Il mondo islamico: tra comunicazione e geopolitica

Foto da Huffington Post

di Cristina Martini

Il “mondo islamico”: geografia di una realtà culturale, storica, linguistica complessa. Questo il tema della giornata seminariale “Il mondo islamico: tra comunicazione e geopolitica” organizzata da Confindustria Verona in programma lunedì 4 giugno dalle 9 nella sede di Uteco Spa a Colognola ai Colli (Vr).

Durante la mattinata si alterneranno Lorenzo Carpanè, esperto e formatore nell’ambito della comunicazione e Stefano Verzè, giornalista e studioso di politica internazionale, proponendo uno sguardo ampio e completo su un mondo oggetto spesso di stereotipi e pregiudizi. La giornata proseguirà con la visita aziendale in Uteco Spa.

La tematica proposta dimostra un’apertura al dialogo e all’interculturalità da parte delle imprese che sempre più lavorano con i mercati esteri e, quindi, con diverse culture.

La partecipazione è gratuita ma è necessario iscriversi entro martedì 29 maggio. Per consultare il programma e per ulteriori informazioni: http://www.cimform.it/index.cfm/forma-ora/eventi-e-seminari/04-06-2018-il-mondo-islamico/

Il giornalismo sviluppa una consapevolezza interculturale?

di Barbara Minafra

Quanto ci condiziona il nostro filtro culturale? Come i giornali che leggiamo interpretano per noi l’eterogeneità culturale e sociale che caratterizza l’epoca attuale?

“I giornalisti sono interpreti culturali che ne siano coscienti o meno” e “agiscono con i loro limiti culturali”. Nel 1994 Kenneth Starck spiega il giornalismo interculturale con l’intento di rendere cosciente, chi si occupa di comunicazione, di quanto la cultura ne influenzi il lavoro. Perchè, se “ciò in cui crediamo può determinare ciò che vediamo”, i giornalisti, “in quanto osservatori professionisti, dovrebbero essere consapevoli di quanto le loro credenze influenzino la loro percezione delle notizie e dell’Informazione, oltre che alla scelta stessa di ciò che fa notizia”.

Questo processo dovrebbe anticipare il potere di condizionare, con il proprio racconto o la propria interpretazione critica e soggettiva degli eventi, chi legge o ascolta o vede un servizio giornalistico. Questa mancata precedenza fa sì che spesso non si riconoscano o, involontariamente, si trasmettano falsificazioni, distorsioni, pregiudizi, stereotipi, forme di intolleranza, etnocentrismo e razzismo.

Per Starck non è un processo facile: si può avere coscienza dei propri parametri interpretativi solo conoscendo altre culture; il confronto permette di vedere modi alternativi di interpretare il mondo e fare cose. “Dopo il primo passo con cui comprendiamo che il pregiudizio, il biasimo e l’etnocentrismo cominciano dentro noi stessi, si possono cogliere gli ostacoli che interferiscono la pratica di un giornalismo accurato e responsabile”.

Estrella Israel Garzón sostiene che “in una società globalizzata, convergente e interconnessa, è necessario stimolare la formazione di comunicatori interculturali come chiave per stabilire il discorso giornalistico della differenza”. Essere aperti, disponibili, al pluralismo comunicativo significa mettere in discussione le barriere che si sono create tra ‘noi’ e ‘loro’. Queste barriere sono il sessismo, l’etnocentrismo, la xenofobia, “tre situazioni di radicale incomunicabilità, variazioni – continua Israel Garzón – di un concetto sconvolgente: il razzismo”. Tutto ciò rappresenta l’origine dell’hate speech, l’incitamento all’odio, che si rincorre soprattutto nei post dei social media e che è l’espressione linguistica di un atteggiamento sociale, di relazione ostile verso gli altri, interpretati non solo come “l’altro da me” ma come qualcuno così diverso da diventare per me una minaccia, un nemico, persino qualcuno da eliminare.

