Teoria del contagio emotivo, razzismo e social media

Foto blog Wired.it

di Barbara Minafra

Perché nella nostra vita social abbassiamo le difese e ci lasciamo contagiare? In rete facciamo operazioni solo in apparenza innocue: leggiamo, guardiamo, postiamo, condividiamo. Qual è l’effetto di queste azioni? Quale messaggio contribuiamo a diffondere tra i nostri contatti, e perché non attiviamo gli anticorpi con cui ci difendiamo dagli agenti estranei visto che, proprio sui social, discriminiamo e prendiamo continuamente posizione?

Il contagio emotivo si definisce come un passaggio non consapevole, automatico e immediato di emozioni da un soggetto all’altro. Una condivisione istantanea che fa vivere le esperienze altrui come se fossero le nostre. Avviene senza che ce ne rendiamo conto: come ci ammaliamo senza accorgerci di essere stati contagiati, così proviamo l’emozione altrui senza mediazione cognitiva.

Ricercatori della Cornell University e del Core Data Science Team di Facebook, nel giugno 2014 hanno dimostrato che non solo il linguaggio verbale, la mimica, la postura, le inflessioni della voce, l’interazione tra soggetti, sono in grado di attivare questo trasferimento istantaneo, ma riesce a farlo anche un testo scritto, in assenza di comunicazione diretta, senza dialogo. Per le scienze cognitive basta una parola per trasmettere uno stato d’animo.

Kramer, Guillory e Hancock lo hanno dimostrato attraverso l’analisi di 122 milioni di parole di 689.000 persone che in modo inconsapevole e all’oscuro dell’esperimento, interagivano con la messaggistica di Facebook. Il contagio emotivo è per così dire una forma primitiva del sentire: senza mediazione, senza cognizione, riproduciamo l’esperienza altrui. Piangiamo se altri piangono (esattamente come fanno i neonati se sentono altri bambini piangere; è quello che nel 1987 Hoffman ha chiamato Reazione circolare primaria), cambiamo tono di voce o espressione del viso in base al contesto e all’interlocutore (Motor mimicry).

Quanto razzismo c’è in alcune immagini o quanti pregiudizi ci sono in affermazioni che si rincorrono nei tweet senza darci il tempo di capirne il substrato intollerante? Oltre a non renderci conto del processo di trasmissione/ricezione dei vissuti emotivi altrui, manca la capacità di cogliere la differenza tra noi e l’altro. Le emozioni sono eventi sociali ma se condividiamo link senza pensarci, se mettiamo un impulsivo Mi Piace, finiamo per annullarci (a questo punto volontariamente) nel messaggio altrui.

Lo studio di Kramer, Guillory e Hancock ha fatto emergere anche come la visualizzazione di messaggi positivi sui social network aumenti le emozioni positive; una significativa riduzione di contenuti positivi nel proprio news feed, fa rispondere con più post negativi e meno post positivi; e i contenuti negativi fanno altrettanto, cioè stimolano emozioni negative. 

Tanto più si alimenta l’hate speech, tanto più crescerà l’incitamento all’odio. Questo rappresenta un caso emblematico in cui scattano le reazioni automatiche di difesa del contagio emotivo e delle emozioni di emergenza: attacco, reagisco, fuggo per difendermi dal pericolo. Il circolo vizioso però si autoalimenta: più cresce la sensazione di minaccia più si rafforza il meccanismo di difesa, più induce a fare gruppo per diventare più forti, e più aumenta il sentimento di intolleranza e ostilità.

Ma spiega anche perché alcuni video, notizie e immagini diventano virali. Più si riesce a generare stupore o meraviglia (mentre tendiamo a cestinare ciò che fa sentire tristi), più le condivisioni crescono. Studi e meccanismi pubblicitari dimostrano che se si attivano le emozioni, soprattutto positive (ma succede anche con ansia e rabbia), si alza la soglia di interesse, attenzione, coinvolgimento e poi adesione, ovvero condivisione.

Si accumulano alterazioni informative che poco alla volta consolidano sensazioni, avvalorano interpretazioni e contribuiscono alla costruzione della differenza che può diventare stereotipo, pregiudizio, intolleranza, razzismo. Se tutto questo non è un processo matematico, riuscire ad aumentare la consapevolezza potrebbe difenderci dalla cattiva comunicazione.

