Gli stereotipi nell’informazione italiana

Amata da moriredi Cristina Martini

“L’ho amata da morire”, “L’ha uccisa per il caldo”, “Omicida in preda ad un raptus uccide la moglie”. Quanto le parole veicolate dai media possono modificare la percezione della violenza di genere nei lettori o telespettatori? Il femminicidio, il femmicidio, la violenza degli uomini nei confronti delle donne in quanto donne e i protagonisti dei casi di cronaca visti dai media sono gli argomenti trattati durante l’incontro “L’ho amata da moriremartedì 15 luglio alle 20.45 a San Bonifacio, Verona, nella sede del CoOffice in piazzale Mazzini con Cristina Martini ed Elena Guerra di Prosmedia.

L’appuntamento parte dalla ricerca di Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona, dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, raccogliendo ed analizzando i dati relativi al 2012, 2013 e 2014.

La ricerca è stata sviluppata in tre fasi principali: la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femmicidio del 2012 e dei 136 casi del 2013, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario semistrutturato e l’analisi di 4 casi emblematici (perché hanno avuto più eco nell’agenzia Ansa) per ciascun anno, appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; l’analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per gli 8 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale. Per informazioni scrivere a comunicazione@prosmedia.it.

Parlare, agire, raccontare la violenza sulle donne

Oppeanodi Cristina Martini

La violenza sulle donne non ha più scuse: è necessario parlare, agire, raccontare. Con questo intento il gruppo civico Oppeano città viva ha organizzato per martedì 2 luglio alle 20.30 alla scuola elementare di Vallese, in via Spinetti, una serata sul tema della violenza di genere e sul femminicidio. Molti gli aspetti che verranno approfonditi, con il supporto di alcuni operatori del settore: Sara Gini, presidente di Telefono Rosa; Cristina Martini, ricercatrice del gruppo ProsMedia che si occupa di analisi dei media all’Università degli Studi di Verona; Marisa Mazzi, presidente dell’associazione Isolina e… contro il femminicidio; Gianpaolo Trevisi, direttore della scuola di polizia di Peschiera del Garda. Sarà ospite della serata anche Laura Roveri, sopravvissuta all’aggressione da parte del suo ex fidanzato il 12 aprile scorso a Vicenza, che racconterà la sua esperienza al pubblico presente.

A scuola contro la violenza di genere

no_violenza_donne-300x225di Cristina Martini

Il tema della violenza sulle donne entra a scuola. Il gruppo di analisi dei media ProsMedia organizza per venerdì 2 maggio, un incontro con gli studenti dell’istituto tecnico San Zeno di Verona, durante la loro assemblea.

A parlare dell’argomento saranno esperti e addetti ai lavori che lavorano da anni sul tema della violenza sulle donne: Cristina Martini, che si occupa di ricerca nel campo del giornalismo interculturale per ProsMedia e autrice della ricerca “Uomini che odiano le donne: come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”; Marisa Mazzi, presidente dell’associazione Isolina e.. contro il femminicidio; Massimo Rimpici e Mario Gritti, che collaborano con l’associazione nazionale Maschile Plurale,e Francesca Martinelli, assistente sociale dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, dove lavora a stretto contatto con le donne vittime di violenza.

Violenza di genere in Europa

violenza europadi Cristina Martini

42 mila donne intervistate in tutto in tutta Europa ed un risultato preoccupante: una ogni tre di loro ha subito violenza, quasi sempre non denunciata. Questo il dato principale della ricerca realizzata dall’Agenzia dell’Unione Europea per i diritti umani, il cui rapporto è stato diffuso in questi giorni. Violenze fisiche, sessuali e psicologiche che non sfociano per forza nella morte della vittima, ma che rappresentano una continua, spesso subdola, violazione dei diritti umani che inizia già dall’adolescenza.

