Profughi, migranti, media e domande scomode

Lorenzetto - L'Arena - 31.01.2016di Maurizio Corte

Sul quotidiano L’Arena di Verona di domenica 31 gennaio il giornalista Stefano Lorenzetto, nella rubrica “Controcronaca”, avanza una richiesta sui cittadini stranieri che sono in Italia come richiedenti asilo: “Vorrei che tutte le settimane il governo mi dicesse quanti profughi – pardon, richiedenti asilo – sono arrivati nella mia città e in quali strutture sono stati alloggiati. Vorrei che mi comunicasse se provengono da Siria, Iraq, Libia e altri teatri di guerra in cui tiranneggia l’Isis o da Paesi più o meno tranquilli, ancorché poveri, del Terzo mondo. Vorrei che mi dettagliasse le uscite per il loro mantenimento, con le singole voci di spesa, inclusi gli eventuali contributi incassati dalle associazioni che si occupano di loro”.

Prosegue poi Lorenzetto: “Vorrei che rendesse noti identità, professione e denunce dei redditi dei benemeriti che hanno messo a disposizione gli edifici dove accoglierli. Vorrei che aggiornasse costantemente il bilancio dell’intera operazione. Vorrei che divulgasse su Internet tutte le fatture e qualsiasi altro documento amministrativo relativo a essa. Vorrei infine che precisasse se le sovvenzioni erogate a chi ospita gli esuli sono esentasse oppure no. Voglio troppo?”.

La richiesta del giornalista Lorenzetto è sacrosanta. Si richiama in sostanza alla trasparenza a cui è tenuta, anche nella comunicazione, la pubblica amministrazione. Quello che ci interessa qui, però, non è la richiesta, condivisibile, di sapere come viene speso il pubblico denaro per i richiedenti asilo. Quello che ci interessa, trattando il tema “media e immigrazione”, è come il giornalismo italiano (e con esso la comunicazione in generale, fiction compresa) tratta il tema dei migranti, siano essi a titolo economico o perché bisognosi di protezione umanitaria.

Lorenzetto ripropone – utilizzando la tecnica dell’interrogazione retorica (quella che sa già la risposta) – convinzioni e posizioni datate del giornalismo italiano: i richiedenti asilo sono dei “fancazzisti”, degli scioperati (per lo più neri e africani) che vivono sulle nostre spalle; sono gente che con la scusa della guerra si è infilata nella fiumana che sta invadendo dall’Africa e dal Medio la civilissima Europa.

Fin qui la “ideologia” che sta dietro l’articolo di Lorenzetto. C’è poi il tema della “agenda degli argomenti” che sostanzia l’articolo sui richiedenti asilo. Il giornalista Lorenzetto, sul tema dei migranti, non pone il problema più importante: “Come mai vi sono così tanti richiedenti asilo? Si tratta solo di fancazzisti infiltrati venuti da Paesi poveri?”.
Lorenzetto non tematizza la causa – le guerre che interessano Stati Uniti, Unione Europea, Russia e Cina – che ha scatenato la fuga dall’Africa e dal Medio Oriente. Non pone nemmeno il problema delle condizioni economiche che causano i movimenti migratori; e a chi fanno comodo quelle condizioni e gli sfruttamenti collegati.

Infine, Lorenzetto nel suo articolo su migranti, profughi e richiedenti asilo mostra un altro aspetto dell’agenda di molti giornali italiani: l’assenza di domande non solo sui profughi e su chi vi lucra togliendo risorse per i bisognosi (domande sacrosante), ma anche sugli evasori fiscali che ogni anno privano le casse statali di centinaia di miliardi di euro.
Avrebbe un giornalista come Lorenzetto la decisione nel chiedere ad alcuni soggetti sociali di mostrare la dichiarazione dei redditi e un resoconto dettagliato di come spendono i soldi pubblici ricevuti?

Va infatti ricordato che non pagare le imposte e le tasse vuol dire sottrarre soldi per la sanità, i servizi sociali, l’istruzione, la sicurezza e per chi ha davvero bisogno di aiuto. Un tema – quello dell’evasione fiscale collegata alla carenza di risorse per i bisognosi – mai tematizzato dai giornali italiani. Soprattutto mai trattato da quei giornalisti che si preoccupano di come si spendono gli spiccioli per i migranti; e non si preoccupano di chi sottrae tesori miliardari alla gente comune.

