Analisi dei media | Fuori dall’emergenza?

Il programma della giornata
Il programma della giornata

di Elena Guerra

Una giornata di studio sull’immigrazione nei media italiani. La scuola di dottorato Mediatrends dell’Università La Sapienza di Roma organizza per mercoledì 19 marzo un incontro seminariale dal titolo “Fuori dalle emergenze?” in cui dottorandi, docenti e ricercatori provenienti dalle università italiane coinvolte nelle ricerche dell’Osservatorio Carta di Roma si confrontano su come i media rappresentano i migranti nelle notizie e per discutere i risultati delle ricerche svolte sul tema.

Moderati da Marco Bruno e Marco Binotto, ricercatori del Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale, intervengono: Valeria Lai dell’Università La Sapienza di Roma, Simone Bonini e Raffaele Lombardi, coordinatori editoriali della rivista Comunicatorepuntodoc, che presentano il numero monografico “Fuori dall’emergenza. Immagini delle migrazioni nel racconto dei media”, Giuseppe Sangiorgi, segretario generale dell’Istituto Luigi Sturzo e Donatella Pacelli della Lumsa di Roma. A presentare il primo rapporto nazionale Carta di Roma “Notizie fuori dal ghetto” saranno Giovanni Maria Bellu, presidente dell’associazione Carta di Roma, Pina Lalli dell’Università di Bologna, Marinella Belluati dell’Università degli studi di Torino, Djordje Sredanovic e Gaia Farina, i ricercatori per l’Osservatorio Carta di Roma. In chiusura è prevista la proiezione del video finale del progetto di ricerca “Media, mode e amori dei figli dell’immigrazione”, dal titolo We-Mix.

Nel pomeriggio la giornata seminariale prosegue con un’importante riunione della rete delle università che lavorano per l’Osservatorio Carta di Roma, per discutere sui lavori di ricerca svolti e su nuove idee da sviluppare per l’analisi del giornalismo italiano e sul fronte della formazione rivolta agli addetti ai lavori. Anche il gruppo di analisi ProsMedia dell’Università di Verona sarà presente al seminario, rappresentato da Cristina Martini, che ha condotto ricerche sulla rappresentazione degli stranieri nell’agenzia di stampa nazionale Ansa, in tema di migranti, incidenti stradali e femminicidi.

Analisi dei media per un buon giornalismo

Da sinistra: Elena Guerra e Cristina Martini in un momento della lezione
Da sinistra: Elena Guerra e Cristina Martini in un momento della lezione

di Cristina Martini

Imparare ad analizzare le notizie dell’agenzia di stampa Ansa che parlano di cronaca e migranti: questo l’obiettivo del laboratorio che ProsMedia ha tenuto venerdì 7 marzo nell’ambito dell’insegnamento di Giornalismo interculturale e multimediale al corso di laurea magistrale in Giornalismo dell’Università di Verona.

Dopo una breve presentazione del gruppo di analisi dei media ProsMedia e delle ricerche che questo conduce, è stato illustrato il questionario semistrutturato utilizzato per l’analisi delle notizie nella ricerca “Cattive notizie. Cronaca e criminalità: i delitti dei media. Ricerca nazionale su immigrazione ed asilo nell’agenzia di stampa Ansa”, che ProsMedia svolge per l’Osservatorio nazionale Carta di Roma.

Gli studenti hanno poi potuto imparare e mettersi alla prova analizzando le notizie della prima pagina Ansa e rilevando quante notizie fossero di cronaca nera o giudiziaria oppure avessero come tema l’immigrazione e la sicurezza; i protagonisti, ovvero le vittime, i colpevoli o sospetti, i coinvolti o citati; chi venisse citato e interpellato dall’articolo e quale fosse il tono di quest’ultimo.

Studiare come vengono scritte le notizie attraverso il rigore scientifico della ricerca è una delle buone pratiche per imparare a fare del buon giornalismo interculturale, rispettoso dell’Altro, predisposto al dialogo e alla conoscenza di storie e culture che hanno ancora poco spazio sulla stampa.

