Il progetto migratorio raccontato dai protagonisti della migrazione

Locandina-tmbnl-20140727di Elena Guerra

A differenza del passato, a causa dei fattori strutturali interni ed esterni ai paesi interessati dall’immigrazione, il successo del progetto migratorio è tutt’altro che garantito. E’ una delle novità che emergono dal convegno aperto alla cittadinanza e ad ingresso libero “Il progetto migratorio: successi e insuccessi raccontati dai migranti” in programma a Verona, nella cornice di Villa Buri, domenica 27 luglio dalle ore 09. L’incontro avrà luogo nell’ambito della prima edizione della Giornata della Comunità della Guinea-Bissau, promossa da Asequagui (Associação dos Estudantes Quadros e Amigos da Guiné-Bissau em Itália).

Al dibattito, introdotto dai saluti dell’assessore alle pari opportunità del Comune di Verona, Anna Leso, prenderanno parte lo psicologo sociale Fernando Biague, uno dei primi guineani arrivati in Italia e autore del libro Il progetto migratorio: successi e insuccessi raccontati dai migranti (Ed. A. Weger); Maurizio Corte, giornalista de L’Arena, docente a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, che interverrà su “Il percorso interculturale nell’attuale società multiculturale: il ruolo dei media”; don Giuseppe Mirandola, direttore del Centro Pastorale Immigrati – Migrantes, in “Note sul cammino di integrazione a Verona – L’esperienza del Centro Pastorale Immigrati della Diocesi”. Modera Luca Delponte, giornalista di Radio Verona e Telearena. Dalle ore 14.00 alle ore 23.00, l’evento proseguirà con una festa accompagnata da musica tradizionale e moderna della Guinea-Bissau, con degustazioni di piatti e sapori tipici guineani.

L’associazione Asequagui ONLUS, creata nel 2007, è l’espressione del radicamento della comunità nella città di Verona. Il suo scopo è fornire sostegno ai propri connazionali e nel contempo, interfacciarsi con le Istituzioni e la società civile per promuovere riflessioni e soluzioni che riguardino la vita dei migranti e i processi migratori.

Gli stereotipi nell’informazione italiana

Amata da moriredi Cristina Martini

“L’ho amata da morire”, “L’ha uccisa per il caldo”, “Omicida in preda ad un raptus uccide la moglie”. Quanto le parole veicolate dai media possono modificare la percezione della violenza di genere nei lettori o telespettatori? Il femminicidio, il femmicidio, la violenza degli uomini nei confronti delle donne in quanto donne e i protagonisti dei casi di cronaca visti dai media sono gli argomenti trattati durante l’incontro “L’ho amata da moriremartedì 15 luglio alle 20.45 a San Bonifacio, Verona, nella sede del CoOffice in piazzale Mazzini con Cristina Martini ed Elena Guerra di Prosmedia.

L’appuntamento parte dalla ricerca di Cristina Martini, del gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona, dal titolo “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, raccogliendo ed analizzando i dati relativi al 2012, 2013 e 2014.

La ricerca è stata sviluppata in tre fasi principali: la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femmicidio del 2012 e dei 136 casi del 2013, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario semistrutturato e l’analisi di 4 casi emblematici (perché hanno avuto più eco nell’agenzia Ansa) per ciascun anno, appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; l’analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per gli 8 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale. Per informazioni scrivere a comunicazione@prosmedia.it.

Parlare, agire, raccontare la violenza sulle donne

Oppeanodi Cristina Martini

La violenza sulle donne non ha più scuse: è necessario parlare, agire, raccontare. Con questo intento il gruppo civico Oppeano città viva ha organizzato per martedì 2 luglio alle 20.30 alla scuola elementare di Vallese, in via Spinetti, una serata sul tema della violenza di genere e sul femminicidio. Molti gli aspetti che verranno approfonditi, con il supporto di alcuni operatori del settore: Sara Gini, presidente di Telefono Rosa; Cristina Martini, ricercatrice del gruppo ProsMedia che si occupa di analisi dei media all’Università degli Studi di Verona; Marisa Mazzi, presidente dell’associazione Isolina e… contro il femminicidio; Gianpaolo Trevisi, direttore della scuola di polizia di Peschiera del Garda. Sarà ospite della serata anche Laura Roveri, sopravvissuta all’aggressione da parte del suo ex fidanzato il 12 aprile scorso a Vicenza, che racconterà la sua esperienza al pubblico presente.

