Cartoline contro l’odio

di Elena Guerra

Ripartire dalle parole, dal loro significato e dall’uso che ne facciamo, attraverso dodici cartoline che vogliono sottolineare la differenza tra percezione e realtà, per guardare oltre stereotipi e luoghi comuni. È questa “la protesta culturale” messa in atto da La Carta di Roma attraverso 12 cartoline, in occasione del suo decimo anno di vita, con l’aggiornamento del suo codice deontologico giornalistico avvenuto lo scorso 25 giugno alla Casa del cinema.

Un’azione per tentare di riportare il dibattito pubblico su binari il più possibile aderenti alla realtà. La prima regola della Carta di Roma è quella che invita i giornalisti ad utilizzare sempre i termini giuridicamente appropriati al fine di restituire al lettore la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri. Non esistono parole sbagliate, esiste invece l’uso sbagliato delle parole. “Invasione”, “clandestino” e “razza” sono solo alcune delle parole male utilizzate nel racconto delle migrazioni, fino al punto di costruire una percezione del fenomeno migratorio ben diversa dalla realtà.

L’Associazione Carta di Roma vuole provare a ridefinire le parole, attribuendogli il giusto significato. Per questo anche noi di Prosmedia condivideremo ogni martedì sui canali social, a partire dal 3 luglio, una delle 12 cartoline realizzate contro i discorsi di odio. Le definizioni del vocabolario delle 12 parole chiave usate nel racconto giornalistico legate alle immagini della realtà delle migrazioni sono accompagnate dagli scatti di Roberto Salomone.

Parole sporche

Lorenzo Guadagnucci PAROLE SPORCHE. Clandestini, nomadi, vu cumprà: il razzismo nei media e dentro di noi, Altreconomia Edizioni (Milano 2010)

Le parole sono importanti. E se giornali e tv scrivono e parlano male è probabile che lettori e spettatori pensino male. Il libro dà conto di come e perché razzismo e xenofobia in Italia trovano spazio sui più importanti media, in bocca agli intellettuali e tra i cittadini. Vocaboli di cui i media italiani, con poche eccezioni, fanno uso largo e disinvolto. Un lessico che nasce dai cosiddetti “imprenditori della paura”, coloro che alimentano il bisogno di sicurezza e il rifiuto del diverso, per lucrare consenso in un momento di profonda crisi economica e morale. La realtà ne esce stravolta, l’opinione pubblica manipolata.

Come voltare pagina? L’autore racconta l’impegno di organizzazioni come Giornalisti contro il razzismo, Articolo 3 e Cospe e propone la via di un consumo critico dell’informazione: il cambiamento passa da nuove regole deontologiche ma anche dalla cittadinanza attiva. Per parole più precise e rispettose. Prefazione di Mohamed Ba, attore, musicista e mediatore culturale, vittima di un episodio razzista alla fermata dell’autobus in pieno centro a Milano.