelle scuole d’Europa”, Vinicio Ongini, Direzione Generale per lo Studente, l’integrazione, la Partecipazione – Miur.

Tra Università e territorio: didattica dell’Italiano come lingua seconda”, Paola Cotticelli e Serena Dal Maso, Università di Verona.

I network tra compagni di classe come capitale: un’indagine condotta su studenti italiani e non italiani”, Luigi Tronca, Università di Verona.

Diversi da chi? Percorsi di inclusione per gli alunni con background migratorio nelle scuole veronesi”, Cinzia Maggi, Rete Tante Tinte, Matteo Danese, Cestim.

“Strategie e percorsi dell’inclusione: il caso dell’Università di Verona”, Giorgio Gosetti, Università di Verona “Dall’assedio di Sarajevo alla laurea a Verona”, Nermin Fazlagic, Associazione Stecak “I CPIA: questi sconosciuti”, Nicoletta Morbioli, CPIA di Verona “Minori stranieri non accompagnati: istruzione e integrazione”, Catia Zerbato, Comunità San Benedetto. “Collana di storie. Fare formazione con le insegnanti”, Maria Livia Alga, Università di Verona.

Il ruolo dei media nel favorire il dialogo interculturale e l’accoglienza”, Maurizio Corte, ProsMedia, Centro Studi Interculturali, Università di Verona.

Interventi programmati: “Esperienze dei giovani partecipanti del progetto europeo Transnational Youth Forum”, introduce Roberta Silva, Università di Verona. Segue il dibattito Seconda sessione: ore 14.30-16.30. “La normativa sull’integrazione. Le iniziative nazionali e le esperienze significative di altre città”. “La normativa sull’integrazione”, Vinicio Ongini, Direzione Generale per lo Studente, l’integrazione, la Partecipazione, Miur. 3 “La valutazione degli alunni CNI”, Filippo Sturaro, Ufficio Scolastico Regionale Veneto.

Siamo tutti esposti

di Elena Guerra
“Siamo differenza, facciamola”. “Restiamo umani”. “Prima le persone”. Sono solo alcune delle cinquanta frasi che in occasione della Settimana di Azione Contro il Razzismo, l’associazione culturale veronetta129, D-hub, via XX settembre Social Street, Le Fate Onlus (realtà che fanno parte del cartello Nella Mia Città Nessuno è Straniero), metteranno a disposizione su striscioni dipinti a mano, durante l’evento Siamo tutti esposti. Sabato 16 marzo, dalle 10 alle 16, ai giardini dell’ex Nani, già dalla mattinata, chi volesse può scegliere la sua frase preferita tra quelle proposte e cimentarsi nella creazione dei manifesti. La distribuzione invece inizierà nel primo pomeriggio. L’iniziativa, supportata dall’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, vede la partecipazione di cittadine e cittadini e di istituzioni presenti nel quartiere di Veronetta, come l’Università degli Studi di Verona, le scuole Duca d’Aosta e la parrocchia di San Nazaro.

«Veronetta non è “il” quartiere multietnico di Verona, Veronetta e Verona sono semplicemente parte di un mondo composto da una moltitudine di persone in movimento – spiega Alice Silvestri, presidente dell’associazione culturale veronetta129 –. Con la nostra iniziativa ci rivolgiamo a chi, nella differenza, trova delle basi comuni. Sembra quasi anacronistico dirlo, dovrebbe ormai essere scontato, ma uno di questi punti di contatto è sicuramente l’antirazzismo. In un periodo storico in cui la violenza verbale (e non solo), l’esclusione, la chiusura sembrano spadroneggiare, vogliamo ripartire dalle basi, vogliamo aprire delle finestre, dei balconi, far breccia in questi muri che a volte sembrano davvero imprigionare alcuni e tener fuori altri. E vogliamo farlo insieme, con una presa di responsabilità personale, e in modo creativo».

Siamo tutti esposti è un laboratorio artistico dove scrivere, su teli in pvc antipioggia, frasi e citazioni su accoglienza, inclusione, antirazzismo da appendere a balconi e finestre per tutta la settimana successiva al laboratorio, dal 16 al 23 marzo, e oltre. Per una Veronetta inclusiva, bella, antirazzista. L’iniziativa, che ha preso spunto da un’attività simile sperimentata a Milano, è infatti rivolta al quartiere ad est dell’Adige, ma può essere sicuramente ripetuta anche in altri luoghi della città. Per chi non ha tempo o indole artistica ma ha spazio per esporre lo striscione che preferisce a Veronetta, può scrivere all’indirizzo info@veronetta129.it.

