Giornali e migranti, l’importanza del linguaggio

di Maurizio Corte

Come ci ricordano gli studiosi dell’Analisi Critica del Discorso, le parole utilizzate nei media rivelano una certa ideologia, una visione del mondo e dei valori. Questo vale anche nella rappresentazione che i media danno dell’immigrazione.
È per questo importante che i giornalisti abbiano piena consapevolezza di cosa significhi utilizzare un certo linguaggio anziché un altro. La parola “extracomunitario”, ad esempio, esprime una forma di esclusione dello straniero che non appartiene all’Unione Europea. Continue reading “Giornali e migranti, l’importanza del linguaggio”

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Media e immigrazione: stampa impreparata di fronte all’emergenza profughi

di Maurizio Corte

Media e immigrazione, l’arrivo dei profughi dalle zone di guerra ha messo a dura prova i giornali italiani (stampa, siti web, tv, radio). E ha rivelato i limiti dei media italiani nel rappresentare il fenomeno delle migrazioni, siano essere determinate da motivi umanitari, prodotte dal desiderio di trovare lavoro; oppure siano causate dalla volontà di migliorare lo status economico.

Tre sono i punti critici che i media italiani hanno mostrato, nella calda estate di quest’anno. Tre punti che gli studiosi dei media, come il gruppo di ProsMedia, peraltro ben conoscono. Il primo è il punto critico del linguaggio: i giornali hanno mescolato immigrati, richiedenti asilo, rifugiati, profughi, clandestini e irregolari.

Facendo il lavoro di desk – come giornalista responsabile delle pagine di Interni-Esterni dei quotidiani del Gruppo Athesis (L’Arena, Giornale di Vicenza e BresciaOggi) – e dovendo selezionare e impaginare le notizie (e le foto), ho registrato un elemento: è pressoché impossibile trovare una foto, nel sistema editoriale, se si fa la ricerca con la parola “profugo/i”. E’ molto più facile trovare fotografie con la parola “migranti”, “immigrati” o addirittura clandestino/i.
Eppure, chi nei giornali si occupa di immigrazione, sa bene che i barconi in arrivo dalla Libia sono soprattutto affollati di persone che fuggono dalle zone di guerra.

Il secondo punto critico è la sudditanza e la mancanza di filtro verso i politici. Nel linguaggio e nell’agenda dei giornali, un solo politico – peraltro di un partito che in Italia non raccoglie più del 15-20% dei voti – può far credere che le persone sui barconi sono clandestini. Sono invasori. Sono soggetti pericolosi. E sono soggetti profittatori, a cui sono riservati trattamenti principeschi (hotel, diaria giornaliera, servizi di prim’ordine).

Certo, non è escluso che fra i migranti e i profughi, come fra i cittadini di tutte le comunità, vi siano malintenzionati, soggetti pericolosi e finanche delinquenti. Non è neppure escluso che vi siano stati delle situazioni di privilegio, peraltro date a persone che nella loro vita hanno visto il peggio dell’umanità e della guerra. Questo, però, non giustifica il considerare – senza una seria indagine e senza dati ufficiali – la maggior parte dei migranti come clandestini e come privilegiati.

Il terzo punto critico è la mancata contestualizzazione del fenomeno dei profughi. Pare che le persone che scappano dalle zone di guerra – per non dire di chi scappa da violenza domestica e miseria – appaiano all’improvviso senza avere un passato, una ragione di fuga, un motivo di spinta all’emigrare. Quasi mai i giornali hanno scritto e scrivono i “presupposti” delle migrazioni, siano esse per motivi economici, siano esse per motivi umanitari: la guerra non viene tematizzata; non si dice che l’Europa (Francia e Italia in primis, in Libia, ad esempio) è una grande produttrice e venditrice di armi. E che le armi alimentano le guerre regionali; e che le guerre “producono” i profughi e i migranti.