Si dovrebbe cioè riuscire a passare dal contagio emotivo al contagio sentimentale trasformando lo stato confusionale (quello in cui non mi differenzio dall’altro perché si azionano risposte automatiche che mi fanno assimilare e riprodurre i vissuti emotivi altrui come se fossero i miei) in una capacità di distinguermi, di essere empatico con i messaggi che ricevo senza tuttavia perdere la mia autonomia.

Questo per riuscire a conservare una capacità di lettura autonoma se non della realtà, almeno dei post in bacheca. Senza contare che ogni volta che mettiamo un Mi Piace sulle piattaforme social, riduciamo l’imparzialità dell’informazione che riceveremo in futuro.

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La rappresentazione geografica dei dati: le mappe tematiche

di Deborah Melotti

Ogni settore della nostra vita è attraversato da una rivoluzione digitale che, oltre a favorire e moltiplicare le connessioni tra persone e, sempre di più, tra oggetti, alimentando il cosiddetto Internet of things, porta alla costituzione di un’enorme mole di informazioni. Tutto ciò che ci circonda, infatti, diventa oggi un potenziale produttore e distributore di dati conservati in specifiche miniere, i database. Tuttavia, trattandosi di sequenze di elementi puramente numerici codificabili attraverso i valori binari 0 e 1, tali dati risultano essere poco comprensibili all’uomo e necessitano, di conseguenza, di una modalità di rappresentazione a lui più accessibile e fruibile. È questo lo scopo della visualizzazione dei dati (Data visualization o Information visualization), l’arte che, servendosi degli strumenti del graphic design, fa delle cifre il punto di partenza per l’esposizione di nuovi racconti. Forme, illustrazioni, pittogrammi, grafici e foto diventano così le strutture attraverso cui elaborare e trasmettere il reale significato di ciò che altrimenti sarebbe destinato a rimanere, se non per una macchina, una grigia formula numerica. Continue reading “La rappresentazione geografica dei dati: le mappe tematiche”

Oltre gli stereotipi, #dagrandesarò

di Cristina Martini

Oltre gli stereotipi, #dagrandesaròè la campagna di comunicazione che ProsMedia ha pensato per Telefono Rosa Verona e finanziata dalla Banca Popolare di Verona. Dal 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne e 25esimo compleanno dell’associazione scaligera che ogni giorno lavora volontariamente per sostenere le vittime, nelle scuole della città di Verona e nei luoghi pubblici sarà possibile trovare le quattro diverse cartoline della campagna, che punta soprattutto a scardinare gli stereotipi di genere. Questi schemi – spesso “gabbie” – rinchiudono uomini e donne nelle aspettative che la società ha in loro, con la conseguente discriminazione ed esclusione dal concetto di “normalità” di tutti e tutte coloro che se ne discostano.

L’obiettivo della campagna è l’utilizzo della comunicazione per combattere gli stereotipi che proprio i media veicolano proponendo a bambini/e ed adulti/e dei modelli a cui ispirarsi per diventare ed essere persone di successo. Spesso questa comunicazione stereotipata fa leva su delle presunte caratteristiche innate che apparterrebbero al femminile ed al maschile, indirizzando i più piccoli e piccole a sognarsi come la società li vorrebbe e non come si desiderano. Com’è vero che gli stereotipi si imparano, occorre sin dai primi anni di età educare alla libertà. E al rispetto: premessa imprescindibile per una lotta alla violenza di genere.

La presentazione ufficiale sarà mercoledì 25 novembre alle 18 al Piccolo Teatro di Giulietta (accesso dal Cortile di Giulietta, via Cappello, 23) a Verona, dopo lo spettacolo di Rossana Valier tratto da una storia vera “Vinto il cervello si fa largo la bestia”.

WaveMilano | Le cinque correnti ingegnose di Milano

waveWave (twitter @WaveMilano) è un mese di eventi, laboratori, incontri e dibattiti per scoprire come le cinque correnti dell’ingegnosità collettiva abitano la città meneghina. Il calendario si apre il 4 giugno alle ore 18.30 in Piazza San Fedele, con l’inaugurazione della mostra WAVE. Come l’ingegnosità collettiva sta cambiando il mondo, ossia un’indagine fotografica, accompagnata da racconti, video e giochi interattivi che mostrano in che modo la condivisione, la co-creazione, l’inclusione, la circolarità e il movimento dei maker vengono sperimentati e messi in atto nel mondo.