Ecco l’elenco delle frasi:
1 – La parola mondo è più importante della parola patria
2 – Se sbarca un alieno gli chiedo cosa mangia e se ha fame
3 – Le città sono di tutti
4 – La guerra tra poveri si combatte con l’inclusione
5 – Io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana (Einstein)
6 – Entrando nella piazza ci si trova in mezzo ad un dialogo (Calvino)
7 – Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori! (Calvino)
8 – Io sono bianco, nero e asiatico. Eppure tutti mi amano (Un panda)
9 – Le cose dovrebbero essere separate in base al colore solo in lavanderia
10 – L’amore, la rivolta, il pensiero, la creazione artistica: ecco cos’è da ricercare (Miguel Benasayang)
11 – Alla scala uno a uno prenderanno fuoco tutte le vostre mappe. (Wu Ming)
12 – Siamo sempre in viaggio (Steinbeck)
13 – Tutto il cielo è attraversabile per l’aquila, per l’uomo nobile tutta la terra è patria (Euripide)
14 – Siamo sempre lo straniero di qualcun altro (Tahar Ben Jelloun)
15 – L’unico straniero è il razzismo
16 – Nostra patria è il mondo intero (Pietro Gori)
17 – C’è sempre qualcuno più a nord di te
18 – Stop pretending your racism is patriotism
19 – Superiorists are inferiorists
20 – Racism is the refuge for the ignorant
21 – Make racism wrong again
22 – La raison, le jugement, viennent lentement, les préjugés accourent en foule (Rousseau)
23 – Rien ne développe l’intelligence comme les voyages (Zola)
24 – Si tu diffères de moi, mon frère, loin de me léser, tu m’enrichis (Antoine de Saint-Exupéry)
25 – Il razzismo è l’espressione del cervello umano ridotta ai minimi termini (R. Menchù)
26 – Il pregiudizio è figlio dell’ignoranza
27 – Il ricordo è il tessuto dell’identità (Nelson Mandela)
28 – Imagine all the people living life in peace (John Lennon)
29 – Più parli dei tuoi confini più si notano i tuoi limiti
30 – Possiamo essere liberi solo se tutti lo siamo (Hegel)
31 – L’indifferenza è il peso morto della storia (Gramsci)
32 – È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio (Einstein)
33 – L’egoismo è sempre stato la peste della società (Leopardi)
34 – È impossibile parlare del razzismo di oggi se non si ricorda il razzismo di ieri (G. A. Stella)
35 – Questo deprecabile razzismo da stadio sta rovinando l’immagine di milioni di razzisti per bene (Altan)
36 – Siamo tutti figli dell’evoluzione delle stelle, quindi siamo davvero tutti fratelli (M. Hack)
37 – Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato (E. Wiesel)
38 – Siamo rimasti d’accordo su quanto di buono abbiamo in comune (Levi)
39 – Vivere nel mondo di oggi ed essere contro l’uguaglianza per motivi di razza o colore è come vivere in Alaska ed essere contro la neve (William Faulkner)
40 – Il razzismo è semplicemente sopraffazione
41 – Finché il colore della pelle di un uomo sarà più importante di quello dei suoi occhi sarà sempre guerra (Bob Marley)
42 – Il futuro è un diritto di tutti, non un privilegio di pochi
43 – Il razzismo è un luogo comune dove tutti gli stupidi si incontrano
44 – Salvare vite non è un reato
45 – Siamo differenza, facciamola
46 – Se si sogna da soli è un sogno. Se si sogna insieme è la realtà che comincia
47 – Prima le persone
48 – Prendersela con tutti i musulmani per il terrorismo è come prendersela con tutti i musicisti per Gigi D’Alessio
49 – Restiamo umani
50 – L’Università promuove il pluralismo delle idee e respinge violenza, discriminazione e intolleranza  (Estratto dall’Art. 1-Comma 3, Statuto dell’Università di Verona)

La Settimana di Azione Contro il Razzismo è realizzata ogni anno in occasione della celebrazione in tutto il mondo della Giornata per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, fissata nella data del 21 marzo dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a ricordo del massacro perpetrato dalla polizia sudafricana nel 1960, a Sharpeville, di 69 manifestanti che protestavano pacificamente contro le leggi razziste emanate dal regime dell’apartheid.

La sfida di questa iniziativa è tappezzare il quartiere con frasi accoglienti e inclusive, e invitare tutti i cittadini e le cittadine a fotografare i diversi balconi e postare le immagini sui propri social con i seguenti hashtag: #diversiperchéunici #siamotuttiesposti.