L’Unione Europea viene chiamata in campo, attraverso le dichiarazioni del politico di turno, solo per tamponare e distribuire i profughi. Non per intervenire alla fonte, nelle zone dell’Africa e del Medio Oriente martoriate dalla violenza, dove occorrono progetti di pace; e progetti di prosperità e di crescita economica e dei diritti.

Che cosa fare per andare oltre gli stereotipi, i pregiudizi e le routines giornalistiche del rapporto fra media e immigrazione? Come lettori, è importante attivare il proprio senso critico: verificare, controllare, analizzare dove portano le parole; quale “ideologia” vi è dietro la scelta linguistica; a quali interessi soggiace un certo giornale, o radio, o tv, o sito web di informazione. Essere, insomma, lettori di qualità. Arrivando a chiudere, anche, la pagina di un sito web (e passare a una migliore), quando si coglie la manipolazione o la superficialità dietro il narrare di certi giornalisti.

Come giornalisti, è importante avere presenti le linee per un giornalismo che sia interculturale; che sia un buon giornalismo. Ecco quindi, la scelta consapevole e corretta delle parole: così come non confondiamo un viceministro con un sottosegretario, o un assessore con un consigliere comunale; occorre evitare di confondere un migrante economico con un profugo, e un profugo o richiedente asilo con un clandestino o irregolare.

Occorre andare oltre: guardare il contesto; avere presente il presupposto di un certo accadimento; porre attenzione alle strumentalizzazioni politiche del nostro mestiere; essere sensibili al ruolo “formativo” (e non solo “informativo”) della stampa quando parla di immigrazione. E’ poi importante interrogarsi sulla “ideologia” a cui facciamo riferimento – esplicitata da noi stessi, a noi presente, oppure implicita e non dichiarata – quando usiamo certe parole, certi temi; quando diamo un certo taglio alla notizia, o quando la accostiamo a un’altra notizia.

La partita in gioco, nel tema del rapporto fra immigrazione e media in Italia, è molto alta. E’ la partita della democrazia; di una stampa libera; di una stampa di qualità; di un sistema dei media al servizio dei lettori e non al servizio di interessi palesi od occulti. E’ la partita della “ideologia”, del sistema di valori che vogliamo testimoniare, come lettori o come giornalisti.

Le notizie sono fuori dal ghetto

presentazione rapporto annuale carta di romaComunicato stampa dell’associazione Carta di Roma

Donne migranti, seconde generazioni, ruolo che l’immigrazione gioca nella cronaca: di questo si è discusso oggi, 16 dicembre, alla Camera dei Deputati, in occasione della presentazione del rapporto su media e immigrazione “Notizie fuori dal ghetto”, curato dall’osservatorio dell’Associazione Carta di Roma.

La sensibilità verso il tema dell’immigrazione è aumentata, i giornalisti sono più informati, le testate nazionali prediligono un taglio sociale; lo sforzo fatto dai media negli ultimi mesi, secondo quanto è emerso nel corso del dibattito, a conferma dei dati del rapporto, è grande. Ampio spazio è stato dato alla questione femminile: “Le donne migranti, emblema di forza e coraggio, devono emergere allo stesso modo anche nella sfera mediatica”, questo lo spunto di riflessione con cui Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati ha aperto l’incontro. Donne immigrate che, secondo la redattrice della Stampa, Francesca Paci, pagano una sottorappresentazione generalizzata del mondo femminile.  Donne immigrate che, non senza fatica, hanno avuto gran peso nella rivendicazione, da parte delle seconde generazioni, di un ruolo da protagoniste.

“Siamo felici, oggi, di apparire nei pezzi come parte integrante della società, ma non è sufficiente lo spazio mediatico – ha osservato Lucia Ghebreghiorges, Rete G2 – le seconde generazioni devono conquistare diritti civili e politici. È fondamentale che i giornalisti si specializzino sempre di più sul tema dell’immigrazione e che approfondiscano ogni storia, per staccarsi dagli stereotipi”. Ribka Sibathu reclama invece una maggiore presenza e integrazione sul piano culturale: “Molti non lo vedono ancora come un investimento, ma lo è. Ognuno di noi può avere molto da dare, culturalmente, a questo paese, contribuendo così alla sua crescita”.