La rappresentazione geografica dei dati: le mappe tematiche

john snowdi Deborah Melotti

Ogni settore della nostra vita è attraversato da una rivoluzione digitale che, oltre a favorire e moltiplicare le connessioni tra persone e, sempre di più, tra oggetti, alimentando il cosiddetto Internet of things, porta alla costituzione di un’enorme mole di informazioni. Tutto ciò che ci circonda, infatti, diventa oggi un potenziale produttore e distributore di dati conservati in specifiche miniere, i database. Tuttavia, trattandosi di sequenze di elementi puramente numerici codificabili attraverso i valori binari 0 e 1, tali dati risultano essere poco comprensibili all’uomo e necessitano, di conseguenza, di una modalità di rappresentazione a lui più accessibile e fruibile. È questo lo scopo della visualizzazione dei dati (Data visualization o Information visualization), l’arte che, servendosi degli strumenti del graphic design, fa delle cifre il punto di partenza per l’esposizione di nuovi racconti. Forme, illustrazioni, pittogrammi, grafici e foto diventano così le strutture attraverso cui elaborare e trasmettere il reale significato di ciò che altrimenti sarebbe destinato a rimanere, se non per una macchina, una grigia formula numerica. Continua a leggere “La rappresentazione geografica dei dati: le mappe tematiche”

Islam, media e storytelling politico

La Gabbia - 13.01.2016di Maurizio Corte

Quello visto la sera di mercoledì 13 gennaio, alla trasmissione La Gabbia, su La7, possiamo definirlo uno “storytelling politico” e una “marmellata mediale”. I temi dell’Islam e dei diritti, della libertà delle donne, del rispetto per la condizione femminile, dell’incrocio fra culture diverse è stato trattato con i modi del peggior servilismo ideologico e politico: superficialità, strumentalizzazione dei fatti, mancanza di approfondimento, conflitto come filo rosso conduttore, servitù verso una visione neorazzista della cultura. Continua a leggere “Islam, media e storytelling politico”

Danimarca | I richiedenti asilo, ovvero giornalisti

redazione Dagbladet Informationdi Elena Guerra

Per un giorno i rifugiati hanno curato l’edizione del Dagbladet Information, un quotidiano danese progressista. L’obiettivo era quello di presentare un’immagine radicalmente diversa delle migliaia di richiedenti asilo che bussano alla porta dell’Europa. Il giornale ha messo insieme una dozzina di rifugiati, per lo più professionisti del settore e che spesso hanno avuto seri problemi nel praticare la propria professione nel proprio Paese di origine, la maggior parte dei quali sono arrivati da poco in Danimarca, affidandogli il controllo della scelta editoriale, fornendo sostegno per le ricerche e la traduzione.

Le 48 pagine della piccola testata con una tiratura di circa ventimila copie hanno attraversato diversi temi: le politiche sull’immigrazione del Paese, di come la migrazione verso l’Europa sia così fortemente maschile, la “lotteria” dei nuovi arrivati nei campi profughi danesi, lo smantellamento di tre miti sui rifugiati e sulle devastazioni in Siria per mano dei jihadisti dello Stato islamico. Dagbladet Information, una piccola, è nata come organo della resistenza clandestina danese durante la Seconda guerra mondiale, ed è un punto di riferimento per i movimenti sociali.

La voce dei rifugiati è stata assente dalla stampa, ma questa non è certo una novità, non solo in Danimarca. Di sicuro la scelta di questa redazione è in linea con le buone prassi per un buon giornalismo interculturale. Nel libro Comunicazione e giornalismo interculturale (Cedam, 2004), l’autore ed esperto dei media Maurizio Corte evidenzia l’impegno di questo giornalismo buono – e non buonista – “a valorizzare la presenza immigrata come risorsa per la società di accoglienza, favorendo la conoscenza, l’accettazione reciproca, l’integrazione e lo scambio fra culture diverse: obiettivi raggiungibili se si seguono i principi fondanti e le indicazioni della Pedagogia interculturale; se si acquisisce un nuovo atteggiamento culturale basato sul rispetto, sull’accoglienza, sul dialogo. Non dobbiamo dimenticare, poi, che in mass media aperti all’intercultura i cittadini di origine straniera possono trovare una forma positiva di rispecchiamento; una ragione in più per amare la nuova Patria dove vivono, per sentirsene parte attiva e costruttiva”.