L’economia inclusiva è una delle cinque correnti esplorate durante la manifestazione grazie all’unico focal point italiano di BoP – Bottom of the Pyramid – la più grande rete internazionale di economia inclusiva – aperta nel 2014 a Verona grazie a Lucia Dal Negro e al suo DeLab che ha avviato una riflessione sulle relazioni tra emarginazione e imprese guidate dal profitto. A differenza di altri approcci metodologici, guidati dal filantropismo e dal senso di carità, l’economia inclusiva non progetta per gli emarginati, progetta con loro. Non è una differenza da poco, perché è da qui che transita l’innovazione. Adattando la metodologia già sperimentata nel progetto Voilà, DeLab porterà un approccio inclusivo che ha come obiettivo la collaborazione tra persone sorde e persone udenti. Ne uscirà un “video inclusivo” che racconterà WAVE in maniera del tutto originale.
Durante il mese gli eventi di Wave porteranno il pubblico in laboratori, nuovi spazi recuperati, luoghi inconsueti. Si parlerà di scarsità di risorse, riuso, resilienza, salute, bellezza, creatività per grandi e per bambini, ma anche di competenza e di incompetenza, di arte e di scienza. Tutti gli incontri sono a ingresso gratuito su prenotazione e il programma si può consultare nella pagina dedicata.

Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale: presentazione del libro

cop libro cedamGiornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale. Il libro di Maurizio Corte, con il lavoro di ricerca svolto dal gruppo di ProsMedia (oltre a Maurizio Corte, anche Elena Guerra, Cristina Martini e Nina Kapel) sul tema “media e immigrazione”, sarà presentato giovedì 15 maggio, dalle ore 10.10 alle 11.30, nell’aula T3 del Polo didattico Zanotto dell’Università di Verona, in viale dell’Università. Interverranno, oltre all’autore, anche Agostino Portera, ordinario di Pedagogia interculturale; Carlo Melegari, direttore del Cestim (Centro studi immigrazione) di Verona; Elena Guerra, del gruppo di analisi interculturale dei media ProsMedia; Michelangelo Bellinetti, giornalista.

Il libro Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale, edito da Cedam, affronta il tema del rapporto fra media e immigrazione; e propone una serie
di riflessioni e di azioni pratiche per un giornalismo che sia interculturale e che sappia raccontare la diversità. Nel libro di Corte sono contenuti contributi scritti e di ricerca di Elena Guerra, Cristina Martini, Nina Kapel e Simonetta Pedron; e un intervento sul giornalismo digitale di Irene Pasquetto.

Idee e innovazione alla prima TedXVerona

Foto di TedxVerona
Foto di TedxVerona

di Cristina Martini

Ispirazione, condivisione e diffusione di idee e il coraggio di trasformarle in progetti innovativi. Da questo spirito è nata la prima edizione di TEDxVerona, che domenica 23 febbraio al palazzo della Gran Guardia a Verona ha visto alternarsi sul palco undici relatori con esperienze diverse ma con qualcosa in comune: il pensiero laterale, filo conduttore della giornata. Imprenditori, scienziati, ricercatori, ma anche artisti, pensatori e sportivi, che hanno saputo pensare fuori dagli schemi senza seguire la logica tradizionale, usando la creatività e la multidisciplinarità per trovare soluzioni e risolvere problemi.

TEDxVerona ha ospitato molte idee, presentate con una breve relazione supportata da materiali audiovisivi; sul palco Frieda Brioschi, fondatrice di Wikimedia Italia che si occupa di diffondere contenuti aperti e gratuiti; Massimo Delledonne, tra i primi scienziati a decodificare il genoma umano; Stefano Scozzese, web designer di successo a cui molti personaggi famosi hanno affidato la loro immagine e Maurizio Denaro, amministratore delegato di Aptuit Verona.