Le associazioni promotrici invitano poi all’appuntamento organizzato da tutte le associazioni aderenti al Cartello Nella mia città nessuno è straniero per sabato 23 marzo con #PassaPorti – Marcia contro ogni forma di razzismo per una città aperta e solidale, ritrovo nel piazzale della Stazione di Porta Nuova alle ore 15. Arrivo in Piazza Bra con musica e reading. A tutti i partecipanti verrà consegnato il #PassaPorti, simbolo della manifestazione da portare al collo durante il corteo.

L’associazione culturale veronetta129 promuove nel territorio veronese l’incontro tra culture diverse e tra le persone con la promozione e diffusione del messaggio antirazzista in modi sempre nuovi ed originali. Sostiene e prende parte attiva, spesso in rete con alte associazioni ed enti, ad attività antirazziste e antifasciste progettate su e per il territorio veronese, con l’intento di dare spazio a ragazzi e ragazze che vogliono far sentire la propria voce, creare insieme iniziative ed eventi, dimostrare che il cambiamento è possibile. Le due attività storiche dell’associazione sono “Indovina chi viene a cena?_Verona”, progetto di relazione per mezzo del cibo, e “MediOrizzonti”, la rassegna di cinema mediorientale a Verona.

D-Hub è un laboratorio urbano nato nel 2013 che si occupa principalmente di sperimentare modelli di inserimento lavorativo che mettano al centro la persona, con i suoi talenti e i suoi desideri di realizzazione, attraverso la lavorazione di scarti industriali e domestici in alcuni laboratori artigianali, per permettere alle donne coinvolte di ritracciare per sé una traiettoria di lavoro e lo fa in un’ottica integrata (co-costruendo risposte generative a bisogni relazionali, abitativi, psicologici).

L’Associazione Le Fate Onlus nasce nel 1999 e opera principalmente a Verona e Provincia con lo scopo di essere vicino agli interessi della comunità, favorire la promozione umana e sostenere l’inclusione sociale di tutti i cittadini. Nel realizzare le proprie attività l’associazione pone al centro dell’attenzione il miglioramento del livello di benessere individuale e sociale. I molteplici saperi dell’organizzazione nel tempo sono diventati un punto di forza; l’eterogeneità ha dato la possibilità di generare un numero sempre maggiore di servizi in stretto rapporto di collaborazione con il territorio e le con sue realtà.

I “terroni” nei media: giornali e italiani “extracomunitari”

non si affitta ai meridionalidi Manuela Mazzariol

La ricerca è stata condotta su una selezione di articoli dai quotidiani la Stampa e l’Unità negli anni 1950-1970 ed è volta a ricostruire l’immagine che ne emerge del cittadino meridionale e veneto che in quegli anni migrava verso le zone più ricche d’Italia, verso il cosiddetto “triangolo industriale”. Si propone inoltre di dimostrare come l’atteggiamento dei giornali e le prassi di produzione della notizia abbiano influito nella creazione di pregiudizi e stereotipi riguardanti i cittadini del Sud. Essa mira a rispondere a tre domande principali: quale sia la tipologia dei fatti più rilevanti negli articoli selezionati, quale l’immagine del migrante che viene restituita al pubblico e quale l’atteggiamento dei giornali nei confronti dei soggetti della ricerca e fa riferimento alle principali teorie sull’influenza dei mass media sul pubblico. I risultati sono stati confrontati con la ricerca di Maurizio Corte sull’immagine dei migranti dal Sud del mondo restituita dalle notizie Ansa.

Ciò che emerge è che la tipologia delle notizie influisce sulla visione che il lettore ha del cittadino migrante. Il fatto di ricondurre la popolazione autoctona a suicidi ed incidenti, mentre i cittadini meridionali vengono legati indissolubilmente grazie all’insistenza su aggettivi e sostantivi che ne indicano la provenienza a cronache violente, incide non poco sull’opinione pubblica. Essa è indotta a collegare il cittadino meridionale alla criminalità o all’illegalità. Il clima di insicurezza viene alimentato inoltre dalla percezione che il numero di immigrati sia in continuo aumento. È l’intera comunità meridionale che attraverso la tipologia delle narrazioni viene stigmatizzata in quanto fonte di instabilità sociale.

L’immagine del migrante veneto e meridionale è alquanto stereotipata e parziale. Quando il pregiudizio non va nel senso della condanna, allora l’individuo rimane inconsistente. Non c’è alcuna attenzione alla cultura del soggetto e alla sua identità di persona. Un mix di stereotipi e generalizzazioni lo rendono un personaggio tipizzato, inesistente al di là della cronaca nera nella quale è coinvolto.  Anche il rapporto tra migrante e cittadinanza è pressoché assente, oppure ricondotto a rivalità campanilistiche. Il migrante è un individuo che vive ai margini della società senza che vi sia integrazione.