L’agenzia indagante ha ascoltato 1500 donne di età compresa tra i 18 e i 74 anni in ognuno dei 28 paesi dell’Unione Europea, che hanno dipinto quanto la violenza sia diffusa: il 5% delle intervistate ha confidato di aver subito uno stupro; una donna su 10 di averlo subito prima di compiere 15 anni. Le denunce sono pochissime: la percentuale arriva al 14% e sono di più nel Nord Europa, dove solitamente la donne hanno una maggiore indipendenza: in Danimarca il 52% delle donne ha dichiarato di avere subito attacchi fisici o sessuali; in Finlandia il 47%, il 46% in Svezia e il 45% in Olanda. Le percentuali si dimezzano in Polonia (19%), Austria (20%), Croazia (21%) e Spagna (22%). La percentuale italiana è del 27%: le donne non denunciano e non ne parlano; hanno paura e pensano che la violenza sia una questione da risolvere tra le mura di casa. Quando si parla di abusi che non accadono in ambiente familiare, Joanna Goodey, a capo del gruppo di ricerca, spiega: “In Italia c’è un maggiore controllo sociale del fenomeno: le donne escono meno da sole perché temono di subire violenza, si autolimitano nella propria libertà perché sanno di correre dei rischi”. La paura non permette quindi di monitorare il fenomeno fino in fondo.

La punta dell’iceberg della violenza sulle donne è rappresentata dalla forma più estrema di violazione dei diritti umani, che implica la morte della vittima: i femmicidi, ovvero l’omicidio di genere. Allo studio di questi si è dedicata Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona, nella ricerca “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, in cui sono stati raccolti e analizzati i dati relativi al 2012 ed al 2013. I risultati della schedatura delle vittime confermano i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: la violenza domestica è la causa principale di morte nelle donne tra i 16 ed i 44 anni; le donne fino ai 50 anni muoiono più tra le mura di casa, ad opera di persone dell’ambiente familiare, che non per malattie o incidenti. Le donne uccise nel 2013 sono state 136, quasi una ogni tre giorni e quasi tutti gli omicidi sono stati commessi da uomini che le stesse conoscevano. Le indagini sul tema della violenza sulle donne sono importanti per parlare di un problema culturale e sociale molto diffuso, per darne il giusto risalto e per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica. L’obiettivo è supportare prima di tutto le vittime attraverso un sostegno psicologico, medico e legale; curare e riabilitare gli uomini maltrattanti, per evitare la recidività e fare formazione nelle scuole per educare fin dai primi anni ad una corretta cultura di genere che riduca la dimensione del fenomeno.

Primo rapporto su media e minoranze

Logo-Carta-di-Romadi Cristina Martini

Notizie fuori dal ghetto” è il primo Rapporto annuale 2012 presentato dalle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, svolto dai gruppi di ricerca associati e coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di scienze della Comunicazione. La prima parte del lavoro è stata curata dai vincitori del bando di ricerca che l’Associazione Carta di Roma ha promosso di concerto con la rete Universitaria e ci propone da un lato una fotografia della rappresentazione della migrazione e delle minoranze nella stampa italiana e dall’altra un approfondimento sulla rappresentazione delle donne migranti nell’informazione televisiva. La seconda parte ospita estratti di ricerche svolte da dipartimenti universitari e da organizzazioni attive nella rete Carta di Roma, mentre la terza raccoglie le riflessioni su due ambiti specifici di grande interesse e attualità per l’associazione: la legislazione italiana sull’hate speech (i discorsi di odio) e la formazione dei giornalisti.

