Immigrazione e media: il ruolo dei giornalisti nell’informare i cittadini

di Maurizio Corte

Notizie di chiusura”, il sesto rapporto dell’Associazione Carta di Roma,conferma quanto – come gruppo di ricerca ProsMedia – siamo andati studiandone gli ultimi dieci anni sul tema “media e immigrazione”.

Sul tema “migranti e mass media” la stampa italiana – in tutto lo spettro dei media mainstream e dei social media – si rivela essere in continua “emergenza immigrazione”, dice il rapporto della Carta di Roma. Il dato era prevedibile e tale resterà: la classe politica italiana non ha alcuna intenzione di tematizzare in modo strategico la “questione immigrazione”.

Il rapporto dell’Associazione Carta di Roma poi segnala un calo delle notizie sull’immigrazione, nel corso del 2018, in concomitanza con il nuovo governo Lega-Cinque Stelle. Anche questo era prevedibile.

Nel 2011, come ProsMedia, con il governo Monti registrammo un netto calo di notizie sui migranti. Da un lato vi era stato una diminuzione degli sbarchi di cittadini stranieri sulle coste italiane; dall’altro non faceva comodo ad alcun partito politico usare l’immigrazione (e le notizie su cittadini stranieri) come arma di lotta politica.

Può fare comodo al governo ora in carica alimentare l’emergenza degli sbarchi? La risposta è no. Da un lato perché gli sbarchi sono calati. Dall’altro perché nuocerebbe all’immagine di settori del governo far vedere che, nonostante il Decreto Sicurezza e i proclami di fermare le navi dei migranti, il fenomeno non si arresta.

Quello che conviene, sul piano della lotta politica, è proseguire quanto il rapporto “Notizie di chiusura” registra, grazie allo studio condotto dall’Osservatorio di Pavia sui media. Ovvero l’associazione fra immigrazione e insicurezza, fra immigrazione e criminalità, fra immigrazione e clandestinità.


Quanto al dato della maggiore “voce” concessa sui media ai cittadini stranieri – come rileva il rapporto di Carta di Roma – siamo di fronte a un “falso positivo”. I cittadini immigrati sono comunque rappresentati come vittime di atti di razzismo o di violenza; in ogni caso come un problema. Né come risorse della società, né come cittadini con diritti e doveri.

Un altro elemento interessante di “Notizie di chiusura” è che la televisione mostra un maggiore “allarmismo” e più notizie, rispetto a un tono meno gridato e a meno articoli del giornali (se confrontati con il passato).

Anche qui vi è una spiegazione: è indubbio che una parte importante dell’informazione su carta sia su posizioni anti-governative. Le direzioni di quei giornali ben sanno che l’immigrazione è un’arma politica e si adeguano di conseguenza.


In conclusione, dal rapporto dell’Associazione Carta di Roma emerge poi il ruolo fondamentale di noi giornalisti. Come osserva il suo presidente, Valerio Cataldi: “La ricerca della verità sostanziale dei fatti, con l’uso corretto delle parole e l’obiettività dei numeri sono il solo argine alla costruzione distorta della realtà che gli ‘spaventatori’ ripetono ogni giorno. È una questione di dignità, di credibilità, di sopravvivenza del mestiere di giornalista”.

“Il Washington Post per arginare il presidente Trump che non vuole giornalisti che fanno domande, ma giornalisti che rilanciano i suoi tweet e i suoi messaggi aggressivi, ha proposto di evitare di ripetere le bugie della politica”, fa notare Cataldi. “Evitare di metterle nei titoli, nei lead o nei tweet. Perché è proprio questa amplificazione che dà loro potere”.

È necessaria “una riflessione anche nel nostro paese, che Carta di Roma ha rilanciato con un appello ai direttori di giornali e telegiornali”, sottolinea il presidente dell’Associazione, Cataldi. “Le parole possono trasformare la realtà. E la responsabilità è anche, e forse soprattutto, di chi scrive e riproduce quelle parole. Per questo abbiamo deciso di lanciare una campagna sull’uso corretto delle parole”.

La “terapia semantica” – con l’uso attento delle parole – è una delle azioni pratiche del Giornalismo Interculturale, come l’abbiamo delineato – quale gruppo ProsMedia – nel libro“Giornalismo interculturale e comunicazione nell’era del digitale”(Cedam, 2014).

La scelta del linguaggio, assieme a quella dei temi da sottoporre ai lettori,qualifica la professione di giornalista come “mediatore” tra le fonti e il pubblico. Evita che il giornalista divenga il megafono e il servitore di questa o quella fonte, di questa o quella parte politica.

Ecco che la dignità e l’autonomia professionale dei giornalisti passa anche attraverso un trattamento del tema immigrazione che sia corretto, imparziale, preciso nell’uso delle parole e scevro da pregiudizi.

Il ruolo dei giornalisti – come conferma “Notizie di chiusura”, il rapporto dell’Associazione Carta di Roma su “media e immigrazione” – diventa fondamentale in una democrazia. Soprattutto a fronte di un fenomeno strutturale della nostra società, qual è quello dei migranti. E implica un impegno etico e un rispetto della deontologia per evitare – come rileva lo studio di Carta di Roma su Facebook – che l’odio, lo scontro, la discriminazione e tutto il relativo arsenale di offese manipolatorie abbiano la meglio sul dibattito onesto e proficuo.