Se l’Interculturalità è il processo comunicativo che coinvolge soggetti con patrimoni cultuali diversi e che presuppone forme di dialogo, confronto e di reciproco scambio di conoscenze proponendo una dinamica relazionale per interagire con la diversità, il giornalismo può aiutare a far crescere una consapevolezza interculturale? Come influenza l’approccio alla differenza?

Il giornalismo interculturale andrebbe anzitutto inteso non come una declinazione buonista, che opta per formule neutre o politicamente caute, ma come una modalità di approccio alla notizia. “È ciò che cerca di colmare una carenza aumentando la consapevolezza culturale”, dice Starck. Poter contare su una capacità di decodificazione dei comportamenti altrui significa non solo interpretare e descrivere meglio quel che accade ma anche avere la possibilità di mettere in discussione idee che consideriamo ovvie, riesaminare credenze ritenute ataviche, immutabili, e concedersi la possibilità di un’evoluzione.

Significa capire chi siamo. Non per differenza ma usando la differenza per renderci conto di cosa siamo, con consapevolezza. Quest’approccio presuppone l’approfondimento, l’attenzione al linguaggio e al significato che culture differenti attribuiscono a soluzioni comportamentali e interpretazioni valoriali che l’abitudine a conoscere solo le proprie versioni, o quelle della comunità di appartenenza, le fa ritenere naturali e universali.

Approccio che non è semplicemente utile ai media per dare una lettura più veritiera e responsabile della realtà, ma che è una questione educativa.  “L’educazione ha un ruolo particolare nello sviluppo dell’alfabetizzazione interculturale. Uno dei nostri obiettivi come educatori di giornalismo – dice Starck nel 1998 – dovrebbe essere quello di produrre giornalisti interculturali competenti. Più facile a dirsi che a farsi. Ma almeno dobbiamo essere ragionevolmente chiari rispetto all’obiettivo”.

Ferrara | Festival di Internazionale

di Cristina Martini

Ferrara è Internazionale. Anche quest’anno si ripete l’appuntamento con il Festival di Internazionale, in programma da venerdì 2 a domenica 4 ottobre. Il centro storico della città estense diventerà punto d’incontro per i giornalisti e i visitatori di tutto il mondo, per una tre giorni di incontri, workshop, laboratori e proiezioni sulle tematiche attuali e con uno sguardo verso il futuro del giornalismo.

I trucchi del mestiere spiegati da chi con passione lavora sulle notizie che ogni giorno arrivano al pubblico, la sostenibilità, la politica e l’economia, il giornalismo interculturale e una particolare attenzione agli stereotipi veicolati dai media: questo il ricco programma del Festival, che è possibile consultare al link http://www.internazionale.it/festival/programma.

Vi segnaliamo in particolare gli incontri di Occhio ai media, un gruppo di ragazzi ferraresi di diversi paesi d’origine, che si occupa di monitorare gli stereotipi sulle minoranze a cui troppo spesso ricorre la stampa per rappresentare i fatti di cronaca e, più in generale, per raccontare la complessità della realtà.

Un’occasione imperdibile per i professionisti della stampa, web, social media, datajournalism, storytelling che darà uno sguardo vario e ampio su diversi punti di vista, nell’ottica di un giornalismo migliore.

Sarà possibile seguire il live tweeting sull’account @Internazfest o attraverso l’hashtag #intfe.

Verona | MediOrizzonti

11950244_10206301983221553_6258734383665192250_odi Elena Guerra

La rassegna al Cinema Nuovo di San Michele Extra, a Verona, “Mediorizzonti”, vuole aprire sguardi differenti su Paesi troppo spesso stereotipati nella rappresentazione mediatica, con un film o un documentario i lunedì di ottobre.

Solo l’anteprima a ingresso libero con tessera si svolge il primo ottobre dalle 19.30, con quattro corti provenienti da Libano (Abu Rami di Sabah Haider), Israele (Shouk di Dotan Moreno), Libia (The Runner di Mohannad Eissa) e Palestina (High Hopes di Guy Davidi), all’associazione culturale La Sobilla, in salita San Sepolcro 6/b (porta Vescovo).

