Innovazione e gestione delle differenze

di Cristina Martini

Si scrive “Diversity management”, si legge “rispetto dell’Altro”. La gestione delle differenze in ambito lavorativo è senza dubbio la politica del futuro. L’innovazione passa anche dalla valorizzazione dell’Altro che è portatore di bisogni e desideri, ma anche di competenze, talenti, interessi ed esperienze. Sulle tematiche di genere e sulle pratiche possibili di integrazione del maschile e femminile nel mondo lavorativo si è parlato all’evento “Maschile e femminile plurale”, organizzato da Bni Verona Arena e tenutosi l’8 marzo al Crown Plaza Hotel di Verona.

Il primo passo per fare della diversità un punto di forza è scardinare gli stereotipi di genere che arrivano inevitabilmente anche in azienda. Sono generalizzazioni che tutti e tutte assorbono dalla cultura e che sono in grado di indirizzare pensieri, azioni e comportamenti che agiamo sia nella vita privata, sia nel lavoro. Benché gli stereotipi svolgano un ruolo fondamentale nell’interpretazione della realtà e di ciò che accade, questi sono limitanti quando diventano gabbie e aspettative. Siamo molto più di ciò che raccontano del maschile e del femminile soprattutto i media, che rappresentano bambini avventurosi e bambine che devono piacere e pensare ad imbellettarsi, donne “angeli del focolare” e uomini d’affari. I racconti e le immagini ci parlano delle donne che raggiungono ruoli di rilievo come eccezioni e non ancora come normalità, di uomini che sono considerati di successo poiché proprietari (di aziende, di auto, moto o di donne, oggettificate).

Per ripartire dobbiamo trovare dei punti in comune, qualcosa da cui ripartire insieme per andare oltre gli stereotipi di genere. Ecco quindi che l’aiuto può venire da una pubblicità del 1981 del marchio Lego e da un libretto di istruzioni risalente al 1973: «La voglia di creare è forte in tutti i bambini. Maschi e femmine. È l’immaginazione che conta, non l’abilità. Costruisci quello che ti viene in mente, nella maniera che desideri. Un letto o un camion. Una casa delle bambole o un’astronave. A molti bambini piacciono le case delle bambole: sono più umane delle astronavi. A molte bambine piacciono le astronavi: sono molto più emozionanti delle case delle bambole. La cosa più importante è mettere nelle loro mani il materiale giusto e lasciare che creino qualsiasi cosa preferiscano».

Ricominciamo dal mondo dei più piccoli, dalla creatività, dall’immaginazione, dai desideri che possiedono bambini e bambine in ugual modo. Approcciamo all’Altro con empatia, in ascolto delle sue emozioni, con umanità. Impariamo a camminare con le sue scarpe; questo è agire intercultura. È creare un clima accogliente e senza giudizio. Per il genetista Albert Jacquard “La nostra ricchezza è fatta dalla nostra diversità: l’altro ci è prezioso nella misura in cui ci è diverso”. Anche sul lavoro.

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