Come anticipato ProsMedia ha curato la parte di analisi e ricerca nei lanci Ansa nel capitolo su “Cronaca e criminalità: i delitti dei media” e nel capitolo “Il femminicidio”. Il primo ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, nei primi sette giorni dei dodici mesi, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. Le notizie considerate rilevanti rispetto ai fini dell’analisi sono state 174, il che corrisponde al 23,4% del totale delle notizie analizzate. La cronaca è l’argomento in assoluto predominante. Suddividendo le notizie di cronaca rispetto ai protagonisti, 167 (il 95,9% del totale) hanno avuto come protagonisti persone italiane o non identificate, mentre 28 notizie persone straniere (il 16%). Infine, 2 resoconti, l’1,1% dei lanci totali, si sono occupati del tema immigrazione e nessuno dei titoli in prima pagina, della sicurezza. Una tendenza che riflette il modus operandi del governo tecnico attraverso l’anno 2012, poco incline a parlare di migranti.

Il secondo capitolo curato da Prosmedia, “Il femminicidio” è stato condotto e realizzato da Cristina Martini, attraverso la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli, armi del delitto, modalità di esecuzione e numero di lanci dell’agenzia di stampa Ansa usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario a risposte multiple che permettesse di rilevare i dati relativi alla rappresentazione dei protagonisti dei femminicidi, utilizzato per analizzare quattro casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima e colpevole entrambi italiani; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima e colpevole entrambi stranieri. Con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale, è stato poi possibile approfondire la ricerca analizzando il linguaggio con cui i lanci di agenzia hanno descritto i diversi casi presi in esame.

Notizie fuori dal ghetto

loc carta di romadi Cristina Martini

Sarà presentato lunedì 16 dicembre il primo Rapporto annuale 2012 “Notizie fuori dal ghetto”, ritratto del connubio tra stampa italiana e immigrazione, svolto dai gruppi di ricerca dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di Scienze della Comunicazione. Dalle 10 alle 12 alla Camera dei deputati si potrà conoscere il lavoro portato avanti anche dal gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona che ha svolto nel 2012 “Cattive notizie. Cronaca e criminalità: i delitti dei media. Ricerca nazionale su immigrazione ed asilo nell’Agenzia di stampa Ansa”. La ricerca ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. L’indagine, basata sulla metodologia dell’analisi quantitativa, si è focalizzata sulla prima pagina dell’Ansa delle ore 19.00. Gli articoli analizzati sono stati estratti da un campione che prendeva in considerazione i primi 7 giorni di ogni mese, per tutto il 2012, per un totale di 84 giorni presi in considerazione. Nel complesso, sono stati individuati, schedati e analizzati 174 articoli rilevanti su 741 notizie analizzate.

Insieme all’andamento generale del 2012 su media e minoranze, sarà inoltre presentata la ricerca di Cristina Martini “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femminicidio secondo la nazionalità dei protagonisti dal 1 gennaio 2012 al 31 ottobre 2013. La ricerca è stata sviluppata in tre fasi: raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; costruzione di un questionario ed analisi di 4 casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per i 4 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale.

Durante la presentazione del Rapporto annuale a Roma ci saranno i saluti introduttivi della ministra per l’integrazione Cécile Kyenge e di Antonio Russo, consigliere di presidenza Acli e membro direttivo Carta di Roma. Modera Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. Presentazione dei dati della ricerca a cura di Marinella Belluati, Università di Torino e rappresentante del Comitato esecutivo Osservatorio Carta di Roma. Pietro Suber, vice presidente Ass Carta di Roma e giornalista Tg5 intervista: Francesca Paci, la Stampa, Ribka Sibathu, docente e scrittrice, Paolo Conti, Corriere della Sera e Lucia Ghebreghiorges, giornalista rete G2. Conclude Laura Boldrini, presidente Camera dei deputati.

Femmicidi nei media

Titoli ProsMediadi Cristina Martini

Sono 115 donne uccise da uomini violenti, nella quasi totalità dell’ambiente familiare. Questo è uno dei risultati della ricerca curata da Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia, dell’Università degli Studi di Verona, dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. I dati sono stati presentati al convegno “Uomo e donna: quale disagio?”, organizzato dall’associazione Donne Insieme tenutosi a Villafranca di Verona il 30 novembre scorso. L’intervento è stato introdotto da Maurizio Corte, giornalista del quotidiano L’Arena e professore a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, che ha parlato di come vittime e carnefici vengono presentati rappresentati dai media.