A scuola contro la violenza di genere

no_violenza_donne-300x225di Cristina Martini

Il tema della violenza sulle donne entra a scuola. Il gruppo di analisi dei media ProsMedia organizza per venerdì 2 maggio, un incontro con gli studenti dell’istituto tecnico San Zeno di Verona, durante la loro assemblea.

A parlare dell’argomento saranno esperti e addetti ai lavori che lavorano da anni sul tema della violenza sulle donne: Cristina Martini, che si occupa di ricerca nel campo del giornalismo interculturale per ProsMedia e autrice della ricerca “Uomini che odiano le donne: come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”; Marisa Mazzi, presidente dell’associazione Isolina e.. contro il femminicidio; Massimo Rimpici e Mario Gritti, che collaborano con l’associazione nazionale Maschile Plurale,e Francesca Martinelli, assistente sociale dell’Ospedale Sacro Cuore di Negrar, dove lavora a stretto contatto con le donne vittime di violenza.

Donne, violenza e femminicidio: convegno a Villafranca

La locandina dell'evento a Villafranca, Verona
La locandina dell’evento a Villafranca, Verona

di Cristina Martini

Per deformazione professionale “la conta” delle donne uccise è parte della ricerca che ProsMedia sta portando avanti dal 2012, “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”. Sono 105 i casi di femmicidio dal 1 gennaio al 31 ottobre. Nello stesso periodo dello scorso anno erano già 110. Un dato che non può consolarci ma che ci fa ben sperare; cinque donne in meno, cinque donne che ce l’hanno fatta ad essere protette, che hanno allontanato l’uomo violento, che si sono salvate. Per chi vuole approfondire l’argomento, Cristina Martini, ricercatrice di ProsMedia, affiancherà Maurizio Corte, giornalista del quotidiano L’Arena, professore a contratto di Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona, durante l’intervento “Il femminicidio: vittime e carnefici nei media italiani” all’interno del convegno “Uomo e donna: quale disagio?” che si terrà sabato 30 novembre alle 15.30 all’auditorium di Villafranca, piazzale San Francesco, in provincia di Verona. Ingresso libero. L’evento è organizzato dall’associazione “Donne insieme…” di Villafranca, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, con la collaborazione dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Villafranca Verona.

Donne in prima linea contro la violenza

Foto di Internazionale
Foto di Internazionale

di Cristina Martini

“Ho preso le storie di violenza e le ho messe una accanto all’altra”. Con lo stesso spirito di ricerca di Rebecca Solnit, la rivista Internazionale ha organizzato l’incontro “La guerra contro le donne. Un’emergenza globale”, durante il Festival a Ferrara tenutosi il 4, 5 e 6 ottobre: una conferenza che ha unito, sul palco del Teatro Comunale, i racconti di quattro donne, giornaliste e scrittrici, che la violenza l’hanno conosciuta, anche sulla propria pelle. Testimonianze sofferte, moderate da Riccardo Iacona, giornalista Rai di Presa Diretta, che si occupa da sempre di inchieste ed autore del libro Se questi sono gli uomini, che racconta la strage delle donne in Italia.

Stati Uniti, India, Egitto e Congo, rappresentati da Rebecca Solnit, giornalista statunitense; Urvashi Butalia, scrittrice ed editrice indiana; Mona Eltahawy, giornalista ed attivista egiziana; Chouchou Namegabe, giornalista congolese a cui è stato assegnato quest’anno il premio Anna Politkovskaja, per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e per l’attività di formazione per le donne congolesi che vogliono raccontare abusi e molestie sessuali.

