Cartoline contro l’odio

di Elena Guerra

Ripartire dalle parole, dal loro significato e dall’uso che ne facciamo, attraverso dodici cartoline che vogliono sottolineare la differenza tra percezione e realtà, per guardare oltre stereotipi e luoghi comuni. È questa “la protesta culturale” messa in atto da La Carta di Roma attraverso 12 cartoline, in occasione del suo decimo anno di vita, con l’aggiornamento del suo codice deontologico giornalistico avvenuto lo scorso 25 giugno alla Casa del cinema.

Un’azione per tentare di riportare il dibattito pubblico su binari il più possibile aderenti alla realtà. La prima regola della Carta di Roma è quella che invita i giornalisti ad utilizzare sempre i termini giuridicamente appropriati al fine di restituire al lettore la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri. Non esistono parole sbagliate, esiste invece l’uso sbagliato delle parole. “Invasione”, “clandestino” e “razza” sono solo alcune delle parole male utilizzate nel racconto delle migrazioni, fino al punto di costruire una percezione del fenomeno migratorio ben diversa dalla realtà.

L’Associazione Carta di Roma vuole provare a ridefinire le parole, attribuendogli il giusto significato. Per questo anche noi di Prosmedia condivideremo ogni martedì sui canali social, a partire dal 3 luglio, una delle 12 cartoline realizzate contro i discorsi di odio. Le definizioni del vocabolario delle 12 parole chiave usate nel racconto giornalistico legate alle immagini della realtà delle migrazioni sono accompagnate dagli scatti di Roberto Salomone.

Il Papa, l’immigrazione e l’indifferenza dei media

di Elena Guerra

La visita di Papa Francesco a Lampedusa ha avuto la forza di rompere l’agenda solita dei media. Un’agenda estiva sui migranti, che parla solo di sbarchi, di “emergenza immigrazione”, di “isola al collasso”. Un’agenda che è così da molti anni, facendo andare di pari passo l’attenzione all’immigrazione con l’aumento degli arrivi a Lampedusa.

Papa Francesco ha avuto il coraggio di porre sotto una luce diversa il tema dell’immigrazione. Ha così costretto i media a rilanciare le sue dure e forti parole: ha parlato di “anestesia del cuore”, di “globalizzazione dell’indifferenza”. Francesco, nell’omelia della messa a Lampedusa davanti a migliaia di migranti, ha sottolineato di aver saputo proprio dai giornali delle migliaia di morti nelle traversate della speranza.

La visita del Papa nell’isola dove approdano i migranti deve essere un monito per tutti. Non soltanto per le autorità pubbliche; non soltanto per i colossi economici che vivono di indifferenza; non soltanto per chi è impegnato sul fronte dell’immigrazione. Deve essere un monito anche e soprattutto per i giornalisti e gli operatori dei media.

Compito dei giornali è dare conto dei cambiamenti della società. E’ dare notizia dei piccoli e grandi movimenti che modificano le strutture e il vivere sociale. Ma è compito dei giornali e dei media in generale quello di rispettare la dignità della persona; di dare voce ai migranti che voce non hanno; di condannare i rigurgiti di razzismo; di frantumare la “globalizzazione dell’indifferenza” di cui ha parlato il Papa.

La “Carta di Roma” – il protocollo deontologico sull’informazione che riguarda migranti, rifugiati, richiedenti asilo e vittime della tratta – è un passo avanti importante per i media italiani. I risultati si vedono. Ma molto lavoro resta ancora da fare. A cominciare dal “rompere l’agenda” dei media, dal cambiarne i contenuti e il linguaggio, in modo da arrivare a un giornalismo rispettoso della diversità.