La strada dei pregiudizi nella stampa italiana

Post incidentidi Cristina Martini

Crimine e dis-crimine. Anche chi scrive di cronaca può compiere dei crimini, discriminando i soggetti coinvolti, attraverso l’uso improprio delle parole. Quest’ultime sono sempre importanti e possono creare stereotipi difficili da superare, soprattutto quando si affrontano temi importanti come l’immigrazione ed i migranti. Questo si evince dalla ricerca di Cristina Martini, del gruppo di analisi ProsMedia, dell’Università degli studi di Verona, dal titolo “La strada dei pregiudizi. Incidenti d’auto, guidatori italiani e stranieri nelle rappresentazioni della stampa”.

La fase iniziale della ricerca ha visto l’individuazione di un campione di due casi per cinque categorie di incidenti stradali: uno in cui il guidatore colpevole dell’incidente fosse italiano ed uno in cui questo fosse straniero. Le categorie: vittime straniere; vittime italiane; vittime bambini/giovani; guidatore ubriaco e strage stradale (più vittime). Per ogni evento delittuoso sono stati analizzati cinque articoli, prima con l’ausilio di un questionario costruito ad hoc per catalogare le caratteristiche dei protagonisti, e successivamente con Taltac2, software statistico per l’analisi lessico testuale, per studiarne il linguaggio.

È prassi consolidata accostare l’arrivo di migranti non regolari a fatti di cronaca nera e nella ricerca si è potuto verificare questo in tema di incidenti e pirateria stradale. La responsabilità del singolo viene generalizzata a tutta la comunità e viene fatto un collegamento tra l’avvenimento e l’origine etnica dell’autore. Nella stampa troviamo conferme: quando è coinvolto uno straniero, subito viene messa in primo piano la nazionalità. È il tratto distintivo della persona, che, alle volte, è l’unico elemento descritto, oltre all’età anagrafica. Sono corpi vuoti, non raccontati nelle loro storie, nei loro nomi. È romeno, perciò un delinquente e la nazionalità entra nella gerarchia delle cause dell’incidente.

Quasi sempre è proprio l’appartenenza etnica a rendere il fatto notiziabile: fatti che passerebbero in sordina diventano da prima pagina se è protagonista o coinvolto qualche straniero: il criminale ideale nell’immaginario collettivo. Quando il colpevole di un incidente è straniero, il fatto sembra più grave; c’è più tensione, il racconto è più drammatico ed infarcito di parole come “bastardo”, “sporchi zingari”, “non sanno far altro che ubriacarsi e rubare”. La rabbia della gente intervistata si trasferisce in modo inevitabile sul pubblico di lettori: è per questo che i giornalisti hanno una grande responsabilità nei confronti dei fruitori dell’informazione; la diffusione e la conferma di pregiudizi e stereotipi dipende con forza dal loro operato, più o meno parziale e più o meno corretto. A fare notizia è sempre lo straniero ubriaco o drogato che provoca un incidente dove le vittime o i coinvolti sono italiani. Se entrambi sono stranieri, la notizia poco interessa al pubblico. Se entrambi sono italiani troviamo articoli di poche righe, dove il colpevole si giustifica in stato di shock e dove si piange la vittima.

Quando il guidatore colpevole è straniero non viene mai giustificato e viene preso di mira non solo dai testimoni che tentano il linciaggio, ma anche dalle parole dei giornalisti che concentrano le righe dell’articolo a parlare dell’incoscienza dell’autista, del fatto che fosse in compagnia di connazionali, di quanto la gente sia “inferocita”. Si espongono dettagli poco rilevanti al fine dell’incidente, come l’alcool test positivo di uno straniero, la cui unica colpa (oltre alla nazionalità) è di essere stato nell’auto del colpevole al momento dello scontro.