Da un lavoro di catalogazione di tutte le donne decedute a causa di violenza di genere è stato possibile ottenere dati statistici su vittime, colpevoli, relazione tra i soggetti, armi del delitto e modalità di uccisione e su quanti lanci dell’agenzia Ansa sono stati dedicati ai singoli casi. Le vittime italiane sono 81 (il 70,4%) mentre le straniere 34 (29,6%). Tra queste ultime le nazionalità più ricorrenti sono rumena, ucraina e albanese. I colpevoli italiani sono per il 74% italiani (84 uomini e una donna: nel 2013 c’è anche un caso di femmicidio in una coppia lesbica) e 24 stranieri, il 20,8%. Le nazionalità più frequenti sono rumena ed albanese. I colpevoli non ancora identificati sono 6, il 5,2%.

Nel 2012 dei 124 casi di femmicidio solo l’8% (10) sono finiti in prima pagina Ansa delle 19. Nel 2013 su 105 casi (fino al 31 ottobre) viene data rilevanza a 26 casi. Dal primo maggio il femmicidio inizia ad essere presente nella cronaca, comparendo in prima pagina Ansa con 6 casi nella settimana successiva al delitto. I media rimandano spesso alle condizioni climatiche per giustificare la violenza di genere: “L’ha uccisa per il caldo”. Non sembra essere così dai dati statistici: la maggior parte dei femminicidi avviene a maggio (17 vittime); seguono giugno e settembre con 14 casi, 12 a luglio e ottobre, 11 a marzo, 10 a gennaio e aprile, 8 a febbraio e 7 in agosto (il mese estivo per eccellenza).

La ricerca comprende anche l’analisi di quattro casi emblematici che hanno avuto particolare rilevanza  per numero di lanci Ansa a loro dedicati: il caso di Lucia Bellucci (vittima italiana e colpevole italiano; Ilaria Leone (con colpevole straniero). L’omicidio Sandita Munteanu (vittima ed omicida entrambi stranieri) ed il caso di Marilia Rodrigues Silva Martins. Con l’uso di un software per l’analisi quantitativa statistica lessicale e testuale, è stato possibile risalire alla frequenza delle forme grafiche (parole) presenti nei lanci di agenzia relativi ai quattro casi e studiare l’utilizzo degli aggettivi e le citazioni presenti nei testi (virgolettati di chi viene interpellato).

È importante avere consapevolezza della rappresentazione della violenza sulle donne data dai media e studiare come questi utilizzano il linguaggio per descrivere i femmicidi. Le parole usate danno ai lettori la chiave di interpretazione: i giornali, i media costruiscono l’enciclopedia della nostra conoscenza, come direbbe Umberto Eco. Quell’enciclopedia, quella competenza che ci fa dire che un uomo ha ucciso durante un “raptus” o che un ragazzo ha rapito la fidanzata per amore o che un fidanzato abbandonato perseguita l’ex compagna per “passione”, non perché è uno stalker.

I media offrono strumenti per discutere, definire le situazioni, leggere ed interpretare gli eventi. È nella costruzione dei significati, che noi possiamo rappresentarci l’avvocato che uccide l’ex fidanzata come “un brillante professionista di bell’aspetto che leggeva Kant”, come “un ex-fidanzato che amava alla follia la donnaccia che l’ha respinto”, come un “omicida in preda a un eccesso d’ira” o un “assassino lucido che, grazie anche alle sue competenze in materia legale, ha premeditato tanto bene un omicidio tanto bene da tentare di ottenere la seminfermità mentale e cavarsela con qualche anno di carcere”.

Sapere come agiscono i media, permette alle associazioni che si battono contro la violenza sulle donne di intervenire nel dibattito pubblico; di dare una propria lettura e di avanzare delle proposte che si traducano in atti concreti. “Se conosci i media li puoi usare in positivo, anziché esserne usato”.

