Emergenza o problema strutturale? I femmicidi del 2017

Foto da http://www.lametino.it

di Cristina Martini

103 sono le vittime della violenza di genere nel 2017. Donne uccise da uomini possessivi, che hanno premeditato i femmicidi organizzando con lucidità l’atto criminoso. Questi i dati raccolti per la ricerca scientifica “Uomini che odiano le donne. Come l’agenzia di stampa Ansa rappresenta i casi di femmicidio secondo la nazionalità dei protagonisti”, iniziata nel 2012 e che conferma la violenza sulle donne – e nello specifico il tragico epilogo, il femminicidio – come problema strutturale e culturale con radici profonde, non certamente un’emergenza destinata a rientrare.

La maggior parte dei femmicidi sono stati al Nord (39), seguito poi dal Centro (32), il Sud (19) e le Isole (13). Sono stati 11 i casi di femminicidio in Veneto: quattro a Venezia (Anastasia Shakurova, Sonia Padoan, Maria Archetta Mennella, Sabrina Panzonato), tre a Vicenza (Vanna Meggiolaro, Nidia Roana Loza Rodriguez), due a Padova (Fedora Malachi, Natasha Bettiolo), uno a Treviso (Irina Bakal), a Rovigo (Tatiana Halapciug) e Verona (Khadija Bencheikh).

Le donne uccise nel 2017 sono in prevalenza italiane: 78 (il 75,7%); sono invece straniere nel 24,3% dei casi di femmicidio (25). Le nazionalità che si ritrovano tra le vittime: rumena (5), cinese (3), colombiana, nigeriana, albanese, ghanese, marocchina (2), indiana, moldava, russa, tunisina, montenegrina, brasiliana, thailandese.

Gli uomini colpevoli di femmicidio sono per la maggior parte italiani: 78 (nel 75,7 dei casi), 19 stranieri (18,5%) e 6 sono ancora non identificati (5,8%). Le nazionalità: albanese (4), rumeno, marocchino (3), moldavo, ghanese (2), irlandese, nigeriano, svedese, cinese, pakistano, malese, egiziano. In 13 casi su 19 (68,4%) gli offender stranieri hanno ucciso una donna straniera che aveva con loro un legame familiare per lo stesso motivo per cui i colpevoli italiani colpiscono per motivi di genere, ossia perché la ritengono un oggetto di proprietà.

La provenienza delle vittime straniere e dei relativi offender sono in linea con i risultati pubblicati nel “Dossier Statistico Immigrazione 2017” dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in partenariato con il Centro Studi Confronti, in cui la collettività più numerosa nel territorio italiano è quella romena (23,2%), seguita dai cittadini dell’Albania (8,9%), del Marocco (8,3%), della Cina (5,6%) e dell’Ucraina (4,6%).

Le vittime hanno un’età soprattutto tra i 31 e i 60 anni (46 su 103, il 44,7%), seguite dalle over 60 (39) e dalle donne tra i 18 e i 30 anni (15); le vittime minorenni nel 2017 sono state tre.

Il ricorso alla spettacolarizzazione e ai dettagli morbosi alla ricerca di sèguito di pubblico – oramai abituato a racconti riportati con queste modalità – è un’ulteriore violenza alle vittime e ai suoi familiari. Il retaggio patriarcale e la cultura del possesso sono spesso dimenticati dagli operatori dell’informazione che tendono a ricorrere a stereotipi che sono ampiamente entrati a far parte del pensiero comune. Amore, gelosia, raptus, litigi, sono termini che ancora appaiono in cronaca, sebbene iniziano ad emergere nuovi racconti più rispettosi, oggettivi e che illustrano il femminicidio come problema culturale che riguarda tutte e tutti.

In molti casi il tragico epilogo viene raccontato come un gesto inspiegabile, conseguenza di una provocazione. Sarebbe invece utile inquadrare il singolo episodio con statistiche accurate (che escludano le uccisioni di donna che non sono invece femmicidi, quali gli omicidi dopo rapina o per motivi economici) e dare voce alle realtà che si occupano di tematiche di genere per far emergere la mancanza di empatia del colpevole, il ciclo della violenza che si ripete di continuo, i segnali che sono sempre presenti e che precedono l’atto criminoso che comporta la morte della vittima.

La considerazione della donna come oggetto da poter eliminare per questo “diritto di possesso” è un messaggio che oggigiorno viene veicolato su vari canali: più di qualche responsabilità è da imputare ai media e per questo è importante attivare un atteggiamento critico verso linguaggio e immagini che incontriamo. Pensieri, parole e comportamenti sono dovuti anche a quello che leggiamo e ascoltiamo riguardo la violenza di genere e i fatti di cronaca nera.

Ci sono molti percorsi attivabili a scuola o in altri ambienti e occasioni, per riflettere sulle rappresentazioni della stampa e della pubblicità e gli stereotipi veicolati nei casi di femminicidio e violenza sulle donne. Imparare a riconoscere i messaggi scorretti è fondamentale per iniziare a cambiare la nostra cultura. Se siete interessati/e potete scriverci a comunicazione@prosmedia.it.

È possibile trovare l’elenco completo delle vittime al link dell’Osservatorio sul femmicidio: https://prosmedia.org/osservatorio-sul-femmicidio/

Il report dati del 2016: https://prosmedia.org/2017/01/02/i-femmicidi-del-2016-117-vittime-della-violenza-di-genere/

Il report dati del 2015: https://prosmedia.org/2016/01/11/106-vittime-della-cultura-del-possesso-i-femmicidi-del-2015/.

Il report dati del 2014: https://prosmedia.org/2015/01/02/uccise-in-quanto-donne-femmicidi-2014/.

Altri post su “femmicidi e violenza di genere”: https://prosmedia.org/category/femmicidi-e-violenza-di-genere/.

Il materiale contenuto in questo post è liberamente riproducibile per uso personale, con l’unico obbligo di citare la fonte, non stravolgerne il significato e non utilizzarlo a scopo di lucro.

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