Se l’autore del reato è italiano e la vittima è straniera, ricompare lo stato di shock del colpevole: il fatto viene descritto come una morte inevitabile, un bambino “sbucato dietro una palla”, una “partitella di calcio finita in tragedia”, come se la colpa fosse della vittima. La fuga dell’autista non è seguita da linciaggi né di testimoni, né mediatici; a chiudere la vicenda in poche righe ci pensano i giornalisti sentenziando che “probabilmente, anche se si fosse fermata, non sarebbe servito per salvare la vita del bimbo”. Dove ci sono guidatori italiani, soprattutto nella strage stradale, sembrano fatti compiuti da auto, non da persone. Sono le vetture a scontrarsi, a falciare, a provocare l’incidente. Auto che sembrano guidate da nessuno: è la Mercedes che uccide, la Stilo che si scontra con una Mitsubishi, non la persona. Il colpevole è messo al riparo dalla gogna mediatica, quasi protetto, nascosto e giustificato.

Diverse anche le citazioni che compaiono negli articoli: se si tratta di vittime italiane, vengono dipinte nella loro quotidianità, descrivendone passioni e particolari che possano intenerire come “Anna, mamma buona, non vedeva mai il male e perdonava sempre” e che provochino nel lettore un senso di rabbia e di rifiuto verso il colpevole straniero. Le reazioni dei parenti delle vittime sono opposte: i parenti di vittime italiane sono descritti “composti nel loro dolore”, non lasciano spazio all’odio, sono in grado di “spendere parole di umanità” e si affidano al lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti.

I parenti stranieri invece “urlano”, “gridano”, sono spaventati e chiedono giustizia con quella disperazione che li mostra rabbiosi e quindi pericolosi; in poche parole. I politici intervistati sono moderati se il colpevole è italiano: intervengono per portare alla luce i problemi della sicurezza stradale, quali la scarsa illuminazione e la mancanza di piste ciclabili. Se il colpevole è straniero non c’è spazio per la moderazione: in uno degli articoli è un esponente di Forza Nuova ad intervenire per primo, parlando di “emergenza rom”; l’attenzione è spostata sui campi abusivi, sulla tendenza al furto ed all’assunzione di alcool e sostanze stupefacenti, sui centri di permanenza temporanea, sulla presenza ancora in Italia di stranieri che hanno ricevuto provvedimenti di espulsione. C’è un appunto da fare anche su come vengono raccontati i fatti: quest’ultimi sono spiegati con molti dettagli tecnici e con massima professionalità, un racconto quasi oggettivo. Se è coinvolto uno straniero, diventa un racconto ricco di elementi poco oggettivi, di avverbi, aggettivi, frasi di contorno poco rilevanti: il colpevole ed il suo comportamento riempiono quasi tutte le righe della notizia, lasciando poco spazio (se non quasi nulla) per le vittime.

È l’esaltazione delle differenze, la fabbrica della paura, degli allarmi, delle emergenze, della rabbia e dei pregiudizi. Riscoprire le storie, i pensieri, la cultura. Dare voce a chi non ha la possibilità di raccontarsi e dare la propria testimonianza, perché può rappresentare un arricchimento.

Primo rapporto su media e minoranze

Logo-Carta-di-Romadi Cristina Martini

Notizie fuori dal ghetto” è il primo Rapporto annuale 2012 presentato dalle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, svolto dai gruppi di ricerca associati e coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di scienze della Comunicazione. La prima parte del lavoro è stata curata dai vincitori del bando di ricerca che l’Associazione Carta di Roma ha promosso di concerto con la rete Universitaria e ci propone da un lato una fotografia della rappresentazione della migrazione e delle minoranze nella stampa italiana e dall’altra un approfondimento sulla rappresentazione delle donne migranti nell’informazione televisiva. La seconda parte ospita estratti di ricerche svolte da dipartimenti universitari e da organizzazioni attive nella rete Carta di Roma, mentre la terza raccoglie le riflessioni su due ambiti specifici di grande interesse e attualità per l’associazione: la legislazione italiana sull’hate speech (i discorsi di odio) e la formazione dei giornalisti.

Come anticipato ProsMedia ha curato la parte di analisi e ricerca nei lanci Ansa nel capitolo su “Cronaca e criminalità: i delitti dei media” e nel capitolo “Il femminicidio”. Il primo ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, nei primi sette giorni dei dodici mesi, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. Le notizie considerate rilevanti rispetto ai fini dell’analisi sono state 174, il che corrisponde al 23,4% del totale delle notizie analizzate. La cronaca è l’argomento in assoluto predominante. Suddividendo le notizie di cronaca rispetto ai protagonisti, 167 (il 95,9% del totale) hanno avuto come protagonisti persone italiane o non identificate, mentre 28 notizie persone straniere (il 16%). Infine, 2 resoconti, l’1,1% dei lanci totali, si sono occupati del tema immigrazione e nessuno dei titoli in prima pagina, della sicurezza. Una tendenza che riflette il modus operandi del governo tecnico attraverso l’anno 2012, poco incline a parlare di migranti.