La rassegna. Si apre la rassegna lunedì 5 ottobre con 10949 Women, intenso documentario della regista Nassima Guessoum, che sarà presente in sala e verrà intervistata dalla giornalista Jessica Cugini. Ad Algeri, Nassima Hablal, eroina dimenticata della rivoluzione algerina, ci racconta la sua storia e la sua lotta per un’Algeria indipendente. Appassionata, affascinante e ironica ci porta a conoscere Baya e Nelly altre due resistenti. Attraverso i loro racconti e grazie al legame che la regista riesce a creare con la protagonista, Nassima ricostruisce la storia del suo passato, la storia della sua terra.

Il secondo appuntamento è lunedì 19 ottobre con il film libanese Che venga giù la pioggia di Bahij HoJeij. Rapito nel 1984, in piena guerra libanese, Ramez ritorna dopo vent’anni. Cinquantenne, malato, ormai disconnesso dalla realtà, ritorna in famiglia scombinando i piani dei due figli e di una moglie che tenta invano di ritornare alla normalità. Durante uno dei suoi vagabondaggi nel cuore di Beirut Ramez incontra Zeinab, donna che ha perso il marito nello stesso periodo del suo rapimento.
Il terzo appuntamento è lunedì 19 ottobre con il documentario Private Revolutions: Young, Female, Egyptian di Alexandra Schneider che rappresenta la vita di quattro donne molto differenti tra loro ma accomunate da coraggio, passione e forza di volontà. L’attivista Sharbat, ripudiata dal marito a causa del suo impegno politico; Fatema, Sorella Musulmana impegnata nella politica e madre di tre bambini; Amani, che gestisce una radio e una casa editrice sui diritti delle donne e la nubiana May, che lavora a un progetto di sviluppo in una zona molto conservatrice.

Il quarto ed ultimo appuntamento è lunedì 26 ottobre con il documentario This is my land della regista Tamara Erde. In che modo i sistemi scolastici israeliani e palestinesi insegnano la storia delle loro nazioni in classe? Attraverso conversazioni e continue sfide con gli studenti, gli spettatori s’immergono nell’effetto profondo che il conflitto israelo-palestinese produce nelle nuove generazioni.

L’appuntamento è alle 20.30 al Cinema Nuovo di San Michele Extra a Verona, evento organizzato grazie al sostegno del Cinema all’associazione culturale veronetta129 e il gruppo informale Net Generation. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con il festival Middle East Now di Firenze. Per informazioni scrivere a info@veronetta129.it o consultate la pagina FB veronetta129. Il biglietto ha un costo di 4,5 euro, con la possibilità di fare un abbonamento a 16 euro. Le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli in italiano, accompagnate da una breve presentazione.

Verona | A Forte Sofia due iniziative per il Nepal

Buddhist prayer flags and mount Everestdi Elena Guerra

Si può viaggiare in spazi sconfinati senza neppure muoversi da casa. Da Forte Sofia, costruito dagli austriaci nel 1838 e sito in via Monte Novegno a due passi da Via Mameli, si potrà partire alla scoperta del Nepal nei giorni del 10 e 13 settembre. Come? L’Associazione di promozione sociale Forte Sofia, che ha in custodia da oltre un anno l’omonimo forte, in collaborazione con l’Asd Sat So Ham, ha organizzato in queste due date una serie di piacevoli iniziative per conoscere la cultura nepalese.

Perché proprio il Nepal? perché questa bellissima terra ricca di storia e valori è stata messa in ginocchio da due gravissimi terremoti che si sono succeduti il 25 aprile ed il 12 maggio scorsi. Partecipando alle iniziative si potrà dare un aiuto concreto alla veronese Hanuman Onlus, che da anni opera con efficacia in Nepal, con il progetto di sostegno a distanza “Happy Child” e con il progetto di scolarizzazione “Educating Children” ed ora, dopo la devastante azione del sisma, con la costruzione di abitazioni per le tante famiglie terremotate.