L’atteggiamento del quotidiano nei confronti del migrante se non è apertamente razzista, di condanna o di compatimento è comunque del tutto funzionale al marketing del giornale. Fa notizia perché portato alla ribalta delle cronache attraverso fatti che colpiscono la sensibilità e l’emotività del pubblico di riferimento. Nel caso in cui, come avviene nel quotidiano del Partito Comunista, non ci sia un interesse esplicito alla creazione di una letteratura allarmista o compassionevole nei confronti del protagonista, in quanto appartenente alla classe del proletariato o del sottoproletariato, allora egli non interessa. I processi si semplificazione del reale in entrambi i casi portano ad un comportamento superficiale volto semplicemente ad esporre i fatti nella maniera che più si confà ai gusti e agli interessi del pubblico di riferimento.

Dal raffronto parziale con l’analisi compiuta fino al 2002 da Corte emergono un numero considerevole di congruenze tra i due soggetti analizzati. Sebbene fortunatamente le prassi giornalistiche vadano verso un’evoluzione in positivo non si nota un cambiamento radicale nelle routine dei giornali che continuano ad avere un atteggiamento superficiale quando non palesemente razzista nei confronti dell’Altro. I media di oggi stanno compiendo un percorso di cambiamento che tuttavia è ancora ben lontano dal dirsi concluso. Infine si può concludere che come i media hanno prodotto atteggiamenti pregiudiziali e razzisti dell’opinione pubblica nei confronti dei cittadini meridionali, oggi che i migranti sono stranieri hanno operato con gli stessi meccanismi. Si va dunque sempre in direzione della condanna del diverso operando semplicemente una sostituzione tra il migrante meridionale, che oggi finalmente, essendo arrivato in Italia un diverso più diverso di lui, viene innalzato al grado di cittadino italiano di serie A assieme ai suoi connazionali del Nord, e lo straniero che assume il ruolo di individuo inferiore.

Il vademecum da infrangere

di Elena Guerra

Nel giornalismo quando si parla di immigrazione ci sono dieci comandamenti. Non promesse da realizzare, ma trappole da evitare. Ne ha parlato a metà aprile Mauro Valeri, responsabile dell’Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio, durante il seminario di formazione “Sgomberiamoli!”, promosso dall’agenzia Redattore Sociale.
Ecco le dieci cose da evitare, e qualche consiglio:

  • L’uso del termine razza. Non bisogna tanto stare attenti alla parola, quanto ai significati che si porta dietro;
  • La deumanizzazione che avviene ogni volta che, per esempio, si paragonano gli uomini ad animali, come le “antilopi” nell’atletica leggera;
  • I pregiudizi positivi, come quello in base a cui i neri hanno il ritmo nel sangue;
  • I numeri che nell’immigrazione sono complicatissimi;
  • Il legare i fatti tra loro, perché non tutte le variabili sono significative, ma molte sono casuali;
  • L’abitudine di parlare di immigrazione in termini di solidarietà, più che di diritti;
  • Il capro espiatorio, generalmente debole e invisibile;
  • La discriminazione indiretta, cioè la condotta razzista che in molti casi non è riconosciuta come tale;
  • Evidenziare troppo le differenze. Meglio soffermarsi di più sulle similitudini;
  • Meglio ragionare in termini di meticciato, raccontando le molteplicità dell’identità.

Parole sporche

Lorenzo Guadagnucci PAROLE SPORCHE. Clandestini, nomadi, vu cumprà: il razzismo nei media e dentro di noi, Altreconomia Edizioni (Milano 2010)

Le parole sono importanti. E se giornali e tv scrivono e parlano male è probabile che lettori e spettatori pensino male. Il libro dà conto di come e perché razzismo e xenofobia in Italia trovano spazio sui più importanti media, in bocca agli intellettuali e tra i cittadini. Vocaboli di cui i media italiani, con poche eccezioni, fanno uso largo e disinvolto. Un lessico che nasce dai cosiddetti “imprenditori della paura”, coloro che alimentano il bisogno di sicurezza e il rifiuto del diverso, per lucrare consenso in un momento di profonda crisi economica e morale. La realtà ne esce stravolta, l’opinione pubblica manipolata.

Come voltare pagina? L’autore racconta l’impegno di organizzazioni come Giornalisti contro il razzismo, Articolo 3 e Cospe e propone la via di un consumo critico dell’informazione: il cambiamento passa da nuove regole deontologiche ma anche dalla cittadinanza attiva. Per parole più precise e rispettose. Prefazione di Mohamed Ba, attore, musicista e mediatore culturale, vittima di un episodio razzista alla fermata dell’autobus in pieno centro a Milano.