Chiarimento sulla parola “femminicidio”

art fem agostodi Cristina Martini

Si parla di femminicidio quando un omicidio è compiuto da un uomo per motivi di genere, quando cioè uccide una donna in quanto tale. Secondo le donne del blog collettivo Femminismo a sud  si chiama femminicidio quando è l’uomo ad uccidere: strangolando, martellando, dando fuoco, facendo a pezzi, precipitando da un balcone, una donna. Per Marcela Lagarde, antropologa e parlamentare messicana, il femminicidio sta a indicare la matrice comune di ogni forma di violenza di genere, che annulla la donna non solo nella sua dimensione fisica, ma anche in quella psicologica e sociale.

Questa definizione sembra sfuggire in questi giorni di “conte”. Abbiamo dato anche noi l’elenco delle 105 donne uccise tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2013 e non ci convincevano i dati diffusi da molte testate che in questi giorni hanno parlato della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne svoltasi il 25 novembre scorso. Siamo andate a fondo e abbiamo trovato elenchi sballati, oltre le 120 vittime, ma che comprendevano omicidi per motivi economici, per rapina, per delinquenza. Non possono essere inseriti all’interno dell’elenco dei femmicidi in quanto il movente non è lo stesso. Una precisazione che sentivamo di fare, per scalfire troppi stereotipi nell’informazione italiana, per trattare le informazioni non in modo fuorviante, per non far perdere al lettore il problema fondamentale: trattare queste morti con le giuste parole, per non attenuare la responsabilità, per cambiare l’ottica sia giuridica che culturale.

Donne, violenza e femminicidio: convegno a Villafranca

La locandina dell'evento a Villafranca, Verona
La locandina dell’evento a Villafranca, Verona

di Cristina Martini

Per deformazione professionale “la conta” delle donne uccise è parte della ricerca che ProsMedia sta portando avanti dal 2012, “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. Sono 105 i casi di femmicidio dal 1 gennaio al 31 ottobre. Nello stesso periodo dello scorso anno erano già 110. Un dato che non può consolarci ma che ci fa ben sperare; cinque donne in meno, cinque donne che ce l’hanno fatta ad essere protette, che hanno allontanato l’uomo violento, che si sono salvate. Per chi vuole approfondire l’argomento, Cristina Martini, ricercatrice di ProsMedia, affiancherà Maurizio Corte, giornalista del quotidiano L’Arena, professore a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, durante l’intervento “Il femminicidio: vittime e carnefici nei media italiani” all’interno del convegno “Uomo e donna: quale disagio?” che si terrà sabato 30 novembre alle 15.30 all’auditorium di Villafranca, piazzale San Francesco, in provincia di Verona. Ingresso libero. L’evento è organizzato dall’associazione “Donne insieme…” di Villafranca, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la collaborazione dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Villafranca Verona.

Donne in prima linea contro la violenza

Foto di Internazionale
Foto di Internazionale

di Cristina Martini

“Ho preso le storie di violenza e le ho messe una accanto all’altra”. Con lo stesso spirito di ricerca di Rebecca Solnit, la rivista Internazionale ha organizzato l’incontro “La guerra contro le donne. Un’emergenza globale”, durante il Festival a Ferrara tenutosi il 4, 5 e 6 ottobre: una conferenza che ha unito, sul palco del Teatro Comunale, i racconti di quattro donne, giornaliste e scrittrici, che la violenza l’hanno conosciuta, anche sulla propria pelle. Testimonianze sofferte, moderate da Riccardo Iacona, giornalista Rai di Presa Diretta, che si occupa da sempre di inchieste ed autore del libro Se questi sono gli uomini, che racconta la strage delle donne in Italia.

