Quando le donne chiedono aiuto

spazio_donnadi Elena Guerra

Violenza di genere e femmicidi spesso sono raccontanti attraverso fatti di cronaca specifici e grandi numeri, nazionali o internazionali. Per raccontare il fenomeno da vicino abbiamo raccolto i dati di un singolo Comune italiano, per puntare la lente di ingrandimento su una città ricca del Nord-Est e per capire di cosa si tratta quando si parla di femminicidi e degli strumenti per il supporto alle donne. Lo scorso 18 novembre durante l’incontro “Prevenire e contrastare le molestie e la violenza nei luoghi di lavoroMariapia Mainardi di Spazio Donna di Bassano Del Grappa, in provincia di Vicenza, ha presentato i dati 2016 estrapolati dalla Scheda di rilevazione centri antiviolenza creata e curata da Questacittà, associazione di cittadini volontari per quanto riguarda l’andamento dello sportello Spazio Donna.

Durante il servizio di ascolto (telefonico, colloquio, e-mail, etc) prima del 2016 sono state avvicinate 186 donne. Solo nel 2016, con l’attivazione specifica del servizio per le donne vittime di genere, sono state 104, delle quali 69 sono stati nuovi contatto con la struttura. Le fasce di età hanno riguardato 16 ragazze tra i 18 e i 30 anni, 31 tra i 31 e i 40 anni, 34 tra i 41 e i 50, 14 tra i 51 e i 60, 8 tra i 61 e i 70 anni, una tra i 71 e gli 80 anni. Per quanto riguarda la nazionalità, la maggioranza sono donne italiane, 85, con alcune eccezioni: cinque marocchine, tre moldave e tre albanesi, due tunisine, e una ghanese, una rumena, una senegalese, una russa, una macedone e una serba. Di queste sono 54 sposate, 22 sono nubili, 18 sono conviventi, 14 separate, 4 vedove e una divorziata. Per quanto riguarda l’istruzione, 50 hanno una formazione che si ferma alla scuola media, 33 alle superiori, 14 alle elementari e sette sono laureate. Sono 58 le disoccupate e 46 occupate. Non sono seguite da nessun altro servizio 68 donne. Quindici invece hanno il supporto del consultorio familiare, 11 dal servizio sociale del Comune, cinque dal CSM, quattro da altro (neuropsichiatria, Caritas, disabilità, disturbi alimentari), una dal SERT.

La modalità di contatto riguarda un invito da parte di conoscenti, amici o famigliari nel 52 dei casi, 28 donne sono arrivate attraverso volantini, altri centri antiviolenza, casa rifugio, eventi pubblici e corsi organizzati, altre associazioni e cooperative, internet o il sindacato. Tredici grazie alle forze dell’ordine, dieci grazie ai servizi sociali, una attraverso il Pronto soccorso (nessuna attraverso la Rete 1522 o il medico di base). Per tutte è sempre stata una scelta personale.

La tipologia di violenza è 96 volte psicologica, 37 economica, 28 fisica, 13 si tratta di stalking, per tre si tratta di violenza sessuale e due hanno subito mobbing e molestie sessuali al lavoro. Sono 20 le donne che hanno sporto denuncia alle forze dell’ordine, mentre (tra i casi rilevati) sono 15 coloro che hanno avuto bisogno delle cure del pronto soccorso. La violenza in 104 casi è avvenuta ad opera di maschi, sei volte per mano di donne. La relazione con la vittima 59 volte è con il coniuge o partner convivente, 31 con un ex coniuge o convivente, 9 con un parente convivente, 6 con una persona non parente ma conosciuta e 5 con un parente non convivente.

Sono stati 520 i colloqui di sostegno psicologico, per 69 è stato erogato il primo colloquio di accoglienza, 73 hanno avuto orientamento e affiancamento a servizi pubblici o privati, 72 gli accompagnamenti nei gruppi di mutuo aiuto, 48 consulenza legale, 46 aiuto per l’accesso al gratuito patrocinio, in tutte le fasi del processo penale e civile, 38 orientamento al lavoro attraverso informazioni e contatti con i servizi sociali e con i centri per l’impiego per individuare un percorso di inclusione lavorativa verso l’autonomia economica , 15 mediazione culturale, 2 hanno avuto percorsi di sensibilizzazione e prevenzione della violenza per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado. Alcune donne che hanno chiesto aiuto sono state indirizzate ad altri servizi territoriali: 39 ai servizio sociale, 33 ai consultori familiari, 29 alle forze dell’ordine, 5 al Pronto soccorso e una al SERT. Cinque donne sono state accolte in case di secondo livello.

Per approfondire scrivere a spaziodonna@hotmail.it.

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