Il secondo capitolo curato da Prosmedia, “Il femminicidio” è stato condotto e realizzato da Cristina Martini, attraverso la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli, armi del delitto, modalità di esecuzione e numero di lanci dell’agenzia di stampa Ansa usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario a risposte multiple che permettesse di rilevare i dati relativi alla rappresentazione dei protagonisti dei femminicidi, utilizzato per analizzare quattro casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima e colpevole entrambi italiani; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima e colpevole entrambi stranieri. Con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale, è stato poi possibile approfondire la ricerca analizzando il linguaggio con cui i lanci di agenzia hanno descritto i diversi casi presi in esame.

Notizie fuori dal ghetto

loc carta di romadi Cristina Martini

Sarà presentato lunedì 16 dicembre il primo Rapporto annuale 2012 “Notizie fuori dal ghetto”, ritratto del connubio tra stampa italiana e immigrazione, svolto dai gruppi di ricerca dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di Scienze della Comunicazione. Dalle 10 alle 12 alla Camera dei deputati si potrà conoscere il lavoro portato avanti anche dal gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona che ha svolto nel 2012 “Cattive notizie. Cronaca e criminalità: i delitti dei media. Ricerca nazionale su immigrazione ed asilo nell’Agenzia di stampa Ansa”. La ricerca ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. L’indagine, basata sulla metodologia dell’analisi quantitativa, si è focalizzata sulla prima pagina dell’Ansa delle ore 19.00. Gli articoli analizzati sono stati estratti da un campione che prendeva in considerazione i primi 7 giorni di ogni mese, per tutto il 2012, per un totale di 84 giorni presi in considerazione. Nel complesso, sono stati individuati, schedati e analizzati 174 articoli rilevanti su 741 notizie analizzate.

Insieme all’andamento generale del 2012 su media e minoranze, sarà inoltre presentata la ricerca di Cristina Martini “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femminicidio secondo la nazionalità dei protagonisti dal 1 gennaio 2012 al 31 ottobre 2013. La ricerca è stata sviluppata in tre fasi: raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; costruzione di un questionario ed analisi di 4 casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per i 4 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale.

Durante la presentazione del Rapporto annuale a Roma ci saranno i saluti introduttivi della ministra per l’integrazione Cécile Kyenge e di Antonio Russo, consigliere di presidenza Acli e membro direttivo Carta di Roma. Modera Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. Presentazione dei dati della ricerca a cura di Marinella Belluati, Università di Torino e rappresentante del Comitato esecutivo Osservatorio Carta di Roma. Pietro Suber, vice presidente Ass Carta di Roma e giornalista Tg5 intervista: Francesca Paci, la Stampa, Ribka Sibathu, docente e scrittrice, Paolo Conti, Corriere della Sera e Lucia Ghebreghiorges, giornalista rete G2. Conclude Laura Boldrini, presidente Camera dei deputati.

Femmicidi nei media

Titoli ProsMediadi Cristina Martini

Sono 115 donne uccise da uomini violenti, nella quasi totalità dell’ambiente familiare. Questo è uno dei risultati della ricerca curata da Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia, dell’Università degli Studi di Verona, dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. I dati sono stati presentati al convegno “Uomo e donna: quale disagio?”, organizzato dall’associazione Donne Insieme tenutosi a Villafranca di Verona il 30 novembre scorso. L’intervento è stato introdotto da Maurizio Corte, giornalista del quotidiano L’Arena e professore a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, che ha parlato di come vittime e carnefici vengono presentati rappresentati dai media.