“Ci sono film che guardi e dimentichi. E ci sono film che ti parlano e lasciano qualcosa” – ci spiega Vanessa Matuzzi dell’Asd Sat So Ham. Uno di questi ultimi è il film documentario di Thomas Torelli Un Altro Mondo che sarà proiettato a Forte Sofia giovedì 10 settembre. La proiezione si terrà all’aperto, sotto le stelle. Il film è stato il vincitore del Clorofilla Film Festival promosso da Legambiente ed ha ricevuto numerosi pareri positivi dalla critica.

Domenica 13 settembre sarà un giorno di festa aperto a tutti, anche ai bambini, con attività a loro dedicate, dalle h. 16,30, a cura della libreria Farfilò” – racconta Davide Fumaneri dell’Aps Forte Sofia. Prima e dopo si susseguiranno racconti di viaggio, momenti dedicati al benessere, alla cultura, al cibo e tante curiosità sul Nepal. Iniziamo alle 11.30 con l’imperdibile concerto di gong, campane tibetane e di cristallo, sax, flauti e altri strumenti del professor Luca Donini.

“Domenica mattina, alle h. 11,00 circa, daremo il Namastè (benvenuto), a chi vorrà partecipare e ci presenteremo brevemente, per poi dedicare più spazio ai veri protagonisti della giornata: i progetti che abbiamo attivato in Nepal” – spiega Francesca Meneghello di Hanumam Onlus. Alle h. 16,00 illustreremo il progetto di scolarizzazione “Educating Children” ed il progetto di sostegno a distanza “Happy Child”, a cui sono destinati i contributi raccolti nelle due giornate di eventi. Racconteremo anche i drammatici giorni del terremoto, vissuti in terra nepalese dai nostri volontari italiani, che erano  impegnati in loco nella realizzazione della mission di aprile.

“Ciò che può sembrare una goccia nel mare, spesso si rivela un grande aiuto” – conclude Silvia Bevilacqua, sempre dell’Aps Forte Sofia. Lo sappiamo bene qui a Forte Sofia, dove l’impegno di prendersi cura di questo bene, a volte, sembrerebbe insormontabile, senza l’aiuto e l’entusiasmo di chi crede in noi e nel progetto di recupero di questo meraviglioso luogo. Vi ricordo che, in entrambe le date, sarà possibile partecipare alla visita guidata all’interno di Forte Sofia.

Orari, modalità di prenotazione delle varie attività d’intrattenimento e della speciale cena, a base di piatti della tradizione nepalese, ad opera di Davide Ambrosi ed Elena Rodella,  nonchè il programma completo delle due giornate, sono disponibili sulla pagina Facebook o contattando il 340 9063106 – 346 2258049.

Tra gli incontri vi segnaliamo INDOVINA COSA C’E’ PER CENA? Assaggi erranti.
Laboratorio-quiz di cucina, all’interno dell’evento “Namasté: una giornata di festa” per una raccolta fondi per il Nepal. In questo laboratorio assaggerete gustosi piatti da tante parti del mondo e vi sarà chiesto di aguzzare le vostre papille gustative e indovinare gli ingredienti e il Paese di provenienza, chi indovinerà il maggior numero di informazioni possibili vincerà una cena del progetto “Indovina chi viene a cena?”, progetto di integrazione e condivisione culturale.
Ci sono massimo 15 posti, affrettatevi a prenotare, questi i contatti: 346 2258049 – 340 9063106 satsoham.associazione@gmail.com sono@fortesofia.it.

Educazione interculturale e alla legalità

Zygmunt Bauman5di Elena Guerra

“Nella società liquida in cui viviamo non basta l’educazione, l’istruzione una volta per tutte, come accadeva un tempo. Occorre una formazione continua, un’educazione continua, perché la sola istruzione del tempo della scuola non è sufficiente”. Così Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo, uno dei più grandi pensatori contemporanei, ha aperto ieri alla Gran Guardia di Verona, in piazza Bra, davanti a 400 partecipanti, il convegno interculturale “Educazione e counselling interculturale nel mondo globale”, organizzato dal Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona, diretto da Agostino Portera, e dalla University of Toronto.
Sull’importanza dell’educazione alla legalità e all’impegno civico ha invece insistito Rita Borsellino, europarlamentare, sorella del giudice antimafia Paolo Borsellino, che ha raccontato la vita del fratello Paolo a partire dai banchi di scuola.

