Educazione interculturale e alla legalità

Zygmunt Bauman5“Nella società liquida in cui viviamo non basta l’educazione, l’istruzione una volta per tutte, come accadeva un tempo. Occorre una formazione continua, un’educazione continua, perché la sola istruzione del tempo della scuola non è sufficiente”. Così Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo, uno dei più grandi pensatori contemporanei, ha aperto ieri alla Gran Guardia di Verona, in piazza Bra, davanti a 400 partecipanti, il convegno interculturale “Educazione e counselling interculturale nel mondo globale”, organizzato dal Centro Studi Interculturali dell’Università degli Studi di Verona, diretto da Agostino Portera, e dalla University of Toronto.
Sull’importanza dell’educazione alla legalità e all’impegno civico ha invece insistito Rita Borsellino, europarlamentare, sorella del giudice antimafia Paolo Borsellino, che ha raccontato la vita del fratello Paolo a partire dai banchi di scuola.

Sull’importanza dell’educazione e della comunicazione in una società multiculturale e complessa ha posto l’accento, nei saluti di apertura, il rettore dell’Università di Verona, Alessandro Mazzucco. Mentre l’assessore comunale ai Servizi sociali, Anna Leso, ha sottolineato l’impegno del Comune di Verona per l’integrazione dei cittadini stranieri e per la mediazione interculturale. Da parte sua, il professor Portera ha messo in evidenza l’importanza delle competenze interculturali e dell’educazione interculturale nella società contemporanea, caratterizzata dalla convivenza di persone di diversa origine e appartenenza religiosa e culturale.

Il sociologo Bauman, 87 anni, noto per i suoi libri sulla “modernità liquida”, ha osservato come nella società contemporanea vi sia un eccesso di informazioni, rispetto alle società passate. A fronte di quell’eccesso di informazioni, la nostra capacità di elaborazione e di memorizzazione resta però la stessa dei tempi antichi. “Viviamo in una società della fretta, dell’adesso”, ha fatto notare Bauman. “Questa mattina ero seduto in piazza Bra e ho osservato una coppia di fidanzati che anziché parlare erano concentrati, ciascuno per suo conto, su un proprio telefono cellulare. Passiamo ore e ore sui media elettronici, ci affidiamo al multitasking nel tentativo di allungare il tempo. Abituati a questo tipo di informazione frammentata, eccessiva, di fretta, gli studenti d’oggi (lamentano i loro professori) non riescono a leggere testi lunghi; perché li trovano noiosi. Ecco allora la sfida per l’educazione, per l’istruzione, per la formazione che richiedono invece i tempi della solitudine e della riflessione”.

Bauman  ha poi fatto notare come oggi “vi sia una crisi delle relazioni umane, che si riflette poi sull’educazione. Gli insegnanti sono costretti a competere con il calciatore o la rockstar di turno; o con figure di ‘consiglieri illuminati’. E’ venuta meno la figura dell’insegnante che un tempo era il punto di riferimento, il faro. L’insegnante lanciava il missile della conoscenza: quel missile seguiva una certa e definita traiettoria e arrivava al bersaglio. Oggi siamo nella società dei missili intelligenti, che cambiano traiettoria all’improvviso e ridefiniscono il loro percorso e il loro bersaglio”.

Cosa fare? “La soluzione, a fronte di una formazione scolastica, importante ma non basta più, e di un eccesso di informazione che resta spesso alla superficie”, è la risposta del sociologo Bauman, “è quella di un’educazione continua. Un’educazione per tutta la vita: una formazione continua che, sola, ci consente di non essere prigionieri e di essere liberi”.

Sull’educazione, a partire dalla scuola, ha insistito anche l’europarlamentare Rita Borsellino, sorella del giudice Paolo, ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992 a Palermo. Rita Borsellino ha parlato di educazione alla legalità, del suo impegno per far conoscere il pensiero del fratello, dell’importanza di raccontare sia i valori che lo animavano nella lotta alla mafia, sia la struttura e il modo di operare della criminalità organizzata. Rita Borsellino ha raccontato gli anni della scuola del fratello Paolo, la vita nel “quartiere arabo” di Palermo (popolato dalla povera gente che viveva di lavoro e sacrifici), l’impegno nel pool antimafia con Giovanni Falcone. “Quella grande stagione di speranze e di lotta alla criminalità organizzata vive ora negli incontri nelle scuole e nella sensibilizzazione dei cittadini al problema delle mafie. Come amava ripetere mio fratello, ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte. E una parte importante l’ha l’educazione”, ha sottolineato Rita Borsellino, a cui il pubblico ha riservato un applauso in piedi, in onore anche della memoria di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

Il convegno prosegue fino a giovedì. Il programma dettagliato è pubblicato sul sito del Centro Studi Interculturali: www.csiunivr.eu.

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