Nel pomeriggio spazio al co-fondatore dell’applicazione mobile Glancee acquistata da Facebook, Andrea Vaccari, seguito dalla biologa Clara Cassinelli, che si occupa di biomateriali. Sono intervenuti anche lo sportivo Alessandro Bordini, non vedente, che ha intrapreso il giro del mondo in solitaria ed Alex Bellini, specialista in imprese estreme, quali le traversate oceaniche in canoa a remi; il musicista jazz Mauro Ottolini, premiato dai critici nel 2010 come miglior arrangiatore italiano e Lucia Dal Negro, che si occupa di progettazione sociale ed inclusiva per imprese.

A chiudere la TEDxVerona l’intervento di Alessandro Zonin, che fa parte anche del gruppo di analisi dei media ProsMedia dell’Università degli Studi di Verona. Laureato in sociologia e marketing manager per Ibm Italia, si occupa di ricerca sui temi della social network analysis e di digital journalism. «Studiare i dati provenienti dai social network che quotidianamente generiamo in modo spontaneo interagendo con i nostri amici e con i nostri contatti digitali, ci permette rappresentare e analizzare le conversazioni come reti di relazioni e contenuti – spiega Alessandro Zonin –, con l’obiettivo di individuare i nodi cruciali, gli attori più rilevanti ed influenti ed i temi più condivisi e dibattuti». Dal mondo virtuale al mondo reale, l’analisi ha trovato applicazione anche nel mondo della scuola, grazie ad alcune insegnanti che hanno sposato il suo progetto: attraverso giochi e laboratori svolti in classe, è stato possibile far concretizzare ai bambini, con l’ausilio di cartelloni, gomitoli di lana e disegni, le loro relazioni di amicizia.

E proprio all’interazione hanno lavorato gli organizzatori di TEDxVerona, che hanno creato appositamente dei momenti di confronto tra i partecipanti, alternandoli ai discorsi dei relatori. Spazio alle idee, al dibattito, alla condivisione. Un’occasione che si ripeterà con certezza anche il prossimo anno, visto il grande successo di pubblico.

TEDxVerona: le migliori menti veronesi per il pensiero laterale

tedxveronaIl 23 febbraio 2014 si svolgerà il primo TEDxVerona, l’evento si terrà in Gran Guardia (Piazza Brà, Verona). Imprenditori, ricercatori, artisti, scienziati, sportivi, pensatori…i relatori di TEDxVerona sono stati selezionati tra più di 200 personalità veronesi e non. Requisito fondamentale è quello di “pensare fuori dagli schemi”. Tema dell’evento sarà infatti il pensiero laterale, o later thinking, vale a dire la capacità di trovare soluzioni e realizzare progetti seguendo una logica alternativa, unica, carismatica, che si distingue e allontana da schemi di pensiero tradizionali e standardizzati. Parola d’ordine: multidisciplinarità!

Durante TEDxVerona 12 speaker saliranno a turno sul palco e accompagnati da materiale audio-visivo, racconteranno alla comunità la storia delle loro idee, come sono nate e in che cosa si sono trasformate. Ogni pausa (coffe-breaks e pranzo) è stata pensata per stimolare il dialogo tra i partecipanti, generare networking e favorire la costruzione di nuove relazioni a valore aggiunto. L’evento TEDxVerona sarà il primo TEDx italiano a emissioni zero. La certificazione verrà rilasciata da Cloros Srl, partner dell’evento, il quale si occuperà di quantificare le tonnellate equivalenti di Co2 generate dall’organizzazione dell’evento, cercando di minimizzarle durante la fase di organizzazione e compensando la restante parte immessa attraverso l’annullamento dei crediti di carbonio generati da progetti che prestano particolare attenzione ad aspetti etico-sociali.

Gli speaker. Il team TEDxVerona ha prestato particolare attenzione alla scelta dei relatori. Il relatore perfetto, infatti, deve essere colui che non solo ha avuto “un’idea che vale la pena diffondere”, ma che abbia anche saputo dare a essa una realizzazione pratica. Non solo idee, ma soprattutto persone: TEDx valorizza i grandi uomini e le donne dietro alle grandi idee e alle loro storie. La manifestazione è patrocinata dall’Università degli Studi di Verona e dal Comune di Verona e resa possibile dal fondamentale contributo delle aziende veronesi, in particolare: CAD IT, Cattolica Assicurazioni, Cloros Srl, GlaxoSmithKline, Film And, Infogest, Intesys, Wishdays.