Analisi dei media | Fuori dall’emergenza?

Il programma della giornata
Il programma della giornata

di Elena Guerra

Una giornata di studio sull’immigrazione nei media italiani. La scuola di dottorato Mediatrends dell’Università La Sapienza di Roma organizza per mercoledì 19 marzo un incontro seminariale dal titolo “Fuori dalle emergenze?” in cui dottorandi, docenti e ricercatori provenienti dalle università italiane coinvolte nelle ricerche dell’Osservatorio Carta di Roma si confrontano su come i media rappresentano i migranti nelle notizie e per discutere i risultati delle ricerche svolte sul tema.

Moderati da Marco Bruno e Marco Binotto, ricercatori del Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale, intervengono: Valeria Lai dell’Università La Sapienza di Roma, Simone Bonini e Raffaele Lombardi, coordinatori editoriali della rivista Comunicatorepuntodoc, che presentano il numero monografico “Fuori dall’emergenza. Immagini delle migrazioni nel racconto dei media”, Giuseppe Sangiorgi, segretario generale dell’Istituto Luigi Sturzo e Donatella Pacelli della Lumsa di Roma. A presentare il primo rapporto nazionale Carta di Roma “Notizie fuori dal ghetto” saranno Giovanni Maria Bellu, presidente dell’associazione Carta di Roma, Pina Lalli dell’Università di Bologna, Marinella Belluati dell’Università degli studi di Torino, Djordje Sredanovic e Gaia Farina, i ricercatori per l’Osservatorio Carta di Roma. In chiusura è prevista la proiezione del video finale del progetto di ricerca “Media, mode e amori dei figli dell’immigrazione”, dal titolo We-Mix.

Nel pomeriggio la giornata seminariale prosegue con un’importante riunione della rete delle università che lavorano per l’Osservatorio Carta di Roma, per discutere sui lavori di ricerca svolti e su nuove idee da sviluppare per l’analisi del giornalismo italiano e sul fronte della formazione rivolta agli addetti ai lavori. Anche il gruppo di analisi ProsMedia dell’Università di Verona sarà presente al seminario, rappresentato da Cristina Martini, che ha condotto ricerche sulla rappresentazione degli stranieri nell’agenzia di stampa nazionale Ansa, in tema di migranti, incidenti stradali e femminicidi.

Media e minoranze: paesi diversi, notizie simili

Sa sinistra: Nina Kapel di ProsMedia, Ezio Giuricin, Alessandra Argenti Tremul e Daniele Kovačić
Sa sinistra: Nina Kapel di ProsMedia, Ezio Giuricin, Alessandra Argenti Tremul e Daniele Kovačić

di Nina Kapel

Quanto spazio hanno le notizie della minoranza sui media della maggioranza? Di che genere di notizie si tratta? E poi, quale futuro per la comunicazione delle minoranze linguistiche nell’era digitale? Sono state queste le domande che hanno fatto da filo conduttore al convegno “Le minoranze nei mezzi d’informazione”, che si è svolto mercoledì 15 gennaio scorso alla Comunità degli Italiani di Buie, in Croazia.

Ezio Giuricin, giornalista di TV Capodistria, e Alessandra Argenti Tremul, storica, giornalista e redattrice di documentari televisivi, sono stati i relatori della tavola rotonda moderata da Daniele Kovačić. Tra i presenti anche l’on. Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana, Giuseppina Rajko, vicepresidente della Regione Istriana per la minoranza italiana, Maurizio Tremul, presidente della Giunta Esecutiva dell’UI, nonché numerosi rappresentanti di autorità e istituzioni locali.