Il mondo mediatico, però, ha ancora molta strada da fare: permane, per esempio, soprattutto nelle redazioni locali, la tendenza a parlare di immigrazione solo sotto la lente della cronaca nera. Anche la nazionalità, nelle colonne della cronaca, continua, spesso, a connotare le notizie. Paolo Conti, giornalista del Corriere della Sera, ammonisce tuttavia dal fare semplici generalizzazioni, ricordando il lavoro delle testate che si impegnano nel rispettare il codice deontologico per offrire un’informazione corretta e pulita. “I difetti del giornalismo, quando il tema è l’immigrazione – conclude il presidente dell’Associazione Carta di Roma, Giovanni Maria Bellu – sono uno strumento per individuare i problemi generali del giornalismo, esattamente come un organismo fragile svela l’insalubrità dell’aria di un ambiente”.

Primo rapporto su media e minoranze

Logo-Carta-di-RomaNotizie fuori dal ghetto” è il primo Rapporto annuale 2012 presentato dalle associazioni che fanno parte dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, svolto dai gruppi di ricerca associati e coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di scienze della Comunicazione. La prima parte del lavoro è stata curata dai vincitori del bando di ricerca che l’Associazione Carta di Roma ha promosso di concerto con la rete Universitaria e ci propone da un lato una fotografia della rappresentazione della migrazione e delle minoranze nella stampa italiana e dall’altra un approfondimento sulla rappresentazione delle donne migranti nell’informazione televisiva. La seconda parte ospita estratti di ricerche svolte da dipartimenti universitari e da organizzazioni attive nella rete Carta di Roma, mentre la terza raccoglie le riflessioni su due ambiti specifici di grande interesse e attualità per l’associazione: la legislazione italiana sull’hate speech (i discorsi di odio) e la formazione dei giornalisti.

Come anticipato ProsMedia ha curato la parte di analisi e ricerca nei lanci Ansa nel capitolo su “Cronaca e criminalità: i delitti dei media” e nel capitolo “Il femminicidio”. Il primo ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, nei primi sette giorni dei dodici mesi, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. Le notizie considerate rilevanti rispetto ai fini dell’analisi sono state 174, il che corrisponde al 23,4% del totale delle notizie analizzate. La cronaca è l’argomento in assoluto predominante. Suddividendo le notizie di cronaca rispetto ai protagonisti, 167 (il 95,9% del totale) hanno avuto come protagonisti persone italiane o non identificate, mentre 28 notizie persone straniere (il 16%). Infine, 2 resoconti, l’1,1% dei lanci totali, si sono occupati del tema immigrazione e nessuno dei titoli in prima pagina, della sicurezza. Una tendenza che riflette il modus operandi del governo tecnico attraverso l’anno 2012, poco incline a parlare di migranti.

Il secondo capitolo curato da Prosmedia, “Il femminicidio” è stato condotto e realizzato da Cristina Martini, attraverso la raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli, armi del delitto, modalità di esecuzione e numero di lanci dell’agenzia di stampa Ansa usciti per ciascun omicidio; la costruzione di un questionario a risposte multiple che permettesse di rilevare i dati relativi alla rappresentazione dei protagonisti dei femminicidi, utilizzato per analizzare quattro casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima e colpevole entrambi italiani; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima e colpevole entrambi stranieri. Con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale, è stato poi possibile approfondire la ricerca analizzando il linguaggio con cui i lanci di agenzia hanno descritto i diversi casi presi in esame.

