Giornalismo ed etica in Europa

di Elena Guerra

Tra le tante attività il Progetto Mediva ricerca pubblicazioni legate alla rappresentazione nei media di migranti che potrebbero essere soggetti a discriminazione o ad una cultura ostile  dei media. A questo scopo  sono stati esaminati diversi codici di buone prassi o di etica destinati ai giornalisti dei 27 Stati membro dell’UE, nei quali sono stati evidenziate importanti norme di “non discriminazione”.

Come per esempio in Austria il Codice di Etica per la Stampa Austriaca in cui è vietata qualsiasi forma di discriminazione per ragioni di etnia, religione, nazionalità, sesso o per qualsiasi altra ragione (Art. 5.5). In Belgio il Codice dei Principi dei Giornalisti ricorda che la stampa riconosce e rispetta la diversità di opinione, difende la libertà di pubblicazione dei diversi punti di vista. Si oppone a qualsiasi forma di discriminazione basata sul sesso, etnia, nazionalità, lingua, religione, ideologia, cultura, classe e tutte quelle opinioni in contrapposizione con i principi fondamentali dei diritti umani (Art. 4).

In Bulgaria il Codice Etico dei Media Bulgari mette in evidenza che i giornalisti non dovrebbero far riferimento alla etnia, al colore, alla religione, all’origine etnica, all’orientamento sessuale, alla condizione mentale e fisica di una persona se non assolutamente importante al fine della comprensione della notizia (Art. 2.5.2). A Cipro il Codice di Pratica Giornalistica ricorda che i media evitano ogni riferimento diretto o non a persone che contenga elementi di pregiudizio sulla base della etnia, colore, lingua, religione, convinzione politica o altro, sull’origine nazionale o sociale, età o altro status, incluso malattie o invalidità mentali o fisiche (Art. 12 Discriminazione).

Nella Repubblica Ceca il Codice di Etica dei Giornalisti ricorda che i giornalisti non devono creare o formare soggetti in modo tale da stimolare forme di discriminazioni di etnia, colore della pelle, religione, genere o orientamento sessuale (Art. 3). In Finlandia per le Linee Guida per i Giornalisti la dignità umana di ogni persona deve essere rispettata. L’origine etnica, la nazionalità, il sesso, l’orientamento sessuale, le convinzioni o altre caratteristiche personali non devono essere presentate in maniera impropria o denigratoria (Art. 26). Rimandiamo al seguente link dove sono consultabili tutte le pubblicazioni deontologiche di buone prassi  per la professione dei giornalisti divise per nazioni.

Gli stranieri relegati nelle pagine di nera

di Cristina Martini

Su quotidiani e telegiornali gli immigrati occupano uno spazio marginale, nemmeno il 2% delle notizie, e sono solitamente citati per fatti legati alla cronaca nera dove conta soprattutto sottolineare nazionalità e fede religiosa. L’agenzia Ansa diffonde alcuni dei risultati di una ricerca condotta dal Robert Schumann Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze nell’ambito del progetto Mediva (Media per la diversità e l’integrazione dei migranti) curato da Anna Triandafyllidou e Iryna Ulasiuk. L’indagine ha coinvolto in Italia i quotidiani La Nazione, La Repubblica, Il Sole 24 Ore, Corriere della Sera e il Tg3, e lo studio è stato condotto su più Paesi europei.

Nella copertura delle notizie sugli immigrati, è stato spiegato, in Italia «i media spesso alimentano l’opposizione tra un positivo “noi” e un negativo “loro”, e in generale le notizie relative all’immigrazione hanno risalto solo in concomitanza di un evento straordinario o che, appunto, fa notizia». Sui media italiani, è stato detto ancora, «imigranti sono il più delle volte rappresentati come gruppo piuttosto che come singole persone, gruppi cui si attribuiscono caratteristiche minacciose o si associano problemi. Mancano invece spazi di approfondimento sulle realtà di provenienza, per capire meglio i problemi. E mancano criteri di selezione nelle redazioni di giornalisti legati alle nazionalità immigrate».