Stati Uniti, India, Egitto e Congo, rappresentati da Rebecca Solnit, giornalista statunitense; Urvashi Butalia, scrittrice ed editrice indiana; Mona Eltahawy, giornalista ed attivista egiziana; Chouchou Namegabe, giornalista congolese a cui è stato assegnato quest’anno il premio Anna Politkovskaja, per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e per l’attività di formazione per le donne congolesi che vogliono raccontare abusi e molestie sessuali.

Stati Uniti. Rebecca Solnit ha scosso subito il pubblico con dei dati: “Ogni 9 secondi una donna viene picchiata ed una ogni 60 minuti subisce un abuso. La violenza è la causa di morte principale per le donne tra i 15 ed i 44 anni”. Non esistono casi isolati: è un’“epidemia”, che colpisce tutti in modo trasversale, ma che come tutte le malattie può essere curata educando gli uomini. Anche cambiare l’immagine della donna è importante: “Oggi è vista come merce, come oggetto; come qualcosa che, se non serve più, può essere eliminata, sterminata”.

India. “Nel 98% dei casi, la violenza sessuale è ad opera di persone che le donne conoscono, che fanno parte della cerchia di affetti: spesso sono familiari o amici”, spiega Urvashi Butalia. L’autrice di The other side of silence, libro che ha avuto un grande successo in India, riporta all’attenzione l’episodio di stupro di gruppo ed omicidio di una giovane studentessa avvenuto in un bus a New Delhi, per mano di quattro uomini che l’hanno picchiata e violentata con una spranga. “L’omicidio – racconta – ha portato l’India sulle prime pagine del mondo, per la brutalità dell’accaduto. Questo è servito anche a creare imbarazzo nel governo indiano che, ha preso subito dei provvedimenti in merito”. La battaglia contro la violenza in India dura da molti anni ma purtroppo non se ne parla. “Le donne sono esortate a non parlare, per non ricordare gli episodi violenti, ma questo le ferisce due volte. Occorre dare voce a queste storie ed essere disponibili ad ascoltarle. Usiamo l’arma della conoscenza!”.

RD del Congo. Di dare gli strumenti alle donne per poter descrivere gli abusi, si occupa Chouchou Namegabe, giornalista radiofonica impegnata soprattutto in Congo dove tiene anche dei corsi di giornalismo professionalizzanti. Ha fondato l’Associazione delle donne dei media del Sud Kivu che si occupa anche di informare del problema violenza attraverso trasmissioni radiofoniche, perché in Congo è questo il mezzo di comunicazione più usato. “Le violenze sulle donne in Congo sono perpetrate soprattutto dai gruppi armati, dai ribelli e dai militari, ma anche i civili ora pensano di sfuggire alle punizioni”. La guerra diventa un alibi e la donna un bottino di guerra, costretta a subire vere e proprie atrocità in pubblico, anche davanti ai propri figli.

Egitto. “In Egitto i civili sono usati dal potere contro le donne”: a parlare è Mona Eltahawy, giornalista ed attivista egiziana che nel 2012 è stata arrestata e detenuta per dodici ore, con l’accusa di essere una spia. Oltre alle fratture alla mano ed al braccio sinistro, ha subito anche una violenza sessuale. “La rivoluzione politica democratica deve essere accompagnata da una rivoluzione sociale che riveda il ruolo della donna, la sua libertà e la questione di genere. Il regime di Mubarak ha sdoganato la violenza sulle donne, ma la lotta contro la dittatura che ha unito uomini e donne ha segnato un profondo cambiamento contro l’atteggiamento sfavorevole verso le donne”.

È la cultura che va cambiata. Va cancellata l’“idea di vergogna”: non deve ricadere sulla donna, che non è responsabile dell’episodio violento, ma sul colpevole. Bisogna dar voce alle donne, creare spazi di ascolto, agire sulla pace, far applicare le leggi contro la violenza. È necessario trasformare i silenzi in urla, in battaglia politica. E queste quattro donne coraggiose lo stanno facendo.