Da un lavoro di catalogazione di tutte le donne decedute a causa di violenza di genere è stato possibile ottenere dati statistici su vittime, colpevoli, relazione tra i soggetti, armi del delitto e modalità di uccisione e su quanti lanci dell’agenzia Ansa sono stati dedicati ai singoli casi. Le vittime italiane sono 81 (il 70,4%) mentre le straniere 34 (29,6%). Tra queste ultime le nazionalità più ricorrenti sono rumena, ucraina e albanese. I colpevoli italiani sono per il 74% italiani (84 uomini e una donna: nel 2013 c’è anche un caso di femmicidio in una coppia lesbica) e 24 stranieri, il 20,8%. Le nazionalità più frequenti sono rumena ed albanese. I colpevoli non ancora identificati sono 6, il 5,2%.

Nel 2012 dei 124 casi di femmicidio solo l’8% (10) sono finiti in prima pagina Ansa delle 19. Nel 2013 su 105 casi (fino al 31 ottobre) viene data rilevanza a 26 casi. Dal primo maggio il femmicidio inizia ad essere presente nella cronaca, comparendo in prima pagina Ansa con 6 casi nella settimana successiva al delitto. I media rimandano spesso alle condizioni climatiche per giustificare la violenza di genere: “L’ha uccisa per il caldo”. Non sembra essere così dai dati statistici: la maggior parte dei femminicidi avviene a maggio (17 vittime); seguono giugno e settembre con 14 casi, 12 a luglio e ottobre, 11 a marzo, 10 a gennaio e aprile, 8 a febbraio e 7 in agosto (il mese estivo per eccellenza).

La ricerca comprende anche l’analisi di quattro casi emblematici che hanno avuto particolare rilevanza  per numero di lanci Ansa a loro dedicati: il caso di Lucia Bellucci (vittima italiana e colpevole italiano; Ilaria Leone (con colpevole straniero). L’omicidio Sandita Munteanu (vittima ed omicida entrambi stranieri) ed il caso di Marilia Rodrigues Silva Martins. Con l’uso di un software per l’analisi quantitativa statistica lessicale e testuale, è stato possibile risalire alla frequenza delle forme grafiche (parole) presenti nei lanci di agenzia relativi ai quattro casi e studiare l’utilizzo degli aggettivi e le citazioni presenti nei testi (virgolettati di chi viene interpellato).

È importante avere consapevolezza della rappresentazione della violenza sulle donne data dai media e studiare come questi utilizzano il linguaggio per descrivere i femmicidi. Le parole usate danno ai lettori la chiave di interpretazione: i giornali, i media costruiscono l’enciclopedia della nostra conoscenza, come direbbe Umberto Eco. Quell’enciclopedia, quella competenza che ci fa dire che un uomo ha ucciso durante un “raptus” o che un ragazzo ha rapito la fidanzata per amore o che un fidanzato abbandonato perseguita l’ex compagna per “passione”, non perché è uno stalker.

I media offrono strumenti per discutere, definire le situazioni, leggere ed interpretare gli eventi. È nella costruzione dei significati, che noi possiamo rappresentarci l’avvocato che uccide l’ex fidanzata come “un brillante professionista di bell’aspetto che leggeva Kant”, come “un ex-fidanzato che amava alla follia la donnaccia che l’ha respinto”, come un “omicida in preda a un eccesso d’ira” o un “assassino lucido che, grazie anche alle sue competenze in materia legale, ha premeditato tanto bene un omicidio tanto bene da tentare di ottenere la seminfermità mentale e cavarsela con qualche anno di carcere”.

Sapere come agiscono i media, permette alle associazioni che si battono contro la violenza sulle donne di intervenire nel dibattito pubblico; di dare una propria lettura e di avanzare delle proposte che si traducano in atti concreti. “Se conosci i media li puoi usare in positivo, anziché esserne usato”.

Chiarimento sulla parola “femminicidio”

art fem agostodi Cristina Martini

Si parla di femminicidio quando un omicidio è compiuto da un uomo per motivi di genere, quando cioè uccide una donna in quanto tale. Secondo le donne del blog collettivo Femminismo a sud  si chiama femminicidio quando è l’uomo ad uccidere: strangolando, martellando, dando fuoco, facendo a pezzi, precipitando da un balcone, una donna. Per Marcela Lagarde, antropologa e parlamentare messicana, il femminicidio sta a indicare la matrice comune di ogni forma di violenza di genere, che annulla la donna non solo nella sua dimensione fisica, ma anche in quella psicologica e sociale.