Media di minoranza e di maggioranza. La comunicazione, che spesso viene fatta in maniera scorretta, non riguarda solamente il giornalismo in senso stretto ma anche il modo di comunicare degli enti locali, a partire dalla diffusione di comunicati stampa che spesso non rispettano il bilinguismo in una regione, l’Istria, bilingue per Statuto. L’analisi del panorama mediatico attuale è stata affidata a Ezio Giuricin. “L’informazione e i media delle minoranze rappresentano un settore di vitale importanza che dà concretezza e visibilità a una minoranza sul territorio – ha iniziato Giuricin -. Questi mezzi d’informazione sono inoltre segno del grado di pluralismo democratico e culturale di una società”. Come è emerso dalla discussione, il problema principale riguarda il generale disinteresse dei media della maggioranza verso le notizie “ordinarie” della minoranza, mentre le notizie eccezionali o di avvenimenti straordinari non faticano a trovare spazio. Spesso inoltre i temi vengono affrontati in maniera inadeguata, favorendo la diffusione di notizie negative. “Anche in assenza di notizie negative l’informazione distorta o mal interpretata può nuocere – ha detto Giuricin –. Comunque sia, in generale si tende ad arginare la presenza della componente minoritaria dai media”.

Il futuro in rete. Al fine di garantire la diffusione d’informazioni importanti, ma anche quotidiane, ai membri della minoranza, è stata proposta l’idea di creare un portale comune che riunisca i contenuti delle diverse testate minoritarie, pur mantenendo intatta l’identità di ciascuna. In questo modo si potrebbe coinvolgere un pubblico più ampio e giovane, rispondendo al contempo alla “necessità di avere un approccio professionale e serio verso la cronaca e il racconto delle questioni che ci riguardano”, come ha riassunto Alessandra Argenti Tremul.

L’intervento di ProsMedia. Minoranze e notizie di cronaca nera, assenza di dibattito costruttivo, notizie caratterizzate da esclusiva ed eccezionalità, silenzio, indifferenza o visione negativa dell’altro… Sono temi che spesso emergono anche nelle numerose ricerche portate avanti da ProsMedia. A margine dell’incontro sono stati presentati i risultati delle ricerche più recenti sul tema “Media e migranti” che hanno dimostrato quanto sia difficile realizzare una comunicazione rispettosa e di qualità quando si tratta di minoranze, indipendentemente dal luogo in cui un comunicatore si trova a operare.

Le minoranze nei mezzi d’informazione

minoranze mezzi infodi Nina Kapel

La Comunità degli Italiani di Buie organizza una tavola rotonda dedicata alle minoranze nei mezzi d’informazione: dai giornali, radio e tv, fino ai comunicati stampa degli enti pubblici. È da considerarsi corretto l’utilizzo attuale della lingua per descrivere fatti nelle notizie di cronaca, annunciare avvenimenti o avvisare pubblicamente la cittadinanza? In quali casi questo può comportare la lesione dei diritti di una minoranza? Quali sono le buone norme alle quali i giornalisti dovrebbero sottostare in tal senso?

Le minoranze nei mezzi d’informazione. Regole per i giornalisti e strumenti di analisi per i lettori” è il titolo dell’evento di mercoledì 15 gennaio dove cercheranno di dare delle risposte e degli spunti di riflessione il giornalista di TV Capodistria ed esperto di temi legati alla minoranza italiana, Ezio Giuricin, il giornalista ed editorialista del Glas Istre, Elio Velan e la giornalista, nonché storica, Alessandra Argenti Tremul. Modera Daniele Kovačić.

L’incontro è destinato a tutti i giornalisti che intendono partecipare ad un confronto diretto con i lettori. Quest’ultimi sono i benvenuti con domande e opinioni, per creare i presupposti per un’analisi. All’interno della conferenza è prevista un’appendice dedicata ai giovani. Anche ProsMedia parteciperà e seguirà l’evento.

Media ed errori giudiziari

williamson and fritzdi Nina Kapel

Il caso Williamson-Fritz può essere definito un enorme errore giudiziario e la stampa ha assunto una posizione di condanna verso i due accusati, appiattendosi sulle versioni ufficiali degli organi inquirenti e giudicanti, senza considerare ipotesi alternative.  È questo il fulcro della tesi “Un innocente nel braccio della morte: i giornali e il caso Williamson – Fritz”, condotta da Nina Kapel, ricercatrice ProsMedia, che ha analizzato la seguente vicenda in occasione della laurea magistrale del dicembre 2011.