Stati Uniti. Rebecca Solnit ha scosso subito il pubblico con dei dati: “Ogni 9 secondi una donna viene picchiata ed una ogni 60 minuti subisce un abuso. La violenza è la causa di morte principale per le donne tra i 15 ed i 44 anni”. Non esistono casi isolati: è un’“epidemia”, che colpisce tutti in modo trasversale, ma che come tutte le malattie può essere curata educando gli uomini. Anche cambiare l’immagine della donna è importante: “Oggi è vista come merce, come oggetto; come qualcosa che, se non serve più, può essere eliminata, sterminata”.

India. “Nel 98% dei casi, la violenza sessuale è ad opera di persone che le donne conoscono, che fanno parte della cerchia di affetti: spesso sono familiari o amici”, spiega Urvashi Butalia. L’autrice di The other side of silence, libro che ha avuto un grande successo in India, riporta all’attenzione l’episodio di stupro di gruppo ed omicidio di una giovane studentessa avvenuto in un bus a New Delhi, per mano di quattro uomini che l’hanno picchiata e violentata con una spranga. “L’omicidio – racconta – ha portato l’India sulle prime pagine del mondo, per la brutalità dell’accaduto. Questo è servito anche a creare imbarazzo nel governo indiano che, ha preso subito dei provvedimenti in merito”. La battaglia contro la violenza in India dura da molti anni ma purtroppo non se ne parla. “Le donne sono esortate a non parlare, per non ricordare gli episodi violenti, ma questo le ferisce due volte. Occorre dare voce a queste storie ed essere disponibili ad ascoltarle. Usiamo l’arma della conoscenza!”.

RD del Congo. Di dare gli strumenti alle donne per poter descrivere gli abusi, si occupa Chouchou Namegabe, giornalista radiofonica impegnata soprattutto in Congo dove tiene anche dei corsi di giornalismo professionalizzanti. Ha fondato l’Associazione delle donne dei media del Sud Kivu che si occupa anche di informare del problema violenza attraverso trasmissioni radiofoniche, perché in Congo è questo il mezzo di comunicazione più usato. “Le violenze sulle donne in Congo sono perpetrate soprattutto dai gruppi armati, dai ribelli e dai militari, ma anche i civili ora pensano di sfuggire alle punizioni”. La guerra diventa un alibi e la donna un bottino di guerra, costretta a subire vere e proprie atrocità in pubblico, anche davanti ai propri figli.

Egitto. “In Egitto i civili sono usati dal potere contro le donne”: a parlare è Mona Eltahawy, giornalista ed attivista egiziana che nel 2012 è stata arrestata e detenuta per dodici ore, con l’accusa di essere una spia. Oltre alle fratture alla mano ed al braccio sinistro, ha subito anche una violenza sessuale. “La rivoluzione politica democratica deve essere accompagnata da una rivoluzione sociale che riveda il ruolo della donna, la sua libertà e la questione di genere. Il regime di Mubarak ha sdoganato la violenza sulle donne, ma la lotta contro la dittatura che ha unito uomini e donne ha segnato un profondo cambiamento contro l’atteggiamento sfavorevole verso le donne”.

È la cultura che va cambiata. Va cancellata l’“idea di vergogna”: non deve ricadere sulla donna, che non è responsabile dell’episodio violento, ma sul colpevole. Bisogna dar voce alle donne, creare spazi di ascolto, agire sulla pace, far applicare le leggi contro la violenza. È necessario trasformare i silenzi in urla, in battaglia politica. E queste quattro donne coraggiose lo stanno facendo.