Questa definizione sembra sfuggire in questi giorni di “conte”. Abbiamo dato anche noi l’elenco delle 105 donne uccise tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2013 e non ci convincevano i dati diffusi da molte testate che in questi giorni hanno parlato della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne svoltasi il 25 novembre scorso. Siamo andate a fondo e abbiamo trovato elenchi sballati, oltre le 120 vittime, ma che comprendevano omicidi per motivi economici, per rapina, per delinquenza. Non possono essere inseriti all’interno dell’elenco dei femmicidi in quanto il movente non è lo stesso. Una precisazione che sentivamo di fare, per scalfire troppi stereotipi nell’informazione italiana, per trattare le informazioni non in modo fuorviante, per non far perdere al lettore il problema fondamentale: trattare queste morti con le giuste parole, per non attenuare la responsabilità, per cambiare l’ottica sia giuridica che culturale.

Donne, violenza e femminicidio: convegno a Villafranca

La locandina dell'evento a Villafranca, Verona
La locandina dell’evento a Villafranca, Verona

di Cristina Martini

Per deformazione professionale “la conta” delle donne uccise è parte della ricerca che ProsMedia sta portando avanti dal 2012, “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. Sono 105 i casi di femmicidio dal 1 gennaio al 31 ottobre. Nello stesso periodo dello scorso anno erano già 110. Un dato che non può consolarci ma che ci fa ben sperare; cinque donne in meno, cinque donne che ce l’hanno fatta ad essere protette, che hanno allontanato l’uomo violento, che si sono salvate. Per chi vuole approfondire l’argomento, Cristina Martini, ricercatrice di ProsMedia, affiancherà Maurizio Corte, giornalista del quotidiano L’Arena, professore a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, durante l’intervento “Il femminicidio: vittime e carnefici nei media italiani” all’interno del convegno “Uomo e donna: quale disagio?” che si terrà sabato 30 novembre alle 15.30 all’auditorium di Villafranca, piazzale San Francesco, in provincia di Verona. Ingresso libero. L’evento è organizzato dall’associazione “Donne insieme…” di Villafranca, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la collaborazione dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Villafranca Verona.

Basta con la parola “clandestino”

di Elena Guerra

Raccogliendo la sollecitazione di Carta di Roma e la storica battaglia condotta dalla presidente Laura Boldrini, l’agenzia Adnkronos annuncia che i suoi lanci non conterranno più la parola “clandestino” riferita alle persone immigrate. Faranno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte, la parola “clandestino” sarà evitata, a meno che essa non sia ritenuta indispensabile-opportuna per chiarire il pensiero dell’intervistato o per riprodurre fedelmente il linguaggio dello stesso.

Al posto di “clandestino” saranno usati di volta in volta i termini più adeguati al contesto delle singole notizie, come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo, secondo quanto indicato dal glossario e dalle Linee guida della Carta di Roma stessa.

L’annuncio viene dato dal direttore dell’agenzia di stampa, Giuseppe Pasquale Marra, che dichiara: «L’uso di un linguaggio corretto è sempre importante per un’agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si tratta di fenomeni, come l’immigrazione su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo. Ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte».

La scelta dell’agenzia Adnkronos di non utilizzare più la parola “clandestino” è un segnale importante nella crescita di un giornalismo attento al tema “media e immigrazione”. Non è solo una scelta linguistica in linea con gli inviti e le raccomandazioni della Carta di Roma, ma è anche la dimostrazione di una sensibilità al lavoro di mediazione fra fonti e lettori che è proprio del giornalismo. Un giornalista autonomo dai poteri di ogni colore e natura, un giornalista indipendente nei giudizi e informato sui fatti non può piegare il proprio lessico a quanto dicono e vogliono le fonti.