La storia. Nella piccola cittadina di Ada, Oklahoma, tra il 7 e l’8 dicembre 1982 venne uccisa l’allora ventunenne Debbie Carter. Quasi sei anni dopo, era l’aprile del 1988, Ronald Williamson e Dennis Fritz saranno condannati, il primo alla pena di morte e il secondo all’ergastolo, per l’omicidio della giovane. Le principali prove contro i due consistevano in testimonianze di detenuti e guardie carcerarie, degli investigatori e dei periti che seguirono il caso, in primis la versione del procuratore William Peterson; e la comparazione in laboratorio dei peli ritrovati sulla scena del crimine. Secondo tali analisi le formazioni pilifere rinvenute potevano appartenere ai due indagati. Le impronte digitali ritrovate, però, non appartenevano a nessuno dei due. Nel 1994, a soli cinque giorni dall’esecuzione della pena capitale per Williamson, il giudice d’appello acconsentì a far sospendere tutti i procedimenti contro di lui. Due furono le motivazioni principali: l’incostituzionalità della prima difesa e il fatto che Williamson soffriva di depressione e di disturbo bipolare da diversi anni, con sintomi di schizofrenia e disturbo della personalità. Solo nel 1999 e grazie alle analisi del Dna sul liquido seminale prelevato dalla scena del crimine, i due verranno prosciolti da tutte le accuse e verrà identificato il vero colpevole per l’omicidio di Debbie Carter, Glen Gore.

I risultati della ricerca. Con un questionario costruito ad hoc e con l’aiuto di un software per l’analisi linguistica dei testi sono stati analizzati gli articoli de “The Oklahoman”, il giornale geograficamente più vicino e che ha sistematicamente trattato i fatti dal 1987 al 2010, per verificare come la stampa locale abbia presentato questo clamoroso caso di errore giudiziario.

Attraverso l’analisi delle dichiarazioni, nella fase che va dall’arresto dei due sospettati alla condanna, e che temporalmente ricopre gli anni Ottanta, è emerso che oltre la metà degli articoli riportava le dichiarazioni del procuratore William Peterson, delle autorità, degli investigatori e, in parte minore dei testimoni dell’accusa (principalmente si tratta di detenuti, ufficiali e guardie carcerarie). Una sola dichiarazione, seppur di innocenza ma presentata come una menzogna, apparteneva a Williamson e a Fritz. Così, il 62,5% degli articoli ha riportato le prove contro i due uomini, mentre non è stata rilevata la presenza di alcuna prova scagionante.

Nel 1994, dopo che Williamson avrà ottenuto un nuovo processo, la stampa si dimostrerà diffidente e critica nei confronti di questo “assassino”. In un secondo momento comincerà, però, a interrogarsi sulla verità dei fatti, il che coinciderà con una maggiore diversità nella scelta delle fonti, e sull’utilizzo dei fattori aggravanti nei casi penali che portano spesso alla pena di morte. Grazie alle analisi del Dna, disponibili appena negli anni Novanta, i due saranno definitivamente assolti da tutte le accuse e diventeranno, anche per la stampa, delle persone innocenti, ingiustamente condannate per un omicidio che non hanno commesso, e vittime di un errore giudiziario.

Le notizie sono fuori dal ghetto

presentazione rapporto annuale carta di romaComunicato stampa dell’associazione Carta di Roma

Donne migranti, seconde generazioni, ruolo che l’immigrazione gioca nella cronaca: di questo si è discusso oggi, 16 dicembre, alla Camera dei Deputati, in occasione della presentazione del rapporto su media e immigrazione “Notizie fuori dal ghetto”, curato dall’osservatorio dell’Associazione Carta di Roma.