La voce delle donne

chouchou namegabedi Cristina Martini

Da alcuni mesi ci stiamo occupando della ricerca “Uomini che odiano le donne: come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti” e anche per questo oggi partecipiamo anche noi alla settima edizione del Festival di Internazionale a Ferrara, in particolare all’incontro al Teatro comunale “La guerra contro le donne. La violenza di genere, un’emergenza globale” con Urvashi Butalia, scrittrice ed editrice indiana, Mona Eltahawy, giornalista e attivista egiziana, Chouchou Namegabe (nella foto), giornalista congolese, e Rebecca Solnit, giornalista e scrittrice statunitense. Introduce e modera Riccardo Iacona, Rai3. Il libro di Iacona Se questi sono gli uomini e la puntata di Presadiretta Strage di donne andata in onda il 24 febbraio scorso ci hanno fornito molti spunti per la nostra ricerca sui femminicidi avvenuti in Italia nel 2012, oltre alla ricerca che è stata condotta dalla Casa delle donne a Bologna.

Seguiremo quindi l’incontro attraverso il profilo @ProsmediaVerona e l’hashtag #intfe per capire attraverso le testimonianze di chi ogni giorno si occupa di violenza di genere.

Convegno internazionale: “Educazione e counselling interculturale nel mondo globale”

di Elena Guerra

Convegno internazionale: “Educazione e counselling interculturale nel mondo globale” – Verona, Palazzo della Gran Guardia, 15-18 aprile 2013

L’iscrizione al convegno dà diritto a partecipare a tutte le sessioni di lavoro, ai workshop e all’apertura dell’evento il giorno 15 aprile e a ricevere il cd-rom contenente gli abstract di tutte le presentazioni.

INFORMAZIONI
Organizzazione del convegno: Università degli Studi di Verona – Centro Studi Interculturali del Dipartimento di Filosofia, Pedagogia e Psicologia, University of Toronto – Oise (Ontario Institute for Studies in Education, Centre for diversity in counselling & psychotherapy, Centre for leadership and diversity.
Partner dell’organizzazione: Comune di Verona – Assessorato ai servizi sociali, alla famiglia e alle pari opportunità, Iaie – International association for intercultural education, National American association for multicultural education, European education research association, Iacp – Istituto dell’approccio centrato sulla persona
In collaborazione con: Miur – Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Siped – Società italiana di Pedagogia, As.Pe.I. – Associazione Pedagogia italiana, Fiap – Federazione italiana delle associazioni di psicoterapia, Cnep – Coordinamento nazionale delle scuole private di psicoterapia, Associazione Cncp – Coordinamento nazionale counsellor professionisti, QuiEdit, SIPem – Società italiana di Pedagogia medica.

Relatori al convegno:
Zygmunt Bauman, Prof. Emeritus of Sociology
Rita Borsellino, European Parliament and CRIM Committee
Adam Horvath, Prof. Emerito at Simon Fraser University, Canada
Olaniyi Bojuwoye, University of the Western Cape, South Africa
Roy Moodley, University of Toronto, Canada
Tony Sam George, Christ University, Bangalore, India
Alberto Zucconi, IACP, Roma
Jagdish Gundara, University of London, UK
Agostino Portera, University of Verona, Italy
Milton J. Bennett, Ph.D. Intercultural Development Research Institute
Awad Ibrahim, University of Ottawa, Canada
Carmel Borg, University of Malta
Niva Piran, University of Toronto, Canada
Cristina Allemann-Ghionda, University of Cologne, Germany
John Portelli, University of Toronto, Canada
Yael Sharan, GRIP Group Investigation Projects, Tel Aviv – Israel
Rinaldo Walcott, University of Toronto, Canada
Leslie Bash, Leo Baeck College, London, UK
Claudia Ruitenberg, University of British Columbia, Canada
Carl A Grant, University of Wisconsin-Madison, United States
Christine E. Sleeter , Prof. Emerita at California State University, US
Comitato Scientifico del convegno: Agostino Portera, Roy Moodley, John P. Portelli, Alberto Zucconi, Jagdish Gundara, Gunther Dietz, Nektaria Palaiologou, Leslie Bash, Christine E. Sleeter, Lejf Moos