La mediazione giornalistica passa anche attraverso la rivendicazione di un approccio linguistico che svincoli le notizie dalle fonti interessate: là dove il giornalismo – come nel tema “media e immigrazione” – fa propri i contenuti della Carta di Roma dimostra di avere a cuore un’informazione autorevole, di qualità. Un’informazione che legittima ancor più la professione e la professionalità giornalistica in un panorama mediatico caratterizzato dai nuovi media e dalla formidabile concorrenza dei blog.

Come ProsMedia ha sempre rilevato nelle sue ricerche sull’agenzia Ansa, le scelte linguistiche e tematiche delle agenzie di stampa hanno un forte potere di agenda sui giornali, i siti web di informazione, le tv e le radio. È un traguardo in più, conquistato da chi da anni si batte per un sistema dei media rispettoso delle persone, delle differenti culture e che rifugge ogni strumentalizzazione politica.

I Rom fanno notizia solo come problema

ceija-stojka13di Maurizio Corte

“Romania: proposta esponente centro: sterilizziamo donne Rom”. “Rom: Sant’Egidio, dolore per morte Ceija Stojka”. “Rom: Riccardi, addio a Celija Stojka, testimone genocidio”. “Rom; operazione polizia Milano, ieri sassaiola contro agenti”. “Rom; sassaiola contro Ps in campo a Milano, 3 arresti”. “Giorno memoria: Venezia, bandiera Rom a Consiglio d’Europa”. “Francia; bimbi Rom mendicanti, genitori alla sbarra”. “Libri: il genocidio dimenticato dei Rom”. “Giorno memoria; evento al Maxxi di Roma dedicato ai Rom”. “Rom chiede soldi con foto bambina malata leucemia, fermata”. “Latina, sequestro di persona e violenza sessuale: arrestati due Rom”. “Uomo morto in campo Rom, torna libera nomade indagata”.

Sono questi i titoli dei dispacci dell’Agenzia Ansa, dal 21 gennaio al 5 febbraio. Possiamo rintracciarvi tre tematiche, in sostanza. Sono tematiche in comune con l’immigrazione, gli “stranieri”, gli “extracomunitari”.

Le tre tematiche sui Rom sono quelle dell’ordine pubblico; dell’illegalità e del loro essere vittime. La popolazione Rom viene quindi rappresentata come minaccia per la comunità, come fonte di disagio, come protagonista (a livello delle singole persone o come gruppo) di azioni delittuose, oppure come vittima delle persecuzioni del passato. Quest’ultima rappresentazione ci restituisce il gruppo Rom come collocato nel passato e per certi versi inconciliabile con il presente. Pare quasi che sia impossibile concepire una “cultura Rom” che esca dal frame del disagio, della devianza, della minaccia o della vittimizzazione.

Sul giornale L’Arena ho curato anni fa una pagina dedicata al “mondo Rom”. Mi sono attenuto ad alcune semplici regole che dovrebbero essere tenute presenti sempre, quando si tematizza o si rappresenta la diversità culturale e/o etnica, nel quadro di un Giornalismo Interculturale.
1. Il rispetto dell’Altro, che non va raccontato o rappresentato sulla base dei nostri pregiudizi ma sulla base di dati di fatto, intervistando esperti e studiosi.
2. L’uso di un linguaggio non stereotipato, non pregiudiziale e rispettoso della diversità, un linguaggio che ci sarà dato proprio da chi viene raccontato, perché non c’è soggetto più adatto a definirsi di quello che interpelliamo o su cui scriviamo.
3. Lo studio del soggetto che rappresentiamo, utilizzando fonti autorevoli e studiosi del settore, in modo da essere preparati culturalmente e professionalmente, e in modo da evitare visioni e rappresentazioni che i media possono veicolare senza alcun fondamento.
4. L’impostazione di una nuova agenda dei temi, che vada oltre la prevedibile scaletta che viene applicata ogni volta che ci si occupa di un determinato gruppo. La nuova agenda dei temi può anche ricomprendere visioni tradizionali, consolidate e persino sbagliate (il Rom minaccioso, il Rom ladro di bambini, il Rom malvivente, il Rom non integrabile nella società), purché si abbia l’accortezza di verificarne la validità e di smascherarne, là dove è possibile, l’infondatezza.