La sensibilità verso il tema dell’immigrazione è aumentata, i giornalisti sono più informati, le testate nazionali prediligono un taglio sociale; lo sforzo fatto dai media negli ultimi mesi, secondo quanto è emerso nel corso del dibattito, a conferma dei dati del rapporto, è grande. Ampio spazio è stato dato alla questione femminile: “Le donne migranti, emblema di forza e coraggio, devono emergere allo stesso modo anche nella sfera mediatica”, questo lo spunto di riflessione con cui Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati ha aperto l’incontro. Donne immigrate che, secondo la redattrice della Stampa, Francesca Paci, pagano una sottorappresentazione generalizzata del mondo femminile.  Donne immigrate che, non senza fatica, hanno avuto gran peso nella rivendicazione, da parte delle seconde generazioni, di un ruolo da protagoniste.

“Siamo felici, oggi, di apparire nei pezzi come parte integrante della società, ma non è sufficiente lo spazio mediatico – ha osservato Lucia Ghebreghiorges, Rete G2 – le seconde generazioni devono conquistare diritti civili e politici. È fondamentale che i giornalisti si specializzino sempre di più sul tema dell’immigrazione e che approfondiscano ogni storia, per staccarsi dagli stereotipi”. Ribka Sibathu reclama invece una maggiore presenza e integrazione sul piano culturale: “Molti non lo vedono ancora come un investimento, ma lo è. Ognuno di noi può avere molto da dare, culturalmente, a questo paese, contribuendo così alla sua crescita”.

Il mondo mediatico, però, ha ancora molta strada da fare: permane, per esempio, soprattutto nelle redazioni locali, la tendenza a parlare di immigrazione solo sotto la lente della cronaca nera. Anche la nazionalità, nelle colonne della cronaca, continua, spesso, a connotare le notizie. Paolo Conti, giornalista del Corriere della Sera, ammonisce tuttavia dal fare semplici generalizzazioni, ricordando il lavoro delle testate che si impegnano nel rispettare il codice deontologico per offrire un’informazione corretta e pulita. “I difetti del giornalismo, quando il tema è l’immigrazione – conclude il presidente dell’Associazione Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu – sono uno strumento per individuare i problemi generali del giornalismo, esattamente come un organismo fragile svela l’insalubrità dell’aria di un ambiente”.

Notizie fuori dal ghetto

loc carta di romadi Cristina Martini

Sarà presentato lunedì 16 dicembre il primo Rapporto annuale 2012 “Notizie fuori dal ghetto”, ritratto del connubio tra stampa italiana e immigrazione, svolto dai gruppi di ricerca dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di Scienze della Comunicazione. Dalle 10 alle 12 alla Camera dei deputati si potrà conoscere il lavoro portato avanti anche dal gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona che ha svolto nel 2012 “Cattive notizie. Cronaca e criminalità: i delitti dei media. Ricerca nazionale su immigrazione ed asilo nell’Agenzia di stampa Ansa”. La ricerca ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. L’indagine, basata sulla metodologia dell’analisi quantitativa, si è focalizzata sulla prima pagina dell’Ansa delle ore 19.00. Gli articoli analizzati sono stati estratti da un campione che prendeva in considerazione i primi 7 giorni di ogni mese, per tutto il 2012, per un totale di 84 giorni presi in considerazione. Nel complesso, sono stati individuati, schedati e analizzati 174 articoli rilevanti su 741 notizie analizzate.

Insieme all’andamento generale del 2012 su media e minoranze, sarà inoltre presentata la ricerca di Cristina Martini “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femminicidio secondo la nazionalità dei protagonisti dal 1 gennaio 2012 al 31 ottobre 2013. La ricerca è stata sviluppata in tre fasi: raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; costruzione di un questionario ed analisi di 4 casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per i 4 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale.

Durante la presentazione del Rapporto annuale a Roma ci saranno i saluti introduttivi della ministra per l’integrazione Cécile Kyenge e di Antonio Russo, consigliere di presidenza Acli e membro direttivo Carta di Roma. Modera Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. Presentazione dei dati della ricerca a cura di Marinella Belluati, Università di Torino e rappresentante del Comitato esecutivo Osservatorio Carta di Roma. Pietro Suber, vice presidente Ass Carta di Roma e giornalista Tg5 intervista: Francesca Paci, la Stampa, Ribka Sibathu, docente e scrittrice, Paolo Conti, Corriere della Sera e Lucia Ghebreghiorges, giornalista rete G2. Conclude Laura Boldrini, presidente Camera dei deputati.