Presidenza del convegno: Prof. Agostino Portera Ph.D.
CENTRO STUDI INTERCULTURALI
Università degli studi di Verona, Via Vipacco, 7 – 37129 Verona
Tel. +39.045.8028147 – Fax +39.045.8028534;
E-mail: centro.interculturale@ateneo.univr.it; web: www.csiunivr.eu/
Comitato scientifico: Prof. Roy Moodley, Ph.D. e Prof. John P. Portelli, Ph.D.
Centre for Diversity in Counselling and Psychotherapy
Centre for Leadership and Diversity
OISE, University of Toronto tel. 416-978-0721

Segreteria organizzativa:

Dott.ssa Stefania Lamberti, Dott.ssa Barbara Guidetti, Dott.ssa Caterina Foppa Pedretti
CENTRO STUDI INTERCULTURALI
Università degli studi di Verona, Via Vipacco, 7 – 37129 Verona
Tel. +39.045.8028147 – Fax +39.045.8028534
E-mail: centro.interculturale@ateneo.univr.it; web: www.csiunivr.eu

Tutte le informazioni e il programma dettagliato sul sito: www.csiunivr.eu – su Facebook e su Twitter

Il blog di riferimento sul convegno (in italiano) è www.prosmedia.org.

Educazione e counselling interculturale nel mondo globale

di Elena Guerra

Crisi economica, crisi di valori e di governabilità nell’era della globalizzazione, pluralismo culturale, flussi migratori e complessità sociale: sono tutti fenomeni che si sono incrociati e che richiamano la necessità di investire nell’educazione e nelle competenze interculturali. Tuttavia, sia il concetto di “educazione interculturale” sia il termine “competenze interculturali”, sono sovente fraintesi e richiedono una definizione più precisa.

Su questi e altri argomenti collegati si concentrano i lavori del convegno internazionale  “Educazione e counselling interculturale nel mondo globale”, che si tiene dal 15 al 18 aprile al Palazzo della Gran Guardia di Verona, in piazza Bra.
Il convegno si apre lunedì 15 aprile, alle ore 9, con la relazione di Zygmunt Bauman, il noto sociologo della “società liquida”, sul tema “Le sfide della modernità liquida all’educazione”. Seguirà l’intervento di Agostino Portera, direttore del Centro Studi Interculturali dell’Università di Verona, sul tema “Competenze interculturali nell’educazione, nel counselling e nella psicoterapia”. Alle 11.30, interverrà l’europarlamentare Rita Borsellino con “Ricordi di mio fratello Paolo (Organised Crime, Corruption and Money Laundering)”.

A seguire la serie di interventi, seminari e riflessioni di studiosi e ricercatori giunti da tutto il mondo. Otto i filoni di discussione: l’integrazione degli approcci di consulenza e psicoterapia in un contesto multiculturale; l’integrazione della cura tradizionale nella consulenza e nella psicoterapia; i problemi legati alle diversità in terapia; la supervisione e la ricerca cross-culturale nell’ambito della consulenza; l’educazione interculturale e multiculturale; le competenze interculturali; la democrazia, la cittadinanza, l’equità e la partecipazione degli studenti; il Cooperative Learning.

Da segnalare, la sera di lunedì 15 aprile, alle ore 20, al Palazzo della Gran Guardia, “conversazioni sull’educazione” con il sociologo Zygmunt Bauman, in una conferenza-dibattito aperta al pubblico e non solo agli specialisti.

Martedì 16 aprile, alle ore 20.30, sempre al Palazzo della Gran Guardia, l’incontro con lo scrittore e cantautore Massimo Bubola che presenterà il libro “In altro i cuori”.

L’iscrizione al convegno dà diritto a partecipare a tutte le sessioni di lavoro, ai workshop e all’apertura dell’evento il giorno 15 aprile e a ricevere il cd-rom contenente gli abstract di tutte le presentazioni.
Tutte le informazioni e il programma dettagliato sul sito: www.csiunivr.eu su Facebook (www.facebook.com/centrostudiinterculturali.univerona (Csi) e Twitter (csiunivr)
Il blog di riferimento sul convegno (in italiano) è: www.prosmedia.org