Corso in Giornalismo interculturale, media relations e comunicazione digitale a Verona

di Cristina Martini

Una comunicazione e un’informazione attente all’Altro, dialoganti, rispettose. Da questo proposito indispensabile in un contesto multiculturale nasce il corso specialistico in Giornalismo interculturale, media relations e comunicazione digitale che si terrà dal 9 all’11 novembre all’Università di Verona.

Inserito nel percorso formativo del master in Intercultural competence and management, il corso sarà tenuto dai docenti Maurizio Corte e Giulia Bezzi; vedrà alternarsi teoria e pratica al fine di fornire strumenti utili per ricercare notizie, scriverle e diffonderle nel rispetto della diversità culturale. Comunicare significa poi anche conoscere le dinamiche dei media tradizionali e dei social media digitali, le relazioni dei network, il coinvolgimento del pubblico di riferimento.

I tre giorni di corso specialistico si svilupperanno in questo modo:

Giornalismo interculturale: tecnica giornalistica e comunicazione interculturale

– Tecnica del giornalismo: come si scrive una notizia

– Giornalismo interculturale: scrivere articoli e notizie nel rispetto della diversità culturale

– Giornalismo investigativo: la tecnica d’inchiesta

Media relations

– Come si fa ufficio stampa: il comunicato stampa e la sua diffusione

– Media relations online: l’ufficio stampa per il digitale

Comunicazione digitale: webmarketing e social media

– Introduzione sulle dinamiche online: come promuoverci online?

– La strategia: il target, le azioni e il piano di marketing

– Il sito: la nostra casa, il luogo in cui farci conoscere

– I contenuti: come scrivere per il web

– I social: quali sono i social network su cui puntare ora?

Il corso avrà un costo di 750 euro e riconoscerà 12 crediti formativi universitari (CFU). Le iscrizioni sono aperte e si concluderanno domenica 5 agosto; l’avvio sarà vincolato al raggiungimento di un numero minimo di iscritti. Per ricevere il modulo per la presentazione della domanda è possibile scrivere alla mail centro.interculturale@ateneo.univr.it o scaricarlo da questo indirizzo.

Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale: presentazione del libro

cop libro cedamdi Cristina Martini

Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale. Il libro di Maurizio Corte, con il lavoro di ricerca svolto dal gruppo di ProsMedia (oltre a Maurizio Corte, anche Elena Guerra, Cristina Martini e Nina Kapel) sul tema “media e immigrazione”, sarà presentato giovedì 15 maggio, dalle ore 10.10 alle 11.30, nell’aula T3 del Polo didattico Zanotto dell’Università di Verona, in viale dell’Università. Interverranno, oltre all’autore, anche Agostino Portera, ordinario di Pedagogia interculturale; Carlo Melegari, direttore del Cestim (Centro studi immigrazione) di Verona; Elena Guerra, del gruppo di analisi interculturale dei media ProsMedia; Michelangelo Bellinetti, giornalista.

Il libro Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale, edito da Cedam, affronta il tema del rapporto fra media e immigrazione; e propone una serie di riflessioni e di azioni pratiche per un giornalismo che sia interculturale e che sappia raccontare la diversità. Nel libro di Corte sono contenuti contributi scritti e di ricerca di Elena Guerra, Cristina Martini, Nina Kapel e Simonetta Pedron; e un intervento sul giornalismo digitale di Irene Pasquetto.

Comunicazione digitale ed espressione personale

cop sociologia dei media“Internet non costruisce rapporti sociali intesi come un mondo altro rispetto alla vita reale, al contrario consente la crescita di contatti personali e relazionali, incentivandoli”. Questa affermazione di Centorrino-Romeo, in Sociologia dei media (Franco Angeli editore, 2012), ci richiama all’importanza della comunicazione interpersonale nell’era digitale. La comunicazione digitale segna allora il trionfo, per certi aspetti, del raccontarsi in prima persona, del comunicare individuale e personale; spesso autobiografico.

E’ una rivoluzione copernicana rispetto all’era dei mass media. Nei mass media i messaggi sono costruiti da organizzazioni professionali a ciò dedicate (redazioni, produzioni di fiction, organizzazioni di spettacoli tv). I messaggi massmediali sono poi inviati a una massa di spettatori che nello stesso tempo e in luoghi separati ricevono un identico contenuti mediatico.

Con il proliferare dei canali televisivi, il pubblico ha comunque continuato a essere organizzato in gruppi passivi di audience: un’audience non collegata al suo interno, senza voce in capitolo, impossibilitata a interagire con i produttori di contenuti, con i giornalisti o gli sceneggiatori e con gli altri spettatori. L’accesso alla creazione artistica era impossibile ai più e riservata solo a ristrettissime élite.

La comunicazione digitale ha semplificato l’accesso all’informazione e alla produzione mediale. Le tecnologie digitali hanno ridotto le dimensioni delle apparecchiature e hanno reso di facile utilizzo videocamere e fotocamere. Ricordo quando, negli anni settanta, con un paio di amici realizzavo film in pellicola Super-8. Occorreva una cinepresa di qualità per le riprese filmiche: una singola bobina durava 2 minuti e mezzo.
Il montaggio veniva fatto con una moviola e su un solo esemplare di pellicola, dato che il Super-8 non aveva il negativo. La proiezione era possibile grazie a macchine da proiezione delicate. Chi era capace e se lo poteva permettere, faceva il doppiaggio e trasferiva il suono (parlato, rumori e musica) dal registratore a nastro alla sottile striscia del sono impressa sulla pellicola. Ricordo che un film a soggetto di 30 minuti, in Super-8, ci costò l’equivalente attuale di 2mila euro (in sola pellicola) e mesi di lavoro, dopo le riprese.

La digitalizzazione e miniaturizzazione dei media ha reso possibile realizzare film di alta qualità fotografica e audio, in poco tempo e con una spesa vicina allo zero. Mentre i “canali social” come Youtube hanno reso possibile la diffusione rapida delle produzioni mediali a un pubblico in potenza illimitato. Quel nostro film ebbe, negli anni, poche centinaia di spettatori: spesso entusiasti, ma… di numero ridotto. In pochi giorni, su Youtube, c’è la possibilità di decuplicare il numero di quei nostri spettatori, se il film piace e invoglia a condividerlo.

L’accesso ai media in un modo così semplice e rapido consente una maggiore espressione individuale dei contenuti e dei talenti. Se un film in Super-8 di una certa complessità richiedeva un gruppo di lavoro; una produzione video digitale attuale può essere fatta in solitudine. Le occasioni di espressione personale si sono moltiplicate. L’era dell’accesso alla produzione comunicativa permette a tutti di far sentire la propria voce. E questa è una chance che negli “affollati anni settanta” noi, ragazzi di allora, non avevamo.