Sull’importanza dell’educazione e della comunicazione in una società multiculturale e complessa ha posto l’accento, nei saluti di apertura, il rettore dell’Università di Verona, Alessandro Mazzucco. Mentre l’assessore comunale ai Servizi sociali, Anna Leso, ha sottolineato l’impegno del Comune di Verona per l’integrazione dei cittadini stranieri e per la mediazione interculturale. Da parte sua, il professor Portera ha messo in evidenza l’importanza delle competenze interculturali e dell’educazione interculturale nella società contemporanea, caratterizzata dalla convivenza di persone di diversa origine e appartenenza religiosa e culturale.

Il sociologo Bauman, 87 anni, noto per i suoi libri sulla “modernità liquida”, ha osservato come nella società contemporanea vi sia un eccesso di informazioni, rispetto alle società passate. A fronte di quell’eccesso di informazioni, la nostra capacità di elaborazione e di memorizzazione resta però la stessa dei tempi antichi. “Viviamo in una società della fretta, dell’adesso”, ha fatto notare Bauman. “Questa mattina ero seduto in piazza Bra e ho osservato una coppia di fidanzati che anziché parlare erano concentrati, ciascuno per suo conto, su un proprio telefono cellulare. Passiamo ore e ore sui media elettronici, ci affidiamo al multitasking nel tentativo di allungare il tempo. Abituati a questo tipo di informazione frammentata, eccessiva, di fretta, gli studenti d’oggi (lamentano i loro professori) non riescono a leggere testi lunghi; perché li trovano noiosi. Ecco allora la sfida per l’educazione, per l’istruzione, per la formazione che richiedono invece i tempi della solitudine e della riflessione”.

Bauman  ha poi fatto notare come oggi “vi sia una crisi delle relazioni umane, che si riflette poi sull’educazione. Gli insegnanti sono costretti a competere con il calciatore o la rockstar di turno; o con figure di ‘consiglieri illuminati’. E’ venuta meno la figura dell’insegnante che un tempo era il punto di riferimento, il faro. L’insegnante lanciava il missile della conoscenza: quel missile seguiva una certa e definita traiettoria e arrivava al bersaglio. Oggi siamo nella società dei missili intelligenti, che cambiano traiettoria all’improvviso e ridefiniscono il loro percorso e il loro bersaglio”.

Cosa fare? “La soluzione, a fronte di una formazione scolastica, importante ma non basta più, e di un eccesso di informazione che resta spesso alla superficie”, è la risposta del sociologo Bauman, “è quella di un’educazione continua. Un’educazione per tutta la vita: una formazione continua che, sola, ci consente di non essere prigionieri e di essere liberi”.

Sull’educazione, a partire dalla scuola, ha insistito anche l’europarlamentare Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo, ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992 a Palermo. Rita Borsellino ha parlato di educazione alla legalità, del suo impegno per far conoscere il pensiero del fratello, dell’importanza di raccontare sia i valori che lo animavano nella lotta alla mafia, sia la struttura e il modo di operare della criminalità organizzata. Rita Borsellino ha raccontato gli anni della scuola del fratello Paolo, la vita nel “quartiere arabo” di Palermo (popolato dalla povera gente che viveva di lavoro e sacrifici), l’impegno nel pool antimafia con Giovanni Falcone. “Quella grande stagione di speranze e di lotta alla criminalità organizzata vive ora negli incontri nelle scuole e nella sensibilizzazione dei cittadini al problema delle mafie. Come amava ripetere mio fratello, ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte. E una parte importante l’ha l’educazione”, ha sottolineato Rita Borsellino, a cui il pubblico ha riservato un applauso in piedi, in onore anche della memoria di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Il convegno prosegue fino a giovedì. Il programma dettagliato è pubblicato sul sito del Centro Studi Interculturali: www.csiunivr.eu.