Notizie fuori dal ghetto

loc carta di romaSarà presentato lunedì 16 dicembre il primo Rapporto annuale 2012 “Notizie fuori dal ghetto”, ritratto del connubio tra stampa italiana e immigrazione, svolto dai gruppi di ricerca dell’Osservatorio Nazionale Carta di Roma su “Media e minoranze”, coordinato dall’Università La Sapienza, facoltà di Scienze della Comunicazione. Dalle 10 alle 12 alla Camera dei deputati si potrà conoscere il lavoro portato avanti anche dal gruppo di analisi dei media ProsMedia del Centro Studi Interculturali dell’Università degli studi di Verona che ha svolto nel 2012 “Cattive notizie. Cronaca e criminalità: i delitti dei media. Ricerca nazionale su immigrazione ed asilo nell’Agenzia di stampa Ansa”. La ricerca ha mirato a ricostruire l’agenda dell’Ansa nel periodo 1 gennaio – 7 dicembre 2012, rivolgendo l’attenzione all’individuazione delle notizie rilevanti, cioè relative al tema immigrazione, al tema sicurezza ed alla cronaca nera e giudiziaria. L’indagine, basata sulla metodologia dell’analisi quantitativa, si è focalizzata sulla prima pagina dell’Ansa delle ore 19.00. Gli articoli analizzati sono stati estratti da un campione che prendeva in considerazione i primi 7 giorni di ogni mese, per tutto il 2012, per un totale di 84 giorni presi in considerazione. Nel complesso, sono stati individuati, schedati e analizzati 174 articoli rilevanti su 741 notizie analizzate.

Insieme all’andamento generale del 2012 su media e minoranze, sarà inoltre presentata la ricerca di Cristina Martini “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia Ansa rappresenta i casi di femminicidio secondo la nazionalità dei protagonisti dal 1 gennaio 2012 al 31 ottobre 2013. La ricerca è stata sviluppata in tre fasi: raccolta dei dati relativi ai 124 casi di femminicidio del 2012, catalogando vittime, colpevoli e numero di dispacci di agenzia usciti per ciascun omicidio; costruzione di un questionario ed analisi di 4 casi emblematici appartenenti alle seguenti categorie: vittima italiana e colpevole italiano; vittima italiana e colpevole straniero; vittima straniera con colpevole italiano; vittima straniera con colpevole straniero; analisi del linguaggio utilizzato nei dispacci di agenzia Ansa usciti per i 4 casi scelti, con l’ausilio del software Taltac2, che si occupa di analisi statistica lessicale e testuale.

Durante la presentazione del Rapporto annuale a Roma ci saranno i saluti introduttivi della ministra per l’integrazione Cécile Kyenge e di Antonio Russo, consigliere di presidenza Acli e membro direttivo Carta di Roma. Modera Giovanni Maria Bellu, presidente Associazione Carta di Roma. Presentazione dei dati della ricerca a cura di Marinella Belluati, Università di Torino e rappresentante del Comitato esecutivo Osservatorio Carta di Roma. Pietro Suber, vice presidente Ass Carta di Roma e giornalista Tg5 intervista: Francesca Paci, la Stampa, Ribka Sibathu, docente e scrittrice, Paolo Conti, Corriere della Sera e Lucia Ghebreghiorges, giornalista rete G2. Conclude Laura Boldrini, presidente Camera dei deputati.

Il Papa, l’immigrazione e l’indifferenza dei media

La visita di Papa Francesco a Lampedusa ha avuto la forza di rompere l’agenda solita dei media. Un’agenda estiva sui migranti, che parla solo di sbarchi, di “emergenza immigrazione”, di “isola al collasso”. Un’agenda che è così da molti anni, facendo andare di pari passo l’attenzione all’immigrazione con l’aumento degli arrivi a Lampedusa.

Papa Francesco ha avuto il coraggio di porre sotto una luce diversa il tema dell’immigrazione. Ha così costretto i media a rilanciare le sue dure e forti parole: ha parlato di “anestesia del cuore”, di “globalizzazione dell’indifferenza”. Francesco, nell’omelia della messa a Lampedusa davanti a migliaia di migranti, ha sottolineato di aver saputo proprio dai giornali delle migliaia di morti nelle traversate della speranza.

La visita del Papa nell’isola dove approdano i migranti deve essere un monito per tutti. Non soltanto per le autorità pubbliche; non soltanto per i colossi economici che vivono di indifferenza; non soltanto per chi è impegnato sul fronte dell’immigrazione. Deve essere un monito anche e soprattutto per i giornalisti e gli operatori dei media.

Compito dei giornali è dare conto dei cambiamenti della società. E’ dare notizia dei piccoli e grandi movimenti che modificano le strutture e il vivere sociale. Ma è compito dei giornali e dei media in generale quello di rispettare la dignità della persona; di dare voce ai migranti che voce non hanno; di condannare i rigurgiti di razzismo; di frantumare la “globalizzazione dell’indifferenza” di cui ha parlato il Papa.

La “Carta di Roma” – il protocollo deontologico sull’informazione che riguarda migranti, rifugiati, richiedenti asilo e vittime della tratta – è un passo avanti importante per i media italiani. I risultati si vedono. Ma molto lavoro resta ancora da fare. A cominciare dal “rompere l’agenda” dei media, dal cambiarne i contenuti e il linguaggio, in modo da arrivare a un giornalismo rispettoso della diversità.

Basta con la parola “clandestino”

Adnkronos_agenzia-logo-2AAF8431B2-seeklogo.comRaccogliendo la sollecitazione di Carta di Roma e la storica battaglia condotta dalla presidente Laura Boldrini, l’agenzia Adnkronos annuncia che i suoi lanci non conterranno più la parola “clandestino” riferita alle persone immigrate. Faranno eccezione solo le eventuali dichiarazioni contenute in comunicati stampa e riportate tra virgolette. Anche nella trascrizione delle interviste e delle dichiarazioni raccolte, la parola “clandestino” sarà evitata, a meno che essa non sia ritenuta indispensabile-opportuna per chiarire il pensiero dell’intervistato o per riprodurre fedelmente il linguaggio dello stesso.

Al posto di “clandestino” saranno usati di volta in volta i termini più adeguati al contesto delle singole notizie, come irregolare, migrante, immigrato, rifugiato, richiedente asilo, persona, cittadino, lavoratore, giovane, donna, uomo, secondo quanto indicato dal glossario e dalle Linee guida della Carta di Roma stessa.

L’annuncio viene dato dal direttore dell’agenzia di stampa, Giuseppe Pasquale Marra, che dichiara: «L’uso di un linguaggio corretto è sempre importante per un’agenzia di stampa, ma lo è ancora di più quando si tratta di fenomeni, come l’immigrazione su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo. Ogni giornalista in questo dovrebbe fare la propria parte».

La scelta dell’agenzia Adnkronos di non utilizzare più la parola “clandestino” è un segnale importante nella crescita di un giornalismo attento al tema “media e immigrazione”. Non è solo una scelta linguistica in linea con gli inviti e le raccomandazioni della Carta di Roma, ma è anche la dimostrazione di una sensibilità al lavoro di mediazione fra fonti e lettori che è proprio del giornalismo. Un giornalista autonomo dai poteri di ogni colore e natura, un giornalista indipendente nei giudizi e informato sui fatti non può piegare il proprio lessico a quanto dicono e vogliono le fonti.

La mediazione giornalistica passa anche attraverso la rivendicazione di un approccio linguistico che svincoli le notizie dalle fonti interessate: là dove il giornalismo – come nel tema “media e immigrazione” – fa propri i contenuti della Carta di Roma dimostra di avere a cuore un’informazione autorevole, di qualità. Un’informazione che legittima ancor più la professione e la professionalità giornalistica in un panorama mediatico caratterizzato dai nuovi media e dalla formidabile concorrenza dei blog.

Come ProsMedia ha sempre rilevato nelle sue ricerche sull’agenzia Ansa, le scelte linguistiche e tematiche delle agenzie di stampa hanno un forte potere di agenda sui giornali, i siti web di informazione, le tv e le radio. È un traguardo in più, conquistato da chi da anni si batte per un sistema dei media rispettoso delle persone, delle differenti culture e che rifugge